<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224</id><updated>2012-01-07T08:53:56.375-08:00</updated><title type='text'>storia e storie</title><subtitle type='html'>Il blog di Tommaso Pellegrino</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>31</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-4853671119409597125</id><published>2011-07-30T04:41:00.000-07:00</published><updated>2011-07-30T05:51:06.134-07:00</updated><title type='text'>IL BRUSCO RISVEGLIO DEL REGNO DA FAVOLA.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-AI2mUJGlWRI/TjP-I6JJM_I/AAAAAAAAAE4/s4egfTQtKgc/s1600/P1000109.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5635126987770639346" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/-AI2mUJGlWRI/TjP-I6JJM_I/AAAAAAAAAE4/s4egfTQtKgc/s320/P1000109.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sulle prime si era pensato all'ennesima offensiva terroristica da parte dell'integralismo islamico contro uno dei paesi occidentali impegnati nei vari teatri, primo fra tutti l'Afghanistan, dove più la cmunità internazionale agisce concretamente per cercare di porre un argine al fenomeno più pericoloso di questi tempi per a pace e la stabilità mondiale; una ritorsione sulla falsariga di quelle già subite in passato - senza volere scomodare l'11 settembre 2001 newyorkese, che rimane di proporzioni assolutamente imparagonabili a quelle di qualsiasi altro attentato precedente o successivo - da capitali come Madrid e Londra.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Poi, quasi subito, si è scoperto che la bomba fatta esplodere nel centro di Oslo, capitale del felice regno di Norvegia, e la strage di giovani laburisti riuniti a congresso nell'isola di Utoya, che hanno complessivamente prodotto qualcosa come 76 morti accertati, erano invece opera, al contrario, proprio del più acerrimo nemico degli aspiranti conquistatori del mondo sotto l'insegna della mezzaluna che si potesse immaginare: il trentaduenne autoctono Anders Behring Breivik, faccia da biondno per bene, passato familiare un po' burrascoso da ambino cresciuto senza padre, in testa un cocktail confuso di fondamentalismo cristiano (protestante), di xenofobia, di idee di estrema destra, di passione per i templari e per le armi da fuoco e di tante altre cose ancora.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Breivik avrebbe agito "per salvare l'Europa dall'invasione musulmana", e come l'attuazione di un simile massacro d suoi stessi connazionali potesse servire a tale causa deve averlo capito soltanto lui; di sicuro i giovani laburisti li ha visti come i rappresentanti più immediatamente colpibili di quella categoria di politici occidentali, marxisti e non, che lui giudica "traditori" (probabilmente per eccessiva cedevolezza verso gli islamici) degni di essere soppressi fisicamente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Prima del criminale exploit, il giovanotto ha infatti pubblicato su Internet una sorta di suo delirante "Mein Kampf" di 1.500 pagine nel quale, oltre a dare sfogo a tutte le sue invettive xenofobe, individua in leaders politici attuali di primo piano come Zapatero, Angela Merkel e Sarkozy dei traditori di "categoria A" da condannare senza indugio a morte.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per un paese come la Norvegia - uno di quei classici stati nordici che siamo abituati a considerare un po' come regni delle favole, oasi di democrazia evoluta, pulizia, pace sociale, welfare efficientissimo, lontani dalle realtà caotiche, problematiche, a volte violente delle nostre latitudini, anche se afflitti da poco invidiabili rovesci della medaglia come l'alto numero di suicidi o la crisi delle famiglie tradzionali - si è trattato senza dubbio di un brusco risveglio; qualcuno ha parlato di "perdita dell'innocenza".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Certo è che queste nazioni non sono preparate a scoprire di avere a che fare, in casa propria, con "mostri" del genere e questa tragica attualità dà ragione a coloro che, come chi scrive, non le hanno mai considerate, malgrado tutto, dei veri modelli da imitare: esse si sono chiuse nel loro guscio, non hanno spiccato tra i grandi protagonisti della storia mondiale attraverso i secoli, ma si sono ritagliate dei regni dove tutto è perfettino, obbediente a leggi in apparenza evolutissime e "civilissime", illudendosi così di chiudere fuori dalla porta di casa le brutture del mondo esterno; e, quando queste brutture irrompono prepotentemente senza neppure bussare, tanta eccessiva "perfezione" le ha portate a farsi sorprendere di fatto disarmate, a non disporre più dei mezzi giuridici, un po' più arcaici, ma gli unici idonei alla bisogna, per farvi fronte. Si pensi che, per stragi orrende come quelle compiute da Breivik, la legge norvgese, che non prevede naturalmente nè pena di morte nè ergastolo, potrebbe comminargli al massimo ventuno anni di reclusione, per di più da trascorrersi in carceri modello simil-residence di lusso, come sono ovviamente quelle di un paese "civilissimo" come la Norvegia. In alternativa, si sta studiando la possibilità di imputare il giovane stragista di "crimini contro l'umanità", il che potrbbe consentire di affibiargli fino a...trent'anni di galera,ma sarebbe probabilmente una forzatura giurdica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo stragista parla adesso dell'esistenza di una moltitudine di "cellule" di "martiri" pronte a compiere altri gesti clamorosi come il suo; anche se ciò non fosse propriamente vero, esiste comuque il pericolo di emulazione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Noi tutti abbiamo ora un motivo in più per non abbassare la guardia contro qualsiasi campagna d'odio da qualsiasi parte provenga; soprattutto chi veramente tiene a difendere l'identità cristiana europea dal più o meno prepotente imporsi degli islamici o di qualunque altra cultura estranea al Continente, ma non nel modo in cui follemente intendeva farlo Anders Breivik, riuscendo soltanto a nuocere nel peggiore dei modi anche a detta nobile causa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tutti dovranno fare la lro parte, e la Norvegia, in ogni caso, non potrà più essere il regno delle favole di prima.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tommaso Pellegrino&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-4853671119409597125?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/4853671119409597125/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=4853671119409597125' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/4853671119409597125'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/4853671119409597125'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2011/07/il-brusco-risveglio-del-regno-da-favola.html' title='IL BRUSCO RISVEGLIO DEL REGNO DA FAVOLA.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-AI2mUJGlWRI/TjP-I6JJM_I/AAAAAAAAAE4/s4egfTQtKgc/s72-c/P1000109.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-7226222253724030083</id><published>2011-03-25T06:18:00.000-07:00</published><updated>2011-03-25T07:57:51.820-07:00</updated><title type='text'>LIBIA: UNA SOLA CERTEZZA E TANTE INCOGNITE.</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Z6Cb10lKrzk/TYytXCbif4I/AAAAAAAAAEs/nnFlBNd20_A/s1600/P1000051.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5588031848960917378" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/-Z6Cb10lKrzk/TYytXCbif4I/AAAAAAAAAEs/nnFlBNd20_A/s320/P1000051.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' partita. L'operazione militare "Odissea all'alba", autorizzata dalla risoluzione Onu n. 1973 e tesa ad impedire, con tutti i mezzi necessari tranne l'occupazione militare, una prevedibile carneficina di ribelli e semplici cittadini da parte delle forze rimaste leali al leader libico Gheddafi - riavutesi dai pochi giorni di sbandamento iniziale e tornate ad essere quelle inevitabilmente destinate a prevalere salvo il caso, appunto, di decisi interventi dall'esterno - oltre che a stabilire la famosa "no-fly zone" nei cieli interessati, è scattata da una settimana e ad essa partecipa attivamente anche l'Italia. La missione è stata quasi fanaticamente propugnata da Francia e Regno Unito, appoggiata dalla Lega Araba, accettata un po' "obtorto collo" da Italia e Stati Uniti, e decisamente non ben vista da Germania, Russia ed altri.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Prima di esprimere considerazioni su quanto sta avvenendo attualmente, sarà utile un breve riepilogo dei fatti che hanno portato alla presente situazione, e mai trattati in precedenza su questo blog.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Diciamo intanto che la comunità internazionale, nei confronti del regime libico di Gheddafi, in un primo momento, dopo gli exploits iniziali della rivolta scoppiata soprattutto in Cirenaica, con la liberazione pressochè totale di quella regione dalle forze governative, aveva già venduto, come suol dirsi, la pelle dell'orso prima di averlo ucciso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Da qualche tempo si stava infatti allora assistendo ad analoghe sollevazioni, in Tunisia ed Egitto, che già avevano portato, senza eccessivi spargimenti di sangue, all'uscita di scena dei rispettivi leaders Ben Alì e Mubarak e all'inizio di transizioni più o meno ordinate, per lo più gestite dalle influenti classi militari locali e, si spera, orientate verso futuri assetti più democratici di quelli precedenti, data anche la rassicurante mancanza di un evidente matrice estremista islamica nei movimenti propugnatori del cambiamento in quei paesi. Analogamente e a maggior ragione, quindi, di fronte all'iniziale successo di insorti libici capaci di conquistare l'intera Cirenaica ed altre zone, di far passare dalla propria parte truppe ex governative, comandanti militari, ministri del regime, ambasciatori all'estero, di costituire un nuovo quasi-stato nelle terre liberate, con la sua capitale Bengasi, il suo "governo" (il Consiglio Nazionale di Transizione) ed il suo esercito raccogliticcio, ma discretamente armato, straordinariamente motivato, sottoposto ad addestramento e pronto a balzare alla conquista del resto del Paese, il mondo finì per ritenere ormai spacciato, un po' troppo frettolosamente, come si sarebbe visto in seguito, anche il dittatore di Tripoli Colonnello Gheddafi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Contro di lui, per l'efferatezza con la quale reprimeva le manifestazioni dei dissidenti, facendo sparare indiscriminatamente su di loro e (pare) bombardandoli persino con l'aviazione, la condanna internazionale fu particolarmente severa, prevedendo il deferimento alla Corte dell'Aja, il congelamento dei beni ed altre sanzioni, sempre dando ormai per scontato l'imminente tramonto del suo più che quarantennale regime.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ferme restanti la vicinanza e la solidarietà sempre dovute alla causa di chiunque sinceramente lotti e paghi di persona per la vera libertà, è tuttavia d'obbligo qualche considerazione di politica realistica che rende legittimo il non accodarsi del tutto acriticamente all'entusiasmo incondizionato delle solite anime belle nostrane, che già immaginano il rifiorire di tante perfette democrazie in stile anglosassone o svizzero in luogo dei regimi dei vari raìs nordafricani caduti come tessere di un domino: in quella parte del mondo, non dimentichiamolo, si sono dissolti governi indubbiamente dispotici al loro interno, ma sicuramente (per Gheddafi il discorso sarebbe un po' più complesso) leali verso l'Occidente, garanti di decenni di stabilità e, soprattutto, laici ed in grado di costituire un buon argine contro il pericolo del fondamentalismo islamico ad un passo dalle nostre coste; con la loro caduta non è affatto detto che le cose non possano effettivamente migliorare, ma le incognite sono tante e certo qualche cautela per il futuro di regioni dall'equilibrio tanto delicato non può non pesare sull'appoggio da accordare a chi eventualmente insorga per stravolgerne l'assetto, appoggio che può e deve essere invece pieno e senza riserve nel caso, ad esempio, dei dissidenti iraniani, in lotta appunto contro un regime dei più intransigentemente integralisti, e pericolosi per la pace e gli equilibri mondiali, già al potere, al quale ben difficilmente potrebbe subentrare qualcosa di peggio, in caso di sua caduta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per noi italiani in particolare, poi, la situazione nordafricana ha presentato aspetti ancora più critici ed imbarazzanti: siamo il Paese europeo geograficamente più prossimo all'area in questione;già con la caduta del regime tunisino gli sbarchi di disperati sulle nostre coste sono sensibilmente aumentati; proprio con Gheddafi avevamo addirittura stretto un patto di amicizia che funzionava discretamente specie nella parte relativa alla collaborazione per far fronte all'immigrazione clandestina nel nostro Paese, e, in ogni caso, eravamo tra i paesi con maggiori rapporti economico-commerciali con la Tripoli del Colonnello. Come biasimare, quindi, data questa nostra particolare posizione, la prudenza e l'apparente ritardo del presidente Berlusconi nell'unirsi al coro internazionale di condanna senza appello all'indirizzo di Gheddafi, prima che fosse effettivamente chiara la gravità di quanto stava accadendo in Libia?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quando fu evidente il fatto che Tripoli andava reprimendo con violenza inaudita, persino tramite aviazione, le manifestazioni popolari anti-regime e che, così facendo, si era ormai nuovamente fatta mettere al bando dalla comunità internazionale, mentre una nuova Libia sembrava invece sorgere dalla ribellione, con buone prospettive di riuscire a prevalere sulla vecchia entro breve, nessuno, neppure Roma, potè più negare che il regime di Gheddafi non potesse più essere considerato un interlocutore praticabile e fare mancare la propria condanna ferma ad ogni massacro di civili.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il dittatore libico, dato ormai quasi per spacciato, è però meno alla frutta di quanto non si creda: ha forze sufficienti per passare al contrattacco e lancia all'indirizzo dei suoi nemici agghiaccianti minacce di compiere autentici macelli che, c'è da giurarci, potendo manterrebbe sicuramente, data la sua fama di uomo tragicamente di parola.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Con la capitale degli insorti, Bengasi, sul punto d essere assaltata dai governativi, e quindi senza realistica speranza di scampare alla terribile vendetta del raìs, a meno di un tempestivo intervento dall'esterno, su sollecitazione soprattutto di Francia, Gran Bretagna e Lega Araba, viene emessa la risoluzione Onu n. 1973 concernente l'intervento militare internazionale per l'istituzione della "no-fly zone" sulla Libia e la protezione delle popolazioni civili dalle rappresaglie del regime.L'Italia, anche per la sua posizione geografica, che comporta l'avere sul proprio suolo le basi più idonee da mettere a disposizione degli Alleati per sferrare gli attacchi aerei, non può tirarsi indietro dal partecipare all'impresa e così inizia la strana "guerra" (le virgolette sono d'obbligo poichè oggi, la guerra, nessuno più la dichiara nè la chiama con il suo nome) che stiamo vivendo in questi giorni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' una situazione con una sola certezza e tante incognite. La prima è che almeno qualcuno, tra gli Alleati, stia operando più per l'abbattimento del regime di Gheddafi che non per proteggere le popolazioni civili e che, probabilmente, non mollerà fino a risultato raggiunto, anche a costo di andare ben oltre quanto contemplato dalla risoluzione Onu autorizzante l'intervento armato; quanto alle seconde, c'è solo l'imbarazzo della scelta di quale nominare per prima: intanto, non sappiamo chi siano davvero gli insorti che stiamo aiutando, quale peso abbiano, nelle loro fila, eventuali elementi integralisti islamici e quale Libia futura si prepari in caso di loro successo finale, con quali conseguenze per i nostri interessi economici, nel campo energetico come della lotta all'immigrazione clandestina; inoltre, per guardare all'immediato, non si è ancora neppure risolto bene il dilemma di chi debba avere il comando della nostra coalizione e, tra i paesi membri, si rilevano divergenze di vedute non indifferenti, con un esagerato protagonismo della Francia, che molti osservatori imputano alla volontà di voler soffiare, soprattutto all'Italia, i rapporti privilegiati nel campo commerciale e del petrolio con la Libia che verrà.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In tanta poca chiarezza, un elemento sembrerebbe apprezzabile in quanto previsto dalla risoluzione 1973, e c'è da sperare che venga rispettato fino in fondo: l'esclusione tassativa di un'occupazione del suolo libico con truppe terrestri straniere. Così, qualsiasi futuro assetto politico finisca per stabilirsi in quelle terre alla fine della tempesta, sarà comunque almeno un prodotto atoctono.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Dopo l'Iraq e l'Afghanistan, di altri esperimenti di esportazione della democrazia sulla punta delle baionette occidentali non si sentirebbe davvero la mancanza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tommaso Pellegrino&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-7226222253724030083?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/7226222253724030083/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=7226222253724030083' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7226222253724030083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7226222253724030083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2011/03/libia-una-sola-certezza-e-tante.html' title='LIBIA: UNA SOLA CERTEZZA E TANTE INCOGNITE.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Z6Cb10lKrzk/TYytXCbif4I/AAAAAAAAAEs/nnFlBNd20_A/s72-c/P1000051.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-5113316194458441207</id><published>2011-01-06T04:57:00.000-08:00</published><updated>2011-01-06T06:21:56.662-08:00</updated><title type='text'>QUALCHE SASSOLINO DALLA SCARPA...</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/TSXP9Ftx6PI/AAAAAAAAAEg/Cl3PAar-KBA/s1600/P1000046.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5559077963471907058" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/TSXP9Ftx6PI/AAAAAAAAAEg/Cl3PAar-KBA/s320/P1000046.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In questi giorni di fine-inizio anno viene spontaneo fare, per usare un termine forse un po' abusato ma efficace, dei "bilanci", vale a dire soffermarsi a riflettere un po' di più di quanto non lo si faccia ordinariamente negli altri periodi, su quello a cui ci è capitato di assistere negli ultimi tempi, e magari - qualora si ritenga di essersi tenuti dentro per troppo tempo qualche considerazione, magari un po' "eterodossa", e si avverta quindi il bisogno impellente di esternarla - togliersi anche, come diceva un grande Presidente emerito della Repubblica di recente scomparso, qualche "sassolino dalla scarpa".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sulla politica nazionale non mi sono più espresso "pubblicamente" da tempo: in ogni caso, il mio giudizio, già non certo molto lusinghiero, sull'occhialuto personaggio che ha palesemente tradito le aspettative dei suoi elettori, indebolendo gravemente la maggioranza governativa di cui faceva parte, pur senza riuscire ad abbatterla come avrebbe voluto, non può che essere ulteriormente peggiorato rispetto al post precedente a questo, risalente ai tempi del discorso di Mirabello. Tradimento e traditore sono termini senz'altro pesanti, che sembrano più consoni ad altre epoche storiche e ad altri contesti socio-politici che non all'Occidente democratico del XXI secolo, ma, purtroppo, data una simile situazione, non se ne trovano di più calzanti, ed il pronunciarli denunciando l'accaduto, seppure a malincuore, è il primo sassolino che dovevo togliermi dalla famosa scarpa. Il colpaccio in sede di dibattito parlamentare sulla fiducia, come si è detto, all'occhialuto e soci non è riuscito ancorchè per un "pelo", e questo ha fatto tirare un sospiro di sollievo a quanti, come lo scrivente (e chi mi segue da tempo lo sa), non amano eccessivamente le "cadute" degli esecutivi prima della scadenza naturale della relativa legislatura, neppure quando a governare è la parte politica loro avversa, ed ammirano invece i sistemi politici (ahimè improponibili da noi) che, come ad esempio quello americano, privilegiano innanzitutto la stabilità dell'"amministrazione" persino di fronte a cambi di maggioranza in Parlamento dovuti ad elezioni. Ora, se in Italia sarà possibile allargare una maggioranza così risicata, tanto meglio; intanto, l'essenziale era che non si seppellisse totalmente, in quel frangente, ogni possibilità di giungere sani e salvi al fatidico 2013.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mentre nelle aule parlamentari si svolgeva il non privo di colpi di scena dibattito sulla fiducia di cui sopra, nelle strade romane a pochi metri dai palazzi del potere l'inaudita violenza vandalica di manifestazioni per così dire "studentesche" causava danni a cose e ferimenti a persone di una gravità quale non la si registrava ormai da parecchio tempo. Ma non erano normali studenti gli autori delle efferatezze più gravi: per quanto ultimamente piuttosto portate ad eccedere nelle contestazioni contro le innovazioni promosse dal ministro Gelmini, che non sto qui a giudicare per non avere approfondito a sufficienza l'argomento, ben difficilmente le ordinarie masse di studenti - in (piccola) parte politicamente consapevoli e in (gran) parte semplicemente profittanti dell'occasione per distrarsi con un po' di bagarre, lontani da banchi e libri - si sono lasciate andare ad eccessi di simili proporzioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;I devastatori erano dei cosiddetti "black-block"; criminali allo stato purissimo usi ad approfittare di qualunque pretesto solitamente offerto loro da manifestazioni, magari relativamente pacifiche, organizzate da altri per accodarsi alle medesime e lanciarsi nelle loro bestiali imprese. Contro di loro la reazione delle forze dell'ordine dovrebbe essere di intensità proporzionata e soprattutto, affinchè ciò possa avvenire, alle stesse dovrebbe essere trasmessa la sensazione di avere alle spalle tutto l'appoggio e la solidarietà possibili da parte del Paese e della magistratura, non quella frustrante delle "mani legate" dovuta all'esistenza di superiori e giudici oggettivamente sempre pronti a dare loro addosso al minimo sospetto di aver trattato quella gentaglia con metà della decisione che essa meriterebbe, e a garantire viceversa ai più pericolosi delinquenti trattamento con i guanti e scarcerazioni facili. E questo, più che un sassolino, mi pareva proprio un macigno da togliere dalla mia numero 42.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A proposito di criminali incensati e di brava gente invece offesa ad opera di alte istituzioni e personalità di stato sedicenti paladine di chissà quali "oppressi", poi, è di questi giorni anche la notizia del rifiuto del presidente del Brasile Lula di estradare in Italia il terrorista rosso pluriassassino Cesare Battisti (ahimè omonimo di uno dei più cristallini eroi della storia della nostra Patria) alla faccia dell'affronto che ciò costituisce per giustizia italiana e parenti delle vittime del figuro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lula appartiene, con il venezuelano Chavez, ad una nuova generazione di governanti sudamericani populisti, antiglobalisti, pateticamente abbarbicati all'arcaica concezione che tutto il male venga dall'America e dall'Occidente opulento e che tutto il bene stia dalla parte degli avversari di questi, per quanto discutibili o pericolosi, da cui comportamenti quali l'avvicinarsi a regimi come l'Iran e la protezione accordata al Battisti, appunto perchè terrorista "rosso". L'Italia sta rispondendo con sufficiente compattezza alla sfida, l'ambasciatore in Brasile è stato richiamato, manifestazioni bipartisan sulla questione stanno avendo luogo un po' ovunque. Bisognerebbe intensificare gli sforzi per isolare internazionalmente i responsabili di così gravi iniquità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi tolgo infatti l'ennesimo masso dalla calzatura affermando che nulla avrebbe da perdere il mondo dalla scomparsa dalla scena politica di simili arnesi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Infine è riemerso prepotentemente il problema dei cristiani perseguitati nel mondo: gente che non chiede altro che la legittima libertà di seguire indisturbata le pratiche dettate dalla propria fede e viene fatta invece letteralmente saltare in aria nelle sue stesse chiese, nei paesi ove la violenza assassina è più brutale, arbitraria e senza controllo, oppure è più subdolamente e meno rumorosamente osteggiata in qualche ultimo baluardo dell'ateismo di stato come la Cina, che tiene a dare di sè un'immagine di ordine interno e di disponibilità all'apertura internazionale, ma non rinuncia a violazioni tanto esplicite dei diritti umani.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In tutti i casi, è necessario che chi di dovere, pur senza sconfinare in comportamenti che ne snaturerebbero il ruolo, faccia sentire la propria voce con la massima chiarezza e decisione possibile, che esiga con ancora più energia (benchè a Benedetto XVI e a buona parte del suo alto clero si debba dare atto di essere meno "mammolette" di certi loro predecessori in passato), dalle autorità dei paesi più direttamente interessati, le misure concrete più idonee a combattere il fenomeno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non è possibile rispondere soltanto con richiami alla fraternità universale e pur sacrosante argomentazioni teologiche a chi ragiona soltanto in termini di guerra santa, condotta con le armi, e scambierebbe pertanto tutto questo per segni di debolezza ed implicite rassicurazioni di non incontrare mai reazioni efficaci alle proprie azioni sanguinarie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sarebbero ancora tanti i sassi e sassolini da levare dalle scarpe, affinchè si possa veramente camminare comodi per il nuovo anno che ci attende.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per ragioni di spazio, e di pietà per il lettore, ci siamo limitati a quelli che proprio ci procuravano fastidio intollerabile, se non rimossi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Anche se in ritardo, buon 2011 a tutti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tommaso Pellegrino&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-5113316194458441207?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/5113316194458441207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=5113316194458441207' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/5113316194458441207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/5113316194458441207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2011/01/qualche-sassolino-dalla-scarpa.html' title='QUALCHE SASSOLINO DALLA SCARPA...'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/TSXP9Ftx6PI/AAAAAAAAAEg/Cl3PAar-KBA/s72-c/P1000046.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-7896868430715378189</id><published>2010-09-09T07:44:00.000-07:00</published><updated>2010-09-09T09:18:53.139-07:00</updated><title type='text'>OH CHE BRUTTO CASTELLO, MIRA-MIRA-MIRABELLO.</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/TIkI17KncEI/AAAAAAAAAEU/tGRgWPo8dxI/s1600/P1000045.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5514948941200191554" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/TIkI17KncEI/AAAAAAAAAEU/tGRgWPo8dxI/s320/P1000045.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La querelle protrattasi ormai da parecchi mesi (per non dire anni), con snervanti alti e bassi, raggelamenti e riavvicinamenti, tra i due co-fondatori del Popolo delle Libertà, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini - divisi da differenti vedute su stile e contenuti da dare a quell'azione politica che avrebbero invece dovuto portare avanti compattamente insieme, come da volontà degli elettori - sembra essere giunta ad un punto di svolta, dopo il discorso fiume pronunciato dal secondo, domenica 5 settembre, in quel di Mirabello, tradizionale luogo di raduno annuale di quella destra un tempo missina, dove, a questo punto penso si possa ben dire "in un'altra vita", il Gianfranco nazionale venne indicato personalmente come proprio "delfino" dall'allora guru indiscusso di quel piccolo mondo ancora da "sdoganare" verso una piena partecipazione alla vita politica del Paese, Giorgio Almirante.&lt;br /&gt;Non che in tale occasione sia emerso qualcosa di clamoroso o che non si sapesse già da prima, ma tutto il castello di lapidarie esternazioni uscito domenica dalla bocca del co-fondatore del PDL non fa che confermare la sensazione (sgradevolissima per chi, nella benedizione di avere finalmente un partito unico del centro-destra idoneo a governare bene, in armonia e senza intoppi, nell'interesse generale del Paese, ci aveva creduto per davvero) che si stiano preparando invece, in ogni caso, tempi tanto difficili per la politica italiana quali non se ne ricordavano ormai da parecchio.&lt;br /&gt;Fini ha infatti ribadito ancora una volta la propria disponibilità a non far mancare la fiducia propria e dei suoi seguaci all'esecutivo in carica, probabilmente soprattutto onde cautelarsi in anticipo contro l'addossamento a lui della responsabilità, che si rende conto essere pesantissima, di eventuali crisi di governo, ma ha anche fatto presagire che il suo appoggio ai singoli provvedimenti governativi non sarà sempre scontato e andrà negoziato di volta in volta in un andazzo logorante oltre ogni misura, al quale l'unica alternativa sembrerebbero essere la fine della legislatura e le elezioni anticipate, con tutte le incognite e la situazione paradossale che tuttavia ciò comporterebbe.&lt;br /&gt;Chi sostiene il punto di vista del presidente della Camera nega ovviamente ogni responsabilità dello stesso nella grave crisi politica che si sta attraversando. Fini sarebbe stato vittima di un provvedimento di espulsione "stalinista" (parole dello stesso Gianfranco) per mano di Berlusconi; lui si sarebbe semplicemente eretto a promotore di una maggiore libertà di dissenso all'interno del partito, di un centro-destra meno "peronista", più attento a non mettere in discussione i meccanismi e le istituzioni garanti della democrazia,più moderno ed in linea con i grandi partiti europei della stessa area.&lt;br /&gt;Ora, è ovvio ed auspicabile che, in una grande formazione politica da sistema più o meno perfettamente bipartitico, convivano punti di vista anche assai differenti tra loro su specifici temi e che sia consentito esprimerli: sono un esempio di ciò le elezioni primarie negli Stati Uniti, dove si sfidano appunto tra loro candidati portatori di messaggi diversi, pur nell'indiscutibile appartenenza allo stesso partito, e che non sarebbero neppure possibili se tutti i membri del medesimo fossero monoliticamente d'accordo su tutto; ma, se l'espressione del dissenso interno supera ogni limite fisiologico, se diventa un sistematico contraddire il proprio partito ad ogni minima occasione, può ancora dirsi sostenibile una simile stuazione? E può definirsi vittima di "stalinismo" chi, avendo mantenuto tale condotta, venisse alla fine, con rammarico, espulso?&lt;br /&gt;E siamo tutti d'accordo sulla desiderabilità di una destra moderna, democratica ed europea. Chi mai, d'altronde, ne vorrebbe una di matrice superata, con aspirazioni dittatoriali ed incomprensibile al di fuori dei confini nazionali? Il punto è che il centro-destra italiano, inutile negarlo, ha tratto, sinora, una parte consistente della propria forza dalla volitività e dalle doti di trascinatore di un leader carismatico. E' ben vero che bisognerà, prima o (possibilmente non troppo) poi, gradualmente "normalizzare" la situazione anche sotto questo aspetto: dovrà fare qualche passo indietro il clima forse un po' troppo da "culto della personalità" del capo tuttora vigente, si dovranno pur fare emergere nuovi leader credibili ed in grado di garantire sopravvivenza ed unità al partito anche quando, non fosse altro che per ragioni anagrafiche, si dovrà fare a meno della personalità cementatrice di Berlusconi. E' ahimè vero che quest'ultimo, un po' per "deformazione professionale" dovuta alla storia personale di audacissimo imprenditore e non di politico di professione, ed un po' per altre questioni caratteriali, tende forse troppo ad assimilare il mestiere di guidare una Nazione a quello, invece diversissimo, di condurre un'impresa, con conseguenti reazioni a volte eterodosse di fronte a regole ed istituti propri dell'impianto democratco, visti istintivamente come impedimenti alla legittima frenesia di "fare" del premier. Ma è anche vero che non è quella somministrata dal presidente della Camera la medicina giusta per questi "mali": per il momento, non è ancora possibile, in Italia, un'azione efficace di governo, nel segno del centro-destra, che prescinda dalla leadership del Cavaliere, esercitata con la serenità necessaria, pur senza che sia minimamente bandita la critica interna, quando costruttiva e non mirante a far cadere questa condizione essenziale.&lt;br /&gt;Proprio questo, invece, è stato fatto ora, qualunque via d'uscita si trovi poi allo stato di smarrimento e di incertezza sul prossimo futuro in cui ci si dibatte attualmente.&lt;br /&gt;E di chi siano le gravissime responsabilità di questo stato di cose è chiarissimo.&lt;br /&gt;Tommaso Pellegrino&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-7896868430715378189?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/7896868430715378189/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=7896868430715378189' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7896868430715378189'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7896868430715378189'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2010/09/oh-che-brutto-castello-mira-mira.html' title='OH CHE BRUTTO CASTELLO, MIRA-MIRA-MIRABELLO.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/TIkI17KncEI/AAAAAAAAAEU/tGRgWPo8dxI/s72-c/P1000045.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-106400198450376432</id><published>2010-06-12T04:37:00.000-07:00</published><updated>2010-06-12T06:25:53.543-07:00</updated><title type='text'>I 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA? CELEBRIAMOLI, ECCOME, MA SENZA TACERE DI CIO' CHE AVREBBE POTUTO ESSERE E NON E' STATO.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/TBOKzWbxmrI/AAAAAAAAADs/XgB0NTBGGkM/s1600/P1000040.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5481877786240064178" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/TBOKzWbxmrI/AAAAAAAAADs/XgB0NTBGGkM/s320/P1000040.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Unità d'Italia e coesione sociale non significano centralismo e burocratismo", ha dichiarato il Capo dello Stato Napolitano domenica 6 giugno a Santena (Torino), in occasione del bicentenario della nascita del conte Camillo Benso di Cavour, il principale artefice di quell'Unità d'Italia di cui molti oggi si chiedono persino se sia il caso o meno di celebrarne il 150° anniversario, e quasi rispondendo a quanti tale domanda sembrano porsi con maggiore insistenza e, a volte, neppure troppo celati secondi fini politici.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il fatto che non tutti sentano la necessità di festeggiare l'evento, a dire il vero, non stupisce più di tanto, in un Paese che non riesce a trovare una ricorrenza nazionale in cui realmente riconoscersi per intero, che continua ad avere un 25 aprile "di sinistra", un 4 novembre "di destra" e le idee più coloritamente confuse su quale possa essere la "Patria", o comunque la comunità umana, di cui sentirsi davvero parte integrante senza riserve, con il cuore e con la mente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'Unità d'Italia, così come fu conseguita nel 1861, presenta tuttavia caratteri particolari: si trattò della proclamazione, da parte del Parlamento di Torino nel marzo 1861, del Regno d'Italia per cambio di denominazione di quello di Sardegna, in seguito alle annessioni, tramite plebisciti, delle terre del Mezzogiorno conquistate soprattutto dall'azione di Garibaldi, le quali, andando ad aggiungersi a quelle precedentemente acquisite di Lombardia, Toscana, Emilia -Romagna ecc., portavano finalmente il dominio sabaudo ad estendersi dall'estremo nord all'estremo sud di quella realtà geografica ed umana da sempre riconosciuta appunto come Italia, a prescindere dalla sua mai veramente attuata unità politica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Era però un'Italia ancora incompleta, mancando all'appello Roma e vaste porzioni del nord-est; e così quella svolta, sempre considerata (non certo a torto) più un punto di partenza che non di arrivo, finì per essere oscurata, nell'immaginario collettivo e nelle celebrazioni ufficiali, da altri avvenimenti quali la presa di Roma del 1870 o la vittoria definitiva sull'Austria del 1918, maggiormente riconosciuti, a seconda delle scuole di pensiero, come i veri atti conclusivi del processo risorgimentale e coronamenti del sogno dell'unità nazionale. A maggior ragione in epoca repubblicana, poi, quello che pareva quasi soltanto il trionfo militare di una casa regnante, in seguito bollata, almeno dalla predominante "vulgata", come corresponsabile di vent'anni di dittatura fascista e, alla fine, affogata nella vergogna dell'8 settembre 1943, deve essere sembrato cosa ancora più piccola e parziale, in confronto al raggiungimento della Repubblica quale autentico suggello dell'edificazione dell'Italia moderna e democratica. Dell'Unità d'Italia proclamata nel 1861 ci si ricordò quindi ancora ogni cinquant'anni, con le grandi manifestazioni celebrative del 1911 e del 1961, ma poco di più.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure, è proprio l'Unità d'Italia, comunque realizzata, la condizione indispensabile non solo affinchè si potesse approdare al Paese repubblicano qual'è oggi, ma anche perchè ci si potesse a suo tempo integrare in Europa ed aspirare, ora, ad un giusto federalismo rispettoso tanto delle esigenze peculiari di ogni parte della Nazione come delle "unità e coesione" sottolineate dal Capo dello Stato. Gli staterelli italiani preunitari come avrebbero mai potuto continuare ad esistere disuniti di fronte al mondo che, tra Ottocento e Novecento, prendeva a cambiare a velocità iperbolica?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'idea che, nel centocinquantenario, non ci sia "proprio nulla da celebrare" è tipica espressione della tradizionale tendeza all'autodenigrazione degli italiani e non è degna di un popolo che, nel ricordo delle tappe fondamentali della propria storia, deve trovare l'ispirazione per sentirsi tale ed affrontare compatto anche le sempre meno facili sfide dei tempi odierni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Su come poi questa benedetta Unità d'Italia si sia praticamente realizzata, sul perchè sia alla fine prevalso un modello di stato centralista anzichè uno federale, certo più adatto ad un Paese con storia e tradizioni diverse da luogo a luogo come il nostro, sulla scarsa partecipazione di popolo alle lotte risorgimentali e sull'impatto spesso traumatico dell'unificazione su intere popolazioni, fino alle stragi inaudite perpetrate dal nuovo ordine costituito nel nome della cosiddetta "repressione del brigantaggio", la discussione può, anzi deve, essere aperta: no ad una pura e semplice celebrazione retorica e acritica di un mito, stile testi scolastici accompagnanti generazioni e generazioni di nostri scolari, si a festeggiamenti arricchiti da opportuni approfondimenti su aspetti magari poco conosciuti di quella fase cruciale della nostra storia recente, sulle occasioni mancate per pervenire a risoluzioni della questione dell'unità e dell'indipendenza italiane che si sarebbero forse rivelate migliori di quelle poi effettivamente adottate.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Così si potrebbe scoprire, ad esempio, che l'idea di un'Italia federale anzichè centralista, oltre che animare, come noto, patrioti-pensatori di grande cervello, ma con scarso potere pratico, quali Cattaneo o Gioberti, non dispiaceva neppure allo stesso conte di Cavour, comunemente dipinto, esaltando o deprecando ciò a seconda delle proprie opinioni, come il paladino dell'Unità dItalia intesa come conquista dell'intero Paese da parte delle armi sabaude. Invece, come risulta dall'esame degli accordi presi da lui e da Napoleone III a Plombières, pocoo prima dello scoppio della Seconda Guerra d'Indipendenza, al premier piemontese sarebbe bastata l'estensione del dominio diretto dei Savoia, a spese dell'Austria, alla sola Italia settentrionale (la "Padania", guarda caso!), mentre, per il centro Italia, ci si accordava per la creazione di un regno da affidare probabilmente ad un parente dell'imperatore francese e, riguardo al sud, per il mantenimento al potere dei Borboni, se solo questi avessero riconcesso la costituzione e aderito al progetto di federazione dei tre regni italiani sotto la presidenza onoraria del Papa, il quale sarebbe così anche stato compensato per la perdita di talune parti delo Stato Pontificio di prevista assegnazione alle Due Sicilie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In quale tutt'altra maniera si svolsero poi le cose è noto: contattato da un emissario di Cavour poco prima della spedizione dei Mille, il bigottissimo re di Napoli Francesco II rifiutò la suddetta soluzione per non intaccare i territori papalini; Garibaldi portò fulmineamente a termine la sua impresa più celebre ed il Piemonte cavouriano fu costretto ad intervenire per non perdere il controllo della situazione, annettendosi poi plebiscitariamente le regioni meridionali italiane.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Neppure nella primavera del 1861, tuttavia, cioè ormai immediatamente a ridosso dell'unificazione, poteva dirsi del tutto accantonata ogni aspirazione ad uno stato maggiormente basato sulle autonomie locali: il ministro degli Interni Minghetti presentò infatti, allora, un progetto di legge circa un ampio decentramento ai comuni che solo le sopraggiunte notizie delle prime rivolte scoppiate nel meridione, ed il timore che di troppa autonomia potessero approfittare i notabili borbonici per riprendersi il potere, gli indussero a ritirare, aprendo così le porte all'affermazione di un sistema più rigidamente centralistico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il centocinquantenario dell'Unità nazionale, da celebrarsi senza disconoscere stupidamente la fondamentalità di una tappa comunque inevitabile del nostro cammino, ma pure senza sottrarsi, nascondendosi dietro a comode retoriche preconfezionate, ad una severa riflessione sulle luci e sulle ombre del lungo processo storico che ad essa condusse, sulle cose che si sarebbero potute fare e non si fecero, o che si sarebbero potute evitare e non si evitarono, può essere davvero l'occasione per rinsaldarci come popolo e ricavare così l'energia per affrontare, oggi, quelle riforme e quei progressi che completerebbero l'opera dei nostri padri.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tommaso Pellegrino&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-106400198450376432?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/106400198450376432/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=106400198450376432' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/106400198450376432'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/106400198450376432'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2010/06/i-150-anni-dellunita-ditalia.html' title='I 150 ANNI DELL&apos;UNITA&apos; D&apos;ITALIA? CELEBRIAMOLI, ECCOME, MA SENZA TACERE DI CIO&apos; CHE AVREBBE POTUTO ESSERE E NON E&apos; STATO.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/TBOKzWbxmrI/AAAAAAAAADs/XgB0NTBGGkM/s72-c/P1000040.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-7309200197504794951</id><published>2010-04-01T08:00:00.000-07:00</published><updated>2010-04-01T09:15:40.450-07:00</updated><title type='text'>HA VINTO IL GOVERNO.</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/S7TGmzmuJ_I/AAAAAAAAACc/xCbKQBjG2wQ/s1600/P1000030.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5455203418642458610" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/S7TGmzmuJ_I/AAAAAAAAACc/xCbKQBjG2wQ/s320/P1000030.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Si sono finalmente concluse le elezioni regionali più strane e travagliate degli ultimi anni, e quasi certamente dell'intera storia di questa tipologia di consultazioni, da quando le stesse furono istituite.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Elezioni alle quali, da più parti, si è cercato di dare soltanto il significato di un referendum pro o contro il Presidente del Consiglio Berlusconi e la sua opera di governo nell'ultimo biennio; elezioni quasi per nulla precedute da una sana campagna caratterizzata dal naturale confronto tra le parti in lizza sui rispettivi programmi pensati per affrontare i reali problemi dei cittadini (complice anche una singolare messa al bando dei talk-show televisivi di genere politico per tutto il periodo pre-elettorale, che non staremo a commentare in questa sede), bensì preparatesi in un clima avvelenato come non mai da accuse meschine, da fanatici sfruttamenti (se non creazioni ad arte) di infimi inghippi formali onde cercare di impedire addirittura la partecipazione alla competizione ad importanti liste dell'avversario nelle principali città d'Italia, privando così gli elettori di uno dei diritti essenziali, da mosse e contromosse di un'aggressività senza precedenti, davanti agli organi istituzionali preposti a decidere sui ricorsi legali di chi si ritiene leso e persino nelle piazze del Paese.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure elezioni indiscutibilmente vinte, nonostante tutto, dalla coalizione di governo guidata dal Cavalier Silvio Berlusconi: caso abbastanza raro nel copione ricorrente nella vita elettorale di un po' tutti i moderni stati democratici, una parte politica al potere, a livello nazionale, da qualche anno non è infatti stata "punita" pesantemente in elezioni (amministrative o politiche che siano) di "middle term", com'è invece recentemente accaduto in Francia con il partito del presidente Sarkozy, più volte negli Stati Uniti ed in numerose altre occasioni in diversi paesi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ci sarà stato qualche lieve calo rispetto alle ultime magiche politiche del 2008, ma basti dire che, nel gruppo delle tredici regioni interessate a questo voto, si è passati da due, diconsi due, regioni amministrate dal centro-destra a ben sei.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Si può osservare che, peggio che in quel 2005, che portò appunto alle due famose regioni conquistate su tredici, sarebbe stato quasi impossibile andare. Vero: allora si era verso la fine del mandato governativo di Berlusconi iniziato nel 2001, ed è quasi tradizione-vizio irrinunciabile del nostro popolo il sentirsi con le scatole piene di qualsiasi governo, indipendentemente da segno e bravura del medesimo, dopo quattro-cinque anni dal suo insediamento, il che spiega quella dèbacle indimenticabile del centro-destra, ma il risultato avrebbe anche potuto essere di nuovo quello, o di poco migliore, nonostante il più breve periodo trascorso dall'inizio di questo mandato. Da allora ad oggi, infatti, gli italiani hanno avuto modo di sperimentare e confrontare tra loro esattamente un biennio governato dal centro-sinistra ed un altro dal centro-destra: alla fine del primo, avuta la possibilità di rivotare nel 2008, hanno deciso di voltare clamorosamente pagina; al termine del secondo, e cioè proprio nelle regionali di questi giorni, hanno invece, nei fatti, riconfermato la loro fiducia nell'esecutivo in carica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In pratica, si può dire che rimangano guidate dalla coalizione di centro-sinistra ormai soltanto quelle regioni italiane dove storicamente è pressochè impossibile immaginare un'alternativa alla predominanza di una certa ideologia, con il solo caso particolare della Puglia, dove, forse, alleanze diverse avrebbero potuto produrre pure un risultato diverso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ha senz'altro pesato su questo esito soprattutto l'immagine di un governo che mette il "fare" davanti a tutto e che a "fare" obiettivamente ci riesce, a dispetto della ogni sorta di ostacoli che, lealmente e slealmente, gli si vuole parare davanti (ed anche il successo del centro-destra nella provincia de l'Aquila ne è senz'altro una conferma, alla faccia di "popolo delle carriole" e detrattori in malafede vari). Patetici ed inutili sono pertanto i tentativi di dare la"colpa" di quanto è successo all'astensionismo (che peraltro ha sempre sfavorito di più il centro-destra), alla presenza in campo, con relativo successo, dei "grillini", addirittura a possibili "brogli", come insinuerebbe la zarina torinese sconfitta Bresso (ma che, siamo in Iran o in Afghanistan?).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Adesso l'esecutivo è uscito dalla prova rafforzato, c'è bisogno di un clima un po' più sereno e deve iniziare la sospirata stagione delle riforme.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il premier sembra intenzionato a metterci finalmente seriamente mano, anche se qualcuno sembra già intento ad affilare le armi per rendere anche quella strada tutt'altro che in discesa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Insomma, la vediamo ancora dura, ma un grosso pensiero ce lo siamo già tolto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tommaso Pellegrino&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-7309200197504794951?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/7309200197504794951/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=7309200197504794951' title='9 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7309200197504794951'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7309200197504794951'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2010/04/ha-vinto-il-governo.html' title='HA VINTO IL GOVERNO.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/S7TGmzmuJ_I/AAAAAAAAACc/xCbKQBjG2wQ/s72-c/P1000030.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>9</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-1318212790117564840</id><published>2010-02-11T07:24:00.000-08:00</published><updated>2010-02-11T08:43:16.085-08:00</updated><title type='text'>IL CORAGGIO DI UNA SCELTA E LA PROVA DELLA SUA CREDIBILITA'.</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/S3Qzlhm-soI/AAAAAAAAACM/p_9tP4GRrOw/s1600-h/P1000026.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5437027369913070210" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/S3Qzlhm-soI/AAAAAAAAACM/p_9tP4GRrOw/s320/P1000026.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per l'11 febbraio, o meglio il 22 di Bahman del calendario persiano, anniversario della rivoluzione islamica, la Guida Suprema iraniana, Alì Kamenei, ha promesso "un pugno in faccia all'Occidente": può darsi che quanto avvenuto il 9 febbraio davanti all'ambasciata italiana in quel Paese, e ad altre sedi diplomatiche europee, sia da intendersi come l'antipasto, l'esercizio di riscaldamento preludente ad azioni più eclatanti, o che tutto, almeno per il momento, debba considerarsi esaurito lì.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sotto quella data, una folla di qualche decina di giovani scalmanati, con cartelli e bandane verdi, si è dilettata nel lancio di sassi e uova contro la nostra ambasciata di Teheran, al grido di "morte all'Italia", "morte a Berlusconi" ed altre simili amenità, prima di venire dispersa senza drammi dalla polizia nel giro di una ventina di minuti. La versione ufficiale del regime degli ayatollah è che si trattasse di studenti alquanto incavolati perchè la nostra ambasciata avrebbe offerto rifugio a "facinorosi" implicati nei recenti moti antigovernativi, ma è praticamente certo che quegli esuberanti giovanotti fossero i realtà dei "basiji", cioè membri di una particolare milizia, dipendente dai più famigerati "pasdaran", adibita per lo più ad operare, in abiti borghesi, in azioni squadristiche contro i dissidenti e nella salvaguardia dell'ortodossia coranica negli ambienti giovanili e studenteschi, ove viene abilmente infiltrata.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ora, se ovviamente a nessuno può venire spontaneo di fare i salti di gioia per il fatto in sè che dei nostri connazionali abbiano dovuto subire un attacco del genere, in noi deve prevalere, oltre all'oggettiva considerazione che tutto si è risolto senza il minimo danno a persone o cose, la consapevolezza che a spingere il regime iraniano ad una simile, tutto sommato goffa, reazione non può essere stato altro che l'atteggiamento di chiara e determinata scelta di campo operata dall'Italia, nei giorni scorsi, circa la situazione mediorientale e le questioni riguardanti più direttamente Teheran, e che proprio tale atteggiamento ha fatto grande onore al nostro esecutivo e al nostro Paese.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come noto, nel corso del suo recente viaggio in Israele, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha infatti finalmente mandato in soffitta ogni residuo della politica cerchiobottista o "del piede in due staffe", caratteristica dell'Italia degli anni e dei governi passati, per schierarsi nettamente da una precisa parte, in un contesto internazionale nel quale non è più possibile mantenersi neutrali spettatori e pare ormai evidente, ad ognuno dotato di buon senso ed in buona fede, quale sia la parte giusta da sostenere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Berlusconi ha innanzitutto garantito massima solidarietà ad Israele, unico stato di tradizione democratica dell'area mediorientale, da tempo impunemente fatto oggetto, da parte di Teheran, di minacce di distruzione totale; minacce rinnovate, quel che è il colmo dell'affronto, proprio in questi giorni di commossa comemorazione mondiale dell'Olocausto. Contro l'Iran - che persiste nel rifiutare la mano tesa della comunità internazionale e nel perseguire un programma nucleare più che semplicemente sospetto di volere alla fine sfociare nell'ottenimento della bomba atomica, e che continua a soffocare nel sangue ogni anelito di libertà al suo interno - il premier italiano ha invocato le più dure sanzioni, il pieno sostegno al movimento dissidente e il progressivo abbandono de lucrosi rapporti commerciali dell'imprenditoria occidentale con quel regime.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Prese di posizione coraggiose delle quali, come scrive l'ex Capo di Stato Maggiore della Difesa Mario Arpino su "Liberal", "siamo orgogliosi, ma non potevamo pensare di uscirne indenni": la reazione iraniana è la prova che Berlusconi ha colto nel segno, che l'avversario è stato punto nel vivo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ricordo quando, all'atto del ritorno al governo dell'attuale premier nel 2008, da Al Qaeda o ambienti similari si levò un grido come "Allah stramaledica Berlusconi", o frase equivalente. Ne fui piacevolmente sorpreso, quell'espressione voleva dire che era tornato alla guida dell'Italia qualcuno che i massimi nemici della nostra società ritenevano un avversario credibile, che almeno prendevano in considerazione, se non proprio temevano; per il suo incolore predecessore, invece, c'è da scommettere che mai avrebbero sprecato neppure il fiato per lanciargli una "stramaledizione".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Viceversa, provai una rabbia indicibile e mi sentii offeso quando, qualche tempo fa, nell'indifferenza della nostra classe poltica tiepidina come sempre su questi temi, Ahmadinejad definì l'Italia "Paese amico" o giu d lì. Ma come si permetteva, questo figuro che comandava un regime teocratico sanguinario e che sfidava l'Occidente con lo spauracchio di costruirsi l'atomica, di insinuare che il mio Paese gli fosse amico, oltretutto senza neppure riceversi, da parte di chi avrebbe dovuto dargliela, una risposta per le rime?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ora la questione è giunta ad un punto cruciale: l'Iran non vuole sentire ragioni e continua una attività di arricchimento dell'uranio che, se davvero dovesse portare all'arma nucleare, visto che trattasi dell'unico stato al mondo a dichiarare senza peli sulla lingua di volerne cancellare un altro dalla carta geografica, creerebbe una situazione di pericolo per la pace senza precedenti ed inaccettabile per la comunità internazionale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ora pare ci si voglia mettere d'impegno con le sanzioni (grazie anche alla coraggiosa azione di pressing italiana). Qualche speranza, anche se purtroppo minima, la si può ancora riporre nell'eventuale successo di una rivoluzione interna. Per ultima rimarrebbe l'opzione militare, sempre da rinviare il più possibile, ma mai da esludere del tutto a priori.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma qui andiamo nel campo del futuribile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tommaso Pellegrino&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-1318212790117564840?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/1318212790117564840/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=1318212790117564840' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/1318212790117564840'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/1318212790117564840'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2010/02/il-coraggio-di-una-scelta-e-la-prova.html' title='IL CORAGGIO DI UNA SCELTA E LA PROVA DELLA SUA CREDIBILITA&apos;.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/S3Qzlhm-soI/AAAAAAAAACM/p_9tP4GRrOw/s72-c/P1000026.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-7487560726587230552</id><published>2009-12-15T07:59:00.000-08:00</published><updated>2009-12-15T09:22:06.841-08:00</updated><title type='text'>RIPARTIAMO DA QUEL PREDELLINO.</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/SyfFrj-fh8I/AAAAAAAAACE/VMUPoLE2_Gc/s1600-h/P1000025.JPG"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5415514429118711746" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 240px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/SyfFrj-fh8I/AAAAAAAAACE/VMUPoLE2_Gc/s320/P1000025.JPG" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ricorda decisamente più da vicino la squilibrata irlandese Violet Gibson, che, nel 1926, sparò a Mussolini ferendolo leggerissimamente, oppure quell'altro campione di salute mentale autore di un "attentato", per fortuna anche quello privo di gravi conseguenze, contro Ronald Reagan, portato a termine per amore dell'attrice Jodie Foster, che non i "professionali" esecutori dei piani omicidi contro leaders politici e popolari di razza, finalizzati a cambiare il corso della storia infrangendo sogni riformatori della portata di quelli di J. F. Kennedy o di Martin Luther King.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il Violet Gibson in versione maschile di turno si chiama Massimo Tartaglia, quarantadue anni, incensurato, ma, da una decina d'anni, in cura per problemi psichici piuttosto seri; la vittima è nientemeno che il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi; l'"arma" una banalissima riproduzione-souvenir del Duomo di Milano che il primo ha pensato bene di scagliare contro il secondo, al termine di un comizio da questi tenuto in piazza Duomo, spedendolo all'ospedale in una maschera di sangue, con danni a setto nasale, labbra e denti e prognosi di venti giorni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Unanime, com'era sperabile che fosse, pur nei diversi gradi di "calorosità", la condanna del folle gesto da parte del mondo politico, e anche di coloro che qualche vocina di rimprovero proveniente dalle parti della coscienza la dovrebbero sentire, per avere deliberatamente e senza ritegno creato un clima di odio senza precedenti nel panorama politico nazionale, sostituendo la legittima, per chi sta all'opposizione, critica costruttiva all'operato di chi governa con l'abuso di armi quali la diffamazione, l'offesa personale e la calunnia. Un clima che, oltre ad essere il primo responsabile di quanto accaduto, ingigantisce l'impatto di un evento forse liquidabile, in tempi "normali", come l'increscioso, ma tutto sommato non carico di particolari significati, gesto di uno squilibrato, con minor preoccupazione per le possibili complicazioni di ordine pubblico cui il fatto potrebbe fare da detonatore o emulazioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Invece, se Tartaglia è psicolabile e per questo ha effettivamente tradotto in pratica un impulso malsano, le migliaia di scellerati che, su Facebook e in ambienti simili, hanno inneggiato al suo gesto dimostrano inonfutabilmente che sentimenti di avversione viscerale ed irrazionale verso l'aggredito sono, in verità, diffusissimi, e che, quindi, il pericolo che anche a qualcun altro, sulla quantità dei soggetti, possano saltare i freni inibitori che gli hanno finora impedito di perpetrare azioni criminose è reale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perchè si abbia qualche concreta possibilità di fare tutti un passo indietro, finchè si è in tempo, e perchè anche da un fatto negativo come questo possa nascere qualche cosa di positivo, occorre che proprio esso riesca a far comprendere a tutti i responsabli che si è ormai giunti ad un punto di molto difficile ritorno e che necessitano improrogabilmente radicali cambiamenti di registro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Chi ha tirato la corda fino a portare il clima nel Paese a questi livelli di invivibilità, sebbene sia da ingenui pretendere che riconosca le proprie colpe, deve per lo meno condannare con estremo vigore e "senza se e senza ma" atti di violenza come quello verificatosi a Milano; deve cessare ogni campagna vergognosa come quella tesa ad insinuare l'idea che sia mafioso (o lo sia stato) un premier che, proprio nel giorno in cui un mare di pecoroni scendeva in piazza contro di lui contestandogl anche questo, quasi ti decapitava la mafia con una retata di boss come non se ne ricordava da chissà quando; deve cessare di sostenere che il medesimo abbia aspirazioni quasi dittatoriali, quando invece egli avverte soltanto qualche comprensibile sensazione di mani legate per via della ferraginosità dei pur sacrosanti riti ed organi della garanzia e della democrazia, lui uomo di mentalità imprenditoriale, abituato al "fare" senza chiacchiere e senza burocrazia, e, di carattere schietto com'egli è, lo esterna uscendo forse talvolta un po' troppo dal seminato (ammettiamolo), ma lo fa ovviamente soltanto a parole e senza mai neppure sognarsi di mettere in atto comportamenti eversivi, malgrado gli atteggiamenti persecutori, da parte di talune istituzioni, nei suoi confronti da lui denunciati spesso non siano certo fisime, ma reali. Con gli istigatori o apologeti della violenza e del reato, via web o con qualsiasi altro metodo, la mano della legge non dev'essere infine leggera: non è infatti concepibile che i limiti alla libertà di espressione vigenti per i mezzi di comunicazione tradizionali non si estendano anche ai nuovi ritrovati come la Rete.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Purtroppo, l'ambiguità, per non dire peggio, dei commenti a caldo di vari esponenti dell'opposizione, di fronte al volto sanguinante del premier, non indurrebbe propriamente al massimo dell'ottimismo circa le reali intenzioni di certe forze politiche di voltare pagina nel senso sopra auspicato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sembrerebbe esserci un elemento, in questa dolorosa vicenda, comune ad un'altra clamorosa performance in una piazza milanese di Silvio Berlusconi: il predellino dell'automobile del leader. Da lì, nel 2007, fu lanciata l'idea del partito unico di centro-destra, che poi si realizzò, portò all'eccezionale risultato delle elezioni successive, a tante iniziali speranze legate ad una situazione parlamentare finalmente chiara, con una maggioranza solidissima, pochi gruppi parlamentari in campo ed un'opposizione moderata dichiaratamente disposta a giocare il suo ruolo correttamente e civilmente. Poi forse qualosa, per strada, si è guastato. Ora, in un'altra piazza poco distante da quell'altra, già dopo essere stato colpito, il Presidente del Consiglio, sfidando il pericolo di eventuali nuovi attacchi, nel caso quel pazzo non fosse stato solo, si è rizzato in piedi su quello stesso predellino, quasi a voler rassicurare i sostenitori presenti di non essere ancora stato definitivamente abbattuto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Cogliamo l'analogia tra i due momenti: ritroviamo le condizioni per una politica serena, scongiuriamo il clima di odio, superiamo anche le incomprensioni interne al PDL.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ripartiamo da quel predellino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tommaso Pellegrino&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-7487560726587230552?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/7487560726587230552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=7487560726587230552' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7487560726587230552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7487560726587230552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2009/12/ripartiamo-da-quel-predellino.html' title='RIPARTIAMO DA QUEL PREDELLINO.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_Krck1L6Fcwg/SyfFrj-fh8I/AAAAAAAAACE/VMUPoLE2_Gc/s72-c/P1000025.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-790967133517152415</id><published>2009-10-14T08:11:00.000-07:00</published><updated>2009-10-14T09:21:17.067-07:00</updated><title type='text'>IL KAMIKAZE BAUSCIA E L'ILLUSIONE DELL'INTEGRAZIONE "BUONISTA"</title><content type='html'>Strage evitata, presso la caserma "S. Barbara" di Milano, la mattina del 12 ottobre, grazie senz'altro ad un provvidenziale occhio di riguardo avuto, per noi, da Qualcuno lassù, ma anche al più terreno coraggio di un nostro caporale che ha evitato il peggio intervenendo di persona e rimediandoci una leggera ferita allo zigomo destro (oltre, speriamo in futuro, ad una medaglia).&lt;br /&gt;   L'ingenere elettronico libico Mohamed Game si era infatti intrufolato nel corpo di guardia della struttura militare con una cassetta degli attrezzi contenente cinque chili di una miscela esplosiva artigianale che, se scoppiata a dovere, avrebbe potuto tranquillamente causare danni a persone e cose di tutto rispetto ancorchè non apocalittici; invece, per fortuna, l'ordigno ha funzionato solo parzialmente, causando la perdita di una mano e della vista, all'attentatore, e il leggero ferimento, come già detto, del bravo caporale che gli ha intimato l'alt.&lt;br /&gt;   Sembrerebbe, per ora, trattarsi del gesto di una "cellula" locale di pochi elementi e senza legami con importanti reti islamiche organizzate, per quanto sicuramente ispirato dalla delirante mistica del jihad e dell'autoimmolazione seminatrice di morte tra gli "infedeli", i quali anche da quella caserma, guarda caso, partono per le loro missioni in Afghanistan. Tuttavia, ciò non deve certo indurci a sottovalutare la pericolosità di simili terroristi "fai da te", e corre l'obbligo di riflettere seriamente sull'ambiente socio-religioso-culturale, all'interno della comunità islamica, da cui costoro provengono e su quali criteri debbano guidare una politica di integrazione che salvaguardi al tempo stesso le primarie esigenze di sicurezza collettiva in tempi tanto critici per la civile convivenza tra etnìe e culture tanto diverse.&lt;br /&gt;   Mohamed Game era in Italia da parecchi anni, immigrato regolare, con sulle spalle una regolare famiglia composta da moglie italiana e quattro figli ed un regolare mestiere,anche se afflitto da qualche superabile problema lavorativo ed alloggiativo. Insomma, ormai un quasi "baùscia" apparentemente tranquillo ed integrato, che ultimamente aveva anche preso a frequentare la discussa "moschea" di viale Jenner, quella dove, sugli effettivi contenuti di promozione della pace e di ferma condanna di ogni violenza dei sermoni che vi sono pronunciati, in idioma a noi incomprensibile, non si è mai onestamente potuta mettere la mano sul fuoco.&lt;br /&gt;   Ma è proprio tra gli immigrati islamici esteriormente più inseriti nella società occidentale e rispettosi delle leggi che, ormai l'esperienza ha insegnato, possono nascondersi gli agenti del terrorismo integralista: ben difficilmente uno di essi si celerà dietro ad uno di quei lavavetri o venditori di cianfrusaglie che ci assillano ai semafori, e molto improbabilmente, anche, sarà uno di quelli dediti alla microcriminalità comune, come uno spacciatore o uno stupratore.&lt;br /&gt;   Per potere pianificare, preparare, mantenere i contatti segreti giusti nell'ombra, indisturbatamente e senza destare sospetti, è invece molto utile una facciata di rispettabilità accompagnata da sufficienti possibilità materiali; senza contare che è poi l'adesione fanatica a seppur distorte visioni della dottrina islamica la principale molla animatrice di simili fenomeni, mentre, nei comportamenti di delinquenti comuni e sbandati extracomunitari che campano di espedienti, non sembra certo ravvisabile la tendenza a conformarsi ad alcun genere di disciplina religiosa, comunque intesa.&lt;br /&gt;   A spingere questi invasati contro le nostre persone, cose ed istituzioni non sono dunque motivi d'ordine sociale, o di disperata reazione a presunte realtà di emarginazione o di discriminazione subite dai poveri immigrati delle loro provenienze in seno alla nostra società, come tante anime belle nostrane vorrebbero invece continuare a fare credere, forse anche per via di una tradizione materialista dura da rimuovere dal pensiero della sinistra, che rende difficile concepire tanto slancio, fino al supremo sacrificio di sè stessi,  motivato soltanto da ragioni religiose o spirituali.&lt;br /&gt;   Non è, quindi, con le ricette "buoniste" delle sempre maggiori concessioni, delle maniche sempre più larghe in fatto di libertà di riunirsi a "pregare" e di erigere luoghi di culto, al di fuori di ogni controllo, che si favorirà un'integrazione costruttiva e sicura di tali soggetti nei nostri paesi. Questa sarebbe pura illusione ed una "Monaco" che, a lungo andare, ci costerebbe cara. E' bene ribadire fino alla nausea che questa gente, da buonismo, tolleranza e disponibilità nei suoi confronti, non si lascerà mai intenerire, che i suoi obiettivi non sono infatti rivendicativi di maggiore rispetto o di migliori condizioni di vita per gli immigrati o per i popoli islamici in generale, ma di lotta al mondo occidentale per ciò che esso rappresenta, e che di ogni più piccolo cedimento che gli parrà debolezza approfitterà senza esitare.&lt;br /&gt;   Gli interessi della vera integrazione e della nostra sicurezza si tutelino piuttosto prevenendo la predicazione dell'odio tramite controlli rigorosi nelle moschee, imponendo loro la trasparenza dei bilanci (chi li finanzia? Chi finanziano?), esigendo verifiche sulla formazione ricevuta e sul curriculum degli "imam" che vi operano, magari istituendo un "albo degli imam" come suggerito da ministro Ronchi, promuovendo, per quanto possibile, la pronuncia dei sermoni in italiano, ed infine disciplinando rigidamente la nascita di nuovi luoghi di culto islamici.&lt;br /&gt;   Intanto, nell'immediato, non si lasci riposare l'intelligence e tutti gli altri organi preposti alle indagini negli ambienti a rischio e alla prevenzione-repressione di atti criminosi come quello appena verificatosi.&lt;br /&gt;   Soprattutto, con l'attentato di Milano ancora fresco, si agisca molto e se ne parli poco, onde non indurre in tentazione eventuali potenziali emulatori che potrebbero sentirsi, loro, chamati da Allah a cercare di centrare il disastroso risultato mancato per un soffio dall'ingegnere libico.&lt;br /&gt;                                                                                                 Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-790967133517152415?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/790967133517152415/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=790967133517152415' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/790967133517152415'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/790967133517152415'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2009/10/il-kamikaze-bauscia-e-lillusione.html' title='IL KAMIKAZE BAUSCIA E L&apos;ILLUSIONE DELL&apos;INTEGRAZIONE &quot;BUONISTA&quot;'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-3049400864001401705</id><published>2009-07-30T07:57:00.000-07:00</published><updated>2009-07-30T09:30:15.989-07:00</updated><title type='text'>AFGHANISTAN: SIAMO IN GUERRA O NO?</title><content type='html'>Le vicende della nostra pluriennale missione militare in Afghanistan, causa il surriscaldarsi della situazione sul campo ed il conseguente aumento della frequenza con cui ci giungono dolorose notizie di attentati al nostro contingente, come a quelli di altre nazioni alleate, spesso con militari caduti o feriti, sono ultimamente balzate sotto i riflettori dell'attenzione pubblica come poche volte in precedenza, ed hanno sollevato qualche dubbio e fatto scricchiolare consolidate certezze persino in chi non aveva prima mai minimamente vacillato nel sostenere la necessità del contributo italiano allo sforzo internazionale volto a favorire la ricostruzione materiale e civile, nella indispensabile cornice di sicurezza, di quel martoriato Paese.&lt;br /&gt;   Intendiamoci, le parole vagamente accennanti ad un improbabile "ritiro" dei nostri soldati pronunciate, nei giorni scorsi, dagli esponenti leghisti non vanno interpretate  come qualcosa di diverso da ciò che sono in realtà state: semplici sfoghi "paterni" di fronte alla triste sorte di tanti bravi ragazzi, secondo la definizione dello stesso ministro della Difesa La Russa, indipendenti dal ruolo politico dei soggetti, che infatti non sono poi venuti meno all'impegno di sostenere la linea di governo in sede di voto di riconferma delle missioni militari all'estero. Del tutto ingiustificati sono perciò, a tale propsito, tanto i timori degli alleati quanto i tentativi di strumentalizzazione del caso da parte dell'opposizione, interessata ad intravedervi segni di frattura all'interno della coalizione governativa.&lt;br /&gt;   Tuttavia, un inquietante interrogativo se lo pongono in molti e riguarda, piuttosto, la natura del nostro impegno militare in Afghanistan, dopo che l'intensificarsi dell'attività talebana, l'allentamento di certi "caveat" nazionali e l'invio  nel teatro anche di mezzi più tipicamente offensivi quali i bombardieri "Tornado" ( che ora, da semplici ricognitori, pare stiano per essere adibiti anche alle loro più consone mansioni di attacco) sembrano avere a poco a poco reso la missione più simile ad una autentica campagna di guerra che non all'operazione "di pace" originariamente tanto decantata, anche per via del noto imperativo di continuare a servirsi delle solite collaudate formule eufemistiche e "politicamente corrette", onde rendere questi interventi all'estero digeribili ad un'opinione pubblica come la nostra, fino a quando esse fniscono per assumere, spiace dirlo, toni di amara ipocrsia, in quanto diviene evidente che i termini più appropriati per definire certe situazioni sarebbero ormai ben altri.&lt;br /&gt;   E inoltre, posto che si tratti davvero di guerra, sarebbe una guerra cui potremmo legittimamente partecipare, vigendo il celeberrimo e sempre citato, a proposito e più spesso a sproposito, articolo 11 della Costituzione?&lt;br /&gt;   Intanto, occorre precisare che, essendoci di mezzo dei contingenti militari armati, il confine tra situazione di fatto "di pace" e "di guerra" è sempre parecchio sfumato. Anche la più classica delle missioni propriamente "di pace", cioè quella inviata a vigilare sull'osservanza di un cessate il fuoco già precedentemente sottoscritto da due contendent, quella del tipo, per intenderci, spesso affidato a "caschi blu" dell'ONU (esempio: Libano), può infatti trasformarsi in un episodio di guerra di fatto, anche se non dichiarata (formalità, questa, peraltro caduta in disuso ormai da più di sessant'anni, persino in caso di autentici conflitti "tradizionali"), qualora qualcuno decidesse di rompere la tregua e i soldati in missione venissero attaccati o coinvolti negli scontri. Certo, il rischio pratico di degenerazioni belliche è invero molto più basso in questo genere di missioni che non in operazioni tipo Afghanistan o Iraq, ma, se davvero fosse totalmente nullo, non ci sarebbe neppure il bisogno di inviare contingenti internazionali armati.&lt;br /&gt;   Appunto in Afghanistan, dopo una breve fase oggettivamente "combat", cioè di guerra guerreggiata conclusasi con la dissoluzione del regime talebano, protettore dei terroristi islamici responsabili dell'ecatombe dell'11 settembre, il contingente a guida NATO, ISAF, cui partecipa l'Italia, si sobbarca l'onere di favorire e proteggere militarmente il processo di ricostruzione materiale, morale, politico e civile del Paese, nel vuoto di potere creatosi.&lt;br /&gt;   E' anch'essa indubbiamente un'operazione "di pace": i soldati stranieri, specie quelli italiani e di qualcun'altra delle nazioni partecipanti, impegnati in assistenza alle popolazioni, opere pubbliche ecc., sono vincolati da rigidi "caveat" e l'uso delle armi è previsto solamente per la difesa in senso stretto. A differenza che nel caso precedentemente esaminato, però, qui non si vigila sull'osservanza di una tregua raggiunta tra due contendenti; il "nemico" non ha siglato alcuna resa o accordo, è solo stato sonoramente battuto in campo aperto, cacciato dalle leve del potere e costretto alla macchia, dove necessita di tempo per riorganizzarsi, prima di tornare a rappresentare un pericolo.&lt;br /&gt;   In effetti, dopo pochi anni di relativa tranquillità, duante i quali quella in Afghanistan sembrava quasi diventata una missione di pace di routine come tante altre, l'insorgenza talebana esplode con inaspettata virulenza, trasformando particolarmente alcune regioni del Paese in scenari di guerriglia e costringendo i reparti NATO ivi schierati ad un brusco cambio di atteggiamento.&lt;br /&gt;   Per l'Italia, schierata in zone meno direttamente ivestite dal fenomeno, ma pur sempre esposta a maggiori pericoli e tensioni, cominciano la crisi di identità sul proprio ruolo e gli equilibrismi politici per cercare, al tempo stesso, di non perdere prestigio presso gli alleati, i quali premono per un sempre maggiore impegno di tutti nel teatro, e di salvare ad ogni costo, all'interno, l'immagine retorica della missione "di pace", condizione indispensabile, specie con una maggioranza come quella del biennio Prodi, per non perdere il sostegno parlamentare alla missione.&lt;br /&gt;   La prudenza con la quale vengono velate le brutte notizie in arrivo dal fronte raggiunge vette sublimi: per anni, ad esempio, ad ogni annuncio di attacco subito dalle nostre truppe, si bada bene a non usare la parola "talebani", ma a dare la colpa di tutto a generici "elementi ostili"; l'esistenza di un avversario bene identificato fa infatti pensare ad una situazione di guerra in corso, mentre l'"elemento ostile" chiunque lo può incontrare anche passeggiando pacificamente in una qualsiasi città italiana. Soltanto recentissimamente, con il cambio di guida politica nel nostro Paese e l'avvento di un ministro della Difesa come Ignazio La Russa, si è cominciato a chiamare un po' di più le cose con il loro nome, ad ammettere con maggior franchezza la realtà della situazione, a lasciare un poco da parte certe forme che, ripeto, sanno troppo di tragica ipocrisia.&lt;br /&gt;   Siamo dunque in guerra o no, in Afghanistan? Da un punto di vista giuridico, sicuramente la risposta a tale quesito dev'essere negativa, ma è inutile negare che, laggiù, ci si trova a dover agire in un ambiente infestato da formazioni organizzate ed armate che si considerano perfettamente in guerra con noi, come con ogni altro appartenente alle forze militari internazionali, anche se noi ci ostiniamo a non ritenerci in guerra con loro. Diciamo che è una missione di pace nella quale le armi più idonee a fronteggiare le minacce esercitate non possono purtroppo essere soltanto un elemento quasi decorativo come in altri teatri, bensì debbono essere impiegate, senza eccessi e senza parsimonia, nel contesto dei compiti a noi assegnati nell'ambito dello sforzo internazionale, che tuttavia non dev'essere soltanto bellico, ma anche di "conquista dei cuori e delle menti" dei locali, di vero appoggio alla ricostruzione, di eventuale ricerca di un dialogo con coloro con i quali ciò fosse possibile.&lt;br /&gt;   Sarebbe assurdo perorare il ritiro proprio ora, solo perchè la missione si presenta più difficile di come l'avremmo desiderata.&lt;br /&gt;   La posta in gioco è troppo alta e il momento troppo decisivo: contribuire a riportare sicurezza e stabilità in un angolo del mondo dove non è remoto il rischio che persino le cinquanta testate nucleari pachistane possano cadere in mani terroriste è un atto di difesa così vitale che certo nessun articolo 11 di nessuna Costituzione può ritenere illegittimo.&lt;br /&gt;                                                                                                       Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-3049400864001401705?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/3049400864001401705/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=3049400864001401705' title='19 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/3049400864001401705'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/3049400864001401705'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2009/07/afghanistan-siamo-in-guerra-o-no.html' title='AFGHANISTAN: SIAMO IN GUERRA O NO?'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>19</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-3783535668604717987</id><published>2009-06-11T08:34:00.000-07:00</published><updated>2009-06-11T09:44:29.677-07:00</updated><title type='text'>ELEZIONI EUROPEE: CHI HA PERSO POCO E CHI CREDE DI AVER VINTO MOLTO.</title><content type='html'>E' finalmente calato il sipario anche su queste ultime consultazioni elettorali per il rinnovo del Parlamento Europeo, consultazioni queste, inutile negarlo, da sempre scarsamente "sentite" sia dal "palazzo" che dalla gente comune, se non come mera occasione di verifica dei più freschi orientamenti assunti dall'elettorato domestico verso chi, pro tempore, detiene la responsabilità del governo del Paese e chi si arrabatta invece per mettergli i bastoni tra le ruote, e possibilmente rosicchiargli qualche consenso, come opposizione, al fine di trarne conclusioni utili soltanto per le consuete schermaglie che animano il teatrino politico interno.&lt;br /&gt;   Se non  proprio giustificabile, questo atteggiamento mentale è per lo meno facilmente spiegabile: nonostante l'esistenza di questo Parlamento eletto a suffragio universale e la moneta unica, infatti, l'Unione Europea, piaccia o non piaccia, è ancora ben lungi dall'essere (e chissà se mai lo diverrà) quello che si dice uno stato federale, come lo sono, ad esempi, gli Stati Uniti d'America. Con i nostri voti per l'Europa, noi non eleggiamo, cioè, una maggioranza che poi esprimerà un vero esecutivo comunitario dotato di poteri effettivi e diretti di governo e, soprattutto, con la titolarità esclusiva della politica estera dell'intera Unione, divenuta così un unico soggetto di diritto internazionale. E' dunque in un certo qual modo naturale che, malgrado le direttive europee disciplinino ormai svariatissmi aspetti della nostra vita e condizionino la politica del Paese, si possa non percepire, avvicinandosi a queste elezioni, quella stessa sensazione di compiere una scelta fondamentale per i nostri destini di governati provata invece quando si tratta di votare per le politiche o per le amministrative, ma, nella campagna elettorale appena conclusasi e negli attuali dibattiti del dopo-voto, pare si sia andati e si stia andando ben oltre la fisiologica messa in secondo piano dei temi squisitamente europei per concentrarsi quasi esclusivamente sulle ripercussioni dell'esito della consultazione comunitaria sugli equilibri politici interni.&lt;br /&gt;   Nei mesi precedenti il voto, certe forze politiche italiane hanno deliberatamente scelto di trasformare la campagna elettorale per le europee nella più aspra battaglia senza esclusione di colpi, leciti ed illeciti, mirante a demolire l'avversario sul piano morale ed umano prima ancora che su quello politico.&lt;br /&gt;   Lo spettacolo è stato, a tratti, indegno; si è cercato di sfruttare di tutto: dai guai familiari del capo del governo a suoi presunti illeciti, dalle allusioni a suoi possibili rapporti ambigui con candide diciottenni alle ineleganti disquisizioni sulle qualità estetico-intellettive di talune candidate di parte governativa.&lt;br /&gt;   Nell'obbiettiva difficoltà ad esercitare un'opposizione motivata, brandendo argomenti validi, contro un governo che ha aumentato sensibilmente la sicurezza nelle strade cittadine, che sta migliorando il rendimento della Pubblica Amministrazione introducendovi la cultura della meritocrazia, che darà la possibilità ai terremotati d'Abruzzo di andare ad abitare in vere case dopo pochi mesi dal verificarsi del sisma stesso, e che ha finalmente adottato una drastica, ma efficace, politica di contrasto all'immigrazione clandestina via mare, gli avversari non hanno disdegnato neppure il ricorso a colpi bassi abbondantemente al di sotto della cintura, come quello di dubitare persino delle qualità di buon educatore del premier per ipotetici nuovi figli, suscitando le giuste rimostranze della prole reale già cresciuta, e cresciuta bene, maggiorenne e vaccinata.&lt;br /&gt;   Alla fine, lo scadente antiberlusconismo fine a sè stesso, in bocca a chi avrebbe invece avuto il compito istituzionale di proporre serie alternative alla politica governativa, non è stato per questi pagante, ed ha determinato soltanto il rafforzamento dell'ala peggiore dell'opposizione, quella che tanto più prospera quanto più la buona politica latita.&lt;br /&gt;   I risultati della sfida sono noti: la coalizione al governo in Italia ha saldamente tenuto, come pure il centro-destra di Sarkozy in Francia, mentre una crisi della sinistra che non è solo nostrana, ma generalizzata, ha portato a grosse delusioni per le forze al potere in quasi tutto il resto d'Europa.&lt;br /&gt;   Il PDL ne è uscito con un risultato leggermente inferiore alle aspettative, è vero, ma i suoi due punti percentuale in meno rispetto alle elezioni politiche di poco più di un anno fa non sono i ben sette in meno riportati, nello stesso raffronto, dal PD, che pure si dichiara soddisfatto per essere almeno riuscito ad arginare uno "sfondamento" senza precedenti da parte dell'avversario, imponendogli una "battuta d'arresto".&lt;br /&gt;   E' infatti tra le più consolidate tradizioni italiane quella di vedere tutti il bicchiere mezzo pieno dopo le tornate elettorali; ed anche chi ha perso poco o tanto si sente sempre un po' vincitore.&lt;br /&gt;   Pur rimanendo sostanzialmente inalterato l'equilibrio tra le coalizioni di maggioranza e di opposizione, i due protagonisti principali sulla scena politica nazionale ci hanno invero entrambi rimesso qualcosa, seppure in misura diversissima, a vantaggio dei loro rispettivi alleati più "esuberanti", ma è innegabile che vi sia stato chi, dalla prova, ha avuto conferma di avere fin qui operato secondo le aspettative di chi lo ha eletto e chi, invece, ha  ricevuto un forte segnale dell'urgenza di un cambiamento di rotta.&lt;br /&gt;                                                                                          Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-3783535668604717987?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/3783535668604717987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=3783535668604717987' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/3783535668604717987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/3783535668604717987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2009/06/elezioni-europee-chi-ha-perso-poco-e.html' title='ELEZIONI EUROPEE: CHI HA PERSO POCO E CHI CREDE DI AVER VINTO MOLTO.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-4173440600049040751</id><published>2009-04-28T08:28:00.000-07:00</published><updated>2009-04-28T09:25:42.582-07:00</updated><title type='text'>IL 25 APRILE, ALEMANNO ED ALTRO...</title><content type='html'>Come ad ogni sopraggiungere di tale data cruciale, anche in vista di questo 25 aprile ci si era già pressochè rassegnati ad assistere alle consuete polemiche di bassa lega e manovre di appropriazione della festa ad opera di un solo versante politico ben definito, manovre in passato sempre favorite, bisogna ammetterlo, anche dalle sostanziali assenze nelle sedi più opportune e dalla rinuncia, per quieto vivere, a rivendicare con la dovuta energia il proprio ruolo nella lotta resistenziale, o, almeno, il proprio diritto a festeggiare come tutti la riconquistata libertà, da parte di quei protagonisti di altri orientamenti politici che sono spesso ben più sinceri fautori degli ideali posti alla base della nostra democrazia di quanto non lo siano gli apparenti padroni della festa, ma non altrettanto aggressivi e possibilitati a convogliare grandi masse, a proprio sostegno, nelle piazze ove solo chi fa più chiasso sembra avere diritto di cittadinanza.&lt;br /&gt;   Invece, quest'anno, qualcosa sembra essersi finalmente mosso nel senso del reciproco venirsi incontro tra italiani e dell'intendere la ricorenza come veramente "nazionale" anzichè appannaggio di una sola parte.&lt;br /&gt;   Il presidente della Repubblica, gesto ancora più significativo in quanto compiuto proprio da una delle più autorevoli personalità di quella sinistra da sempre ritenutasi depositaria esclusiva di storia e valori della lotta partigiana, si è recato a Montelungo, dove ad esordire contro i tedeschi non furono i partigiani, ma i militari regolari del ricostituito Regio Esercito, ed ha ricordato che a "nessun caduto di qualsiasi parte (...) si può negare rispetto e pietà".&lt;br /&gt;   Il capo dell'opposizione ha invitato quello del governo a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, come non aveva mai fatto precedentemente (magari nella segreta speranza che rifiutasse, così da avere l'appiglio per innescare sterili polemiche, come da migliori tradizioni di ogni anno a questa data), e questi ha accettato, ancorchè non recandosi a Milano (come avrebbe voluto il Franceschini) o in altra piazza "calda" del Nord Italia, teatro effettivo dei fatti insurrezionali di sessantaquattro anni fa, dove ad attenderlo sarebbero state soprattutto masse mobilitate dalle forze politiche prevalenti in quel contesto (e quindi, inutile negarlo, da quelle di sinistra, con tutta la buona volontà ben difficilmente immaginabili ad osannare Berlusconi) e che, comunque, non avrebbe certo costituito una cornice adatta per la presenza di un capo di governo, ma prma presenziando alla cerimonia ufficiale nella capitale e poi recandosi in quel di Onna, già teatro di una strage nazista ed oggi provata dalla tragedia del terremoto abruzzese.&lt;br /&gt;   Negli interventi di tutte le personalità della maggioranza, secondo taluni ancora in bilico tra nostalgie mussoliniane e conversione all'antifascismo, la piena adesione ai valori democratici e costituzionali, trionfanti con la vittoria di quanti, nel '43-45 combatterono contro il nazifascismo, è stata inequivocabile come mai in precedenza, e, se questo può apparire in un certo qual modo scontato per quanto riguarda gli esponenti del PDL provenienti da Forza Italia, da sempre in prima linea nella difesa dei valori liberali, essa non si è rivelata meno convinta da parte anche degli ex di Alleanza Nazionale, vale a dire del partito discendente da quel MSI ancora pochi anni or sono non certo sospettabile di eccessivo antifascismo.&lt;br /&gt;   Il passo successivo è stato il pieno accoglimento della richiesta avanzata dall'opposizione (chissà se, anche in questo caso, per cercare la rissa nel caso di una risposta a picche) di ritirare un discutibile progetto di legge che avrebbe equiparato combattenti repubblichini, partigiani e del Regio Esercito cobelligerante nel comune diritto a cavalierati e vitalizi.&lt;br /&gt;   Al netto accoglimento di questa richiesta, e alla netta presa di posizione su quale sia, tra le parti in lotta nel '43-45, quella da ringraziare per le odierne libertà democratiche, non ha mancato di associarsi neppure il sindaco della capitale ed ex dell'estrema destra Alemanno; lo stesso che, giorni fa, è stato bersaglio di gratuiti apprezzamenti non propriamente benevoli da parte di un patetico sindaco di Parigi che vogliamo credere solamente disinformato sulle reali posizioni del suo collega romano, e non in aperta malafede.&lt;br /&gt;   Parrebbe, quindi, che più nulla possa offrire il destro ad insinuazioni sulla mancata condivisione dei valori fondanti della nostra Repubblica, almeno tra le grandi forze politiche destinate ad alternarsi democraticamente alla guida del Paese.&lt;br /&gt;   Certo rimarrà qualche isolato a non accorgersi del progredire del treno della Storia, come chi ha tanto cretinamente (ma anche prevedibilmente) contestato Formigoni a Milano, o come chi resterà fermo su posizioni ormai fuori del tempo anche sul versante politico opposto. Ma saranno persone e gruppi che si autoemargineranno, che saranno sempre in meno e peseranno sempre meno.&lt;br /&gt;   La condvisione dei valori di base è invece essenziale in una moderna democrazia degna di tale nome, non c'è alcun grande Paese in cui questa non si sia realizzata, e poi si potrà, anzi si dovrà, differenziarsi e confrontarsi su tutto il resto.&lt;br /&gt;                                                                                                     Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-4173440600049040751?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/4173440600049040751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=4173440600049040751' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/4173440600049040751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/4173440600049040751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2009/04/il-25-aprile-alemanno-ed-altro.html' title='IL 25 APRILE, ALEMANNO ED ALTRO...'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-2501582552220135038</id><published>2009-02-09T08:45:00.001-08:00</published><updated>2009-02-09T09:41:12.245-08:00</updated><title type='text'>INTERROMPETE QUELL' INTERRUZIONE!</title><content type='html'>Ho finora evitato di prendere posizione sulla drammatica vicenda di Eluana Englaro per una molteplicità di motivi.&lt;br /&gt;   In primo luogo, per il rispetto che andrebbe comunque tributato ai protagonisti di simili tragedie, tanto profondamente umane e tanto diverse dalle questioni, solitamente a carattere politico o storico, a proposito delle quali chi mi conosce sa che sono invece sempre ben pronto a lanciarmi in ogni disputa con la mia consueta mancanza di preconcetti e peli sulla lingua. In secondo luogo perchè, contrario ad ogni pratica di accanimento terapeutico non meno che a quelle in cui una vita umana di per sè in grado di proseguire il suo corso senza l'aiuto artificiale di fantascientifici macchinari viene soppressa (vedi quindi aborto, eutanasia, pena di morte ecc.), non mi ero ancora del tutto convinto del fatto che quel "nutrimento" costantemente somministrato ad Eluana - non certo a base di pane e salame, bensì di chissà quale pozione preparata da personale medico altamente specializzato ed introdotta nel corpo tanto invasivamente con un sondino - non costituisse, dopotutto, proprio una sorta di accanimento terapeutico, più che un semplice dare da mangiare e da bere ad una donna si affetta da gavissima disabilità, ma con organi vitali perfettamente in grado di funzionare da soli senza ausilii "meccanici", ovviamente a condizione, come avviene per tutti noi, che la persona venga in qualche modo nutrita ed idratata.&lt;br /&gt;   In più, ad aumentare la mia perplessità, c'era quella sentenza della Cassazione che autorizzava la sospensione del trattamento alla paziente, di fronte alla quale mi era difficile credere che lo stato stesse avallando, in quel modo, una vera e propria eutanasia; quindi qualcosa doveva per forza sfuggirmi.&lt;br /&gt;   Ora, tuttavia, con l'avvio dell'atto finale della vicenda, e quindi con l'intensificarsi del dibattito e delle manifestazioni attorno alla casa di riposo teatro dell'evento "La Quiete" (il cui nome suona, a questo punto, oltremodo ironico), nonchè dei tentativi di ogni genere per cercare di fermare tutto in extremis, qualcosa comincia ad apparire sotto una luce più chiara.&lt;br /&gt;   Si: non c'è più alcun dubbio che in quella struttura udinese si stia consumando un omicidio. Un omicidio del tutto particolare, intendiamoci, con moventi che affondano le radici in indescrivibili travagli d'animo e sofferenze nelle decisioni da prendere, un omicidio per certi versi simile a quello che commette la donna che abortisce e non ai delitti, per dire, di mafia, ma pur sempre un omicidio, e non il semplice stacco della spina a macchinari sofisticati che fanno funzionare organi vitali altrimenti già da tempo non più in grado di farlo.&lt;br /&gt;   Si è voluto giustificare l'avallo giuridico riconosciuto a questa drastica soluzione sbandierando una "presunta" volontà della paziente di rifiutare una vita nello stato vegetativo di questi ultimi diciassette anni: ella avrebbe cioè assistito, prima di finire lei stessa nelle medesime condizioni, alla vicenda di un caro amico ridotto in quello stato in seguito ad un incidente, e si sarebbe fatta promettere di non essere lasciata vivere in quello stato qualora a lei fosse toccata la stessa sorte.&lt;br /&gt;   Ma, domineddio, chi di noi non si è mai lasciato andare ad espressioni del genere, o anche ad altre ancora più "forti", sull'onda delle emozioni provocate da una tragedia capitata a persona cara, non essendo tuttavia, in quel momento, neppure sfiorati dall'idea che davvero quello stesso fatto stesse per colpire anche noi a breve termine? Chi può dire che tale sarebbe ancora oggi, oggi che si trova effettivamente in quella terribile circostanza, il reale desiderio di Eluana, che lei ovviamente non può esprimere?&lt;br /&gt;   La contrapposizione tra chi propugna la sospensione del trattamento nutritivo alla donna e chi lotta per la salvezza della stessa non si traduce, come è stato detto e scritto da più parti, nello scontro tra "laici" e cattolici. Da liberale sostenitore dello stato laico e della laicità in politica, anche se intimamente cattolico, dico che provocare la morte di un essere umano interrompendo quella nutrizione che rappresenta la sola condizione affinchè esso possa continuare a vivere, sebbene in condizioni di estrema invalidità, dovrebbe andare contro lo stesso diritto naturale, a prescindere assolutamente da qualsivoglia convinzione religiosa.&lt;br /&gt;   Se del terribile vuoto legislativo esistente in Italia in materia di comportamenti da tenersi nei confronti di quelle persone che si trovano purtroppo in vario modo intrappolate in quella sorta di ampia "zona grigia" che sta tra la vita e la morte (dai vari gradi di coma alla morte cerebrale) qualcuno ha saputo approfittare per dare una specie di legittimità ad azioni aberranti, sta ora agli organi competenti, Governo e Parlamento, fare di tutto per porvi rimedio con un'urgenza senza precedenti.&lt;br /&gt;   Ed è quello che sembra stiano effettivamente facendo.&lt;br /&gt;   Nell'attesa, per carità, interrompete quell'interruzione.&lt;br /&gt;                                                                                                 Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-2501582552220135038?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/2501582552220135038/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=2501582552220135038' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/2501582552220135038'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/2501582552220135038'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2009/02/interrompete-quell-interruzione.html' title='INTERROMPETE QUELL&apos; INTERRUZIONE!'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-7358936735664695219</id><published>2008-11-15T04:42:00.000-08:00</published><updated>2008-11-15T05:47:00.266-08:00</updated><title type='text'>DOBBIAMO TUTTI ESSERE "OBAMACONS"?</title><content type='html'>L'interminabile maratona delle elezioni presidenziali americane si è alla fine conclusa, giorni fa, con la vittoria nettissima del primo presidente di colore della storia di quella Nazione: il democratico Barack Hussein Obama.&lt;br /&gt;   Francamente non ricordavo un simile coinvolgimento emotivo, da parte dei miei connazionali, in nessuno dei precedenti eventi analoghi di cui conservo cosciente memoria. Sarà per la presunta svolta epocale, e comunque per la sicura novità, rappresentata dall'ascesa alla massima carica politica del Pianeta di un afro-americano relativamente giovane e non apparentemente favorito da natali ed estrazione sociale tali da farcelo immaginare come un predestinato a simili alte vette, sarà perchè la recente, graduale e stentata, trasformazione anche del nostro sistema in qualcosa di vagamente simile alla democrazia dell'alternanza bipartitica d'oltreoceano ci ha di fatto reso più familiare ed appassionante questo genere di sfide elettorali all'ultimo voto tra due candidati, portatori di due diverse idee, alla guida di un Paese, sta di fatto che si sono viste per la prima volta, da noi, vere eproprie manifestazioni di tifo organizzato pro-Obama, con tanto di veglie, specie nelle sedi del PD, in attesa del responso delle urne e commozione fino alle lacrime all'annuncio del risultato.&lt;br /&gt;   Per quanto mi riguarda, ancorchè notoriamente mi riconosca nella formazione politica che, in ambito italiano, può dirsi l'omologa del Partito Repubblicano USA, ho fatto mio il pensiero espresso dal nostro ministro della Difesa La Russa, secondo il quale lo schierarsi apertamente per l'uno o per l'altro dei due candidati in un un'elezione presidenziale americana (considerarli cioè "come Coppi e Bartali o come Veltroni e Berlusconi") fa tanto "provinciale", e me ne sono rimasto ad assistere all'evento più o meno distaccatamente, ben conscio del fatto che lì, dopo tutto (al di là dell'innegabile influenza che hanno, sul mondo intero, gli orientamenti dell'amministrazione USA), non si stava decidendo chi sarebbe stato il "mio" presidente, e che l'America rappresenta una realtà troppo diversa da quella nostrana perchè le siano applicabili tout court i consueti criteri d'analisi validi per il panorama italiano.&lt;br /&gt;   In altri termini, non poteva e non doveva essere così automatico che, soltanto perchè sostenitori del PDL o del PD in Italia, lo si fosse anche, rispettivamente, di John McCain o di Barack Obama in occasione del loro confronto elettorale per la conquista della Casa Bianca.&lt;br /&gt;   Oltreoceano, sotto certi aspetti, si vive infatti pressochè in un altro mondo: l'esistenza di un servizio sanitario nazionale simile a quello italiano, per limitarci ad un solo esempio, qui da noi data per scontata anche dal meno progressista e d assistenzialista dei portatori di un'opinione politica, in America è appena appena timidamente propugnata dai democratici più socialmente sensibili, e figuriamoci se sfiora le menti dei più conservatori.&lt;br /&gt;   Se dunque, persino negli stessi Stati Uniti, complice forse il non travolgente carisma del pur onesto patriota e vecchio reduce del Vietnam McCain, si è assistito ad una vera e propria massiccia migrazione di ex repubblicani di ferro nel campo del fascinoso candidato democratico di colore - tra i quali l'ex portavoce di Bush Mc-Clellan, l'ex governatore del Massachussets Weld e l'ex segretario di stato Colin Powell, per i quali è già stato coniato il neologismo "obamacons", cioè consevatori per Obama - a maggior ragione sono state numerose anche le personalità di destra o di centro-destra di casa nostra ad esprimere con decisione analoga preferenza: da un Francesco Storace che è andato a scrivere sul suo blog "Obama o morte", a un Paolo Guzzanti che ha ammesso senza problemi che avrebbe votato per il candidato democratico, a un Frattini che ha dichiarato "Sarebbe un ottimo presidente".&lt;br /&gt;   Con Barack Obama, certo ha vinto la voglia di cambiamento degli americani, dopo gli otto anni di un'amministrazione repubblicana non proprio priva di ombre, e si è riaffermata con vigore, nel mondo, la migliore immagine tradizionale di un'America dove tutti possono realizzare i loro sogni, per ambiziosi che siano.&lt;br /&gt;   Già questi ci sembrano buoni motivi per ritenerci lieti dell'esito elettorale e per guardare con fiducia al futuro.&lt;br /&gt;   Su un piano più concreto, il nuovo presidente promette poi di poggiare la propria futura condotta politica su cardini, per fortuna, ben distanti da certe fantasie riguardanti una sua presunta maggiore arrendevolezza  o addirittura un suo quasi "pacifismo", nelle questioni internazionali e di lotta al terrorismo, ricamate su di lui da una certa, in questo forse un po' ingenua, sinistra nostrana, la quale è probabile che rimarrà alquanto delusa di fronte a quella che si rivelerà in seguito la realtà dei fatti.&lt;br /&gt;   Per fare qualche esempio, Obama è per la pace in Medio Oriente, ma considera prioritaria su ogni altra considerazione la tutela della sicurezza di Israele; non è disposto ad accettare un Iran con l'arma nucleare e non esclude l'uso della forza contro di esso; vuole andarsene gradatamente dall'Irak, ma anche dedicare maggiori attenzioni all'Afghanistan, sia sotto l'aspetto strettamente militare che sotto quello realisticamente diplomatico, ed è sua intenzione di rinforzare sensibilmente il corpo dei Marines.&lt;br /&gt;   Tra i maggiori vantaggi che l'elezione di Obama può portare, rispetto a ciò che ci si sarebbe potuto attendere in caso di una vittoria di McCain, ci sono senz'altro una maggior facilità di superamento di contrasti come quello creatosi recentemente con la Russia, sul piano internazionale, e qualche attenzione in più rivolta al sociale e alla sanità pubblica, su quello interno.&lt;br /&gt;   La domanda che ci sorge spontanea, in conclusione, è quindi se, anche per chi si considera senza vergogna un conservatore nel contesto politico della nostra Italia, questo progressista americano possa rappresentare l'uomo in cui riporre le migliori speranze di qualche futura schiarita nell'incasinatissimo mondo in cui ci si ritrova a vivere.&lt;br /&gt;   Allo stato attuale delle cose, credo che si possa azzardare una risposta positiva al quesito.&lt;br /&gt;   Può darsi  che gli "obamacons" siano una categoria destinata a crescere anche in Italia.&lt;br /&gt;                                                                                           Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-7358936735664695219?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/7358936735664695219/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=7358936735664695219' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7358936735664695219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7358936735664695219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2008/11/dobbiamo-tutti-essere-obamacons.html' title='DOBBIAMO TUTTI ESSERE &quot;OBAMACONS&quot;?'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-3557926783948935762</id><published>2008-10-28T09:08:00.000-07:00</published><updated>2008-10-28T10:54:21.893-07:00</updated><title type='text'>4 NOVEMBRE: FESTA DI TUTTI GLI ITALIANI O SOLTANTO DI QUALCUNO?</title><content type='html'>Siamo uno strano popolo, forse unico: neppure le feste solenni e le date simboliche che maggiormente rappresentano tappe salienti e drammatiche del nostro cammino, durato oltre un secolo, verso le conquiste dell'unità nazionale, della totale libertà da ogni dominazione straniera e della più piena democrazia riescono ad accomunarci tutti in un sentimento (che dovrebbe collocarsi, una volta tanto, al di sopra delle meschine divisioni politiche) di celebrazione di eventi epocali che hanno cambiato il destino di ogni italiano indistintamente, e di composta riconoscenza nei confronti di quanti, in quelle circostanze, si sono inevitabilmente sacrificati di persona (trattandosi quasi sempre di fatti di sangue).&lt;br /&gt;   No: ognuna di queste ricorrenze deve puntualmente divenire occasione di strumentalizzazioni, per i propri fini, da parte di questo o quello schieramento politico, o di reciproche accuse, tra le fazioni, di farne delle feste di parte o di volersene appropriare in maniera esclusiva. Ne sono tipici esempi il 20 settembre, quando, nell'ultimo anniversario della conquista militare della nostra capitale, qualcuno sembra aver dato adito a sospetti di nutrire forse eccessive simpatie per i caduti di parte papalina; o il 25 aprile, che da sempre divide grottescamente gli italiani tra chi lo considera quasi esclusivamente una festa propria e chi invece non lo ritiene neppure una festa.&lt;br /&gt;   Ultimo "pomo della discordia" in ordine di tempo è il 4 novembre, anniversario (quest'anno il 90°) della Vittoria italiana sull'Austria-Ungheria nel primo conflitto mondiale, che fra poco si festeggerà con insolita pompa (parate, bande militari, concerto di Andrea Bocelli ecc.) e in occasione del quale il ministro della Difesa La Russa ha deciso di sguinzagliare per tutta Italia ufficiali dell'esercito con il compito di tenere lezioni sulla Prima Guerra Mondiale nelle scuole, venendo così accusato, da stampa ed illustri esponenti per lo più di sinistra, di orchestrare "la più imponente manifetazione di propaganda militare che l'Italia repubblicana abbia mai messo in piedi", anzi: di rischiare di fare apparire le forze armate uno strumento di parte "al servizio di propaganda politica".&lt;br /&gt;   In effetti, l'esperienza della partecipazione italiana alla Prima Guerra Mondiale, benchè altissima espressione di strenua lotta patriottica per la liberazione di una grossa fetta del Paese da una dominazione straniera tirannica, ha più di una carta in regola per risultare invisa alla sinistra odierna: intanto, trattasi di una guerra "classica", simmetrica, combattuta tra nazioni (per lo pù monarchie) mandando purtroppo a farsi macellare al fronte moltitudini di coscritti arruolati in eserciti regolari, e non - diversamente, ad esempio, dalla Resistenza- di un'epopea bellica nata da un impulso di ribellione dal basso, meglio ancora se condita da velleità rivoluzionarie proletarie, di quelle guerre, insomma, che, pur sanguinosissime e con punte di crudeltà spesso sconosciute alle altre, ai nostri sinistrorsi, sempre "pacifisti", non dimentichiamolo, nel solo senso che interessa a loro, non sono mai affatto dispiaciute. In secondo luogo, ad essere contrarie all'intervento nel conflitto '15-18 furono principalmente appunto le sinistre "ufficiali" dell'epoca, mentre i favorevoli a quell'avventura, o almeno i più visibili e chiassosi tra essi, furono invece proprio quei simpaticoni di varia appartenenza ideologica e sociale che, qualche anno dopo, avrebbero trovato una casa comune nel vituperato fascismo, e quegli intellettuali alla Papini che soffiarono sul fuoco con scritti del genere di "Amiamo la guerra!".&lt;br /&gt;   Altri elementi sono poi stati portati a sostegno dei propri punti di vista, nel dibattito scaturito negli ultimi giorni sull'argomento, da quegli autorevoli personaggi partcolarmente perplessi sull'opportunità di celebrare il 4 novembre nelle modalità decise, per quest'anno, dal governo: dall'inettitudine ed insensibilità dimostrate da comandanti come Cadorna nel mandare al macello una generazione in ripetuti, inutili e fallimentari attacchi sull'Isonzo, all'orrore delle decimazioni, alla dichiarazione di guerra all'Austria che sarebbe stata un deplorevole atto di "aggressione", non dettato da esigenze di difesa e, per di più, perpetrato contro il volere del Parlamento.&lt;br /&gt;   Di tutto questo campionario di osservazioni in negativo, qualcosa è inconfutabile, come la stoltezza e la mancanza di considerazione per la vita umana propria della strategia cadorniana o il fatto delle decimazioni, che effettivamente ci furono, sebbene, sotto detti punti di vista, noi italiani non costituivamo certo un'eccezione, nel panorama di tutti gli eserciti allora impegnati nell'"inutile strage". Su altre asserzioni è invece doveroso controbattere. E'ben vero, ad esempio, che, tra Italia ed Austria, quella che dichiarò per prima guerra all'altra fu l'Italia, ma è anche vero che, quando ciò accadde, era già in corso una guerra delle democrazie occidentali, più la Russia, contro gli Imperi Centrali, innescata proprio dall'attacco mosso dall'Austria alla Serbia quasi un anno addietro, in seguito all'attentato di Sarajevo. In base alla stessa logica, dovremmo allora considerare atti di aggressione anche i nostri recenti interventi armati in Irak (1991) e Serbia, in quanto Saddam Hussein e Milosevic non attaccarono certo per primi l'Italia, ma, rispettivamente, il Kuwait e il Kosovo, provocando reazioni internazionali cui si ritenne doveroso partecipare.&lt;br /&gt;   L'intervento nel conflitto europeo poteva apparire, anche ad esponenti di equilibrio e moralità indubitabili, come un'occasione irripetibile per chiudere definitivamente la partita con il grande nemico storico (malgrado l'alleanza senza amore che durava ormai da trent'anni con esso) e completare così il processo risorgimentale; una linea forse ritenibile più efficace di quella, suggerita da Giolitti, di barattare concessioni territoriali con il mantenimento della nostra neutralità.&lt;br /&gt;   Ad aderire all'interventismo non furono infatti soltanto futuri fascisti, esaltati nazionalisti o intellettuali in preda a "vergognoso bellicismo", come lo definisce Angelo D'Orsi, alla Papini (le cui performances letterarie di allora non andrebbero comunque giudicate con i criteri odierni), ma anche sinceri democratici come Bissolati e Salvemini, future vittime del fascismo come Giovanni Amendola, Antonio Gramsci e Carlo Rosselli, e persino quello stesso Ungaretti che proprio il quotidiano della sinistra radicale "Liberazione" invita a leggere, come antidoto al presunto clima di esaltazione bellica, anzichè celebrare il 4 novembre.&lt;br /&gt;   Quanto al voto favorevole all'entrata in guerra da parte del Parlamento, infine, questo formalmente ci fu, anche se la maggioranza dei parlamentari in carica era in origine contraria ed il loro cambio di orientamento fu non poco forzato dalla virulenza delle manifestazioni di piazza pro intervento e dal clima di inevitabilità della grande prova internazionale venutosi a creare.&lt;br /&gt;   Fatte queste precisazioni, sia scolpito a chiare lettere, scopo degli eventi celebrativi collegati a questo 90° anniversario della Vittoria del 1918 non è quello di promuovere una propaganda militarista che esalti il ricorso alla guerra e neghi le tragedie, le negligenze e perfino i crimini che caratterizzarono tanti aspetti della conduzione di quella che passò alla Storia come la Grande Guerra.&lt;br /&gt;   Occorre invece che tutti gli italiani, e specie le generazioni più giovani, abbiano coscienza dell'evento colossale in grado di amalgamare per la prima volta tutti gli italiani delle più disparate provenienze regionali e sociali in uno sforzo eroico che - specie nell'ultima fase della guerra, con una fetta considerevole di territorio nazionale invasa dal nemico e quindi con la nascita di nuove spinte motivazionali e l'attenuazione delle divergenze di vedute sul conflitto tra connazionali - li fece sentire veramente una nazione e portò ad una liberazione dallo straniero in tutto paragonabile a quella che sarebbe poi avvenuta nel 1945.&lt;br /&gt;   Questa consapevolezza dev'essere patrimonio di tutti noi, e i ricordi commossi di enrtrambi questi eventi tanto decisivi della nostra Storia non possono essere appannaggio di una sola parte e divenire fattori più di divisione che non di unione.&lt;br /&gt;   Dio ci salvi dall'avere un 25 aprile festa della sinistra ed un 4 novembre festa della destra.&lt;br /&gt;                                                                                             Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-3557926783948935762?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/3557926783948935762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=3557926783948935762' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/3557926783948935762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/3557926783948935762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2008/10/4-novembre-festa-di-tutti-gli-italiani.html' title='4 NOVEMBRE: FESTA DI TUTTI GLI ITALIANI O SOLTANTO DI QUALCUNO?'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-7558698619884967708</id><published>2008-09-13T04:49:00.000-07:00</published><updated>2008-09-13T05:53:59.793-07:00</updated><title type='text'>QUEL PASSATO CHE NON VUOLE PASSARE...</title><content type='html'>Sono ormai trascorsi più di sessant'anni dai fatti in questione, cioè dagli eventi che hanno diviso gli italiani tra i due schieramenti contrapposti nella più cruenta guerra civile della loro storia recente, e ancora non si è giunti ad un'autentica rappacificazione nazionale basata sul pieno riconoscimento, da parte di tutti, di valori indiscutibili e condivisi, dai quali partire per andare avanti, e sulla consegna definitiva alla Storia di quei tragici eventi passati; consegna alla Storia che, chiaramente, non può inendersi come archiviazione nel dimenticatoio degli avvenimenti stessi o come un impossibile, e neppure auspicabile, "embrassons nous" generale suggellante l'equiparazione tra loro di tutte le scelte di campo operate allora, valutando con il solo criterio della "buona fede" di chi le fece, ma che, al contrario, deve fondarsi sulla finalmente chiara, netta e definitiva pubblica ammissione da parte di tutti che una sola delle due cause in gioco nel '43-45 fu quella giusta, a prescindere dai singoli episodi di comportamento eroico o di condotta infame registrati da una parte come dall'altra, e sul conseguente abbandono dell'odiosa abitudine a strumentalizzare meschinamente, per i propri fini politici contingenti, ogni più piccola frase pronunciata dall'avversario, su tali argomenti, che si presti allo scopo, come appunto accaduto con le dichiarazioni di Alemanno e La Russa in occasione delle recenti rievocazioni dell'8 settembre e dei primi atti della Resistenza.&lt;br /&gt;   Le pretese, avanzate in passato, e parzialmente ancora oggi, da una certa estrema destra, di collocare sullo stesso piano la scelta fatta da chi, nel 1943 ed oltre, si schierò a favore del ristabilimento della libertà e della democrazia, in via di inevitabile affermazione sull'onda dell'ormai scontato esito degli eventi bellici, e quella propria di quanti invece perseverarono nella guerra ormai irrimediabilmente perduta, ma combattuta nel campo delle forze della barbarie, con la sola giustificazione della "buona fede" che avrebbe animato questi ultimi, non possono trovare accoglimento.&lt;br /&gt;   La buona o cattiva fede ispiratrice di ognuno, o le circostanze fortuite per le quali in molti si ritrovarono tra le file "repubblichine", dovrebbero essere valutate caso per caso e senz'altro ci indurrebbero a provare profondi sentimenti di rispetto per parecchi di questi combattenti individualmente considerati, ma non possono pesare sul giudizio complessivo di totale negatività della causa per la quale essi, pure talvolta eroicamente, si batterono: una causa il cui trionfo avrebbe significato la vittoria della più brutale violenza, dell'oppressione, dell'intolleranza.&lt;br /&gt;   Ora, un dato di fatto è che chi detiene in questo momento la responsabilità del governo del nostro Paese, ancorchè "di destra", questi concetti sembra averli, grazie a Dio, assimilati perfettamente: il ministro della Difesa, ad esempio, nel suo discorso per commemorare gli eventi di Porta San Paolo ha inequivocabilmente lodato quel primo atto resistenziale ed esaltato quanti, in generale, hanno ridato libertà e democrazia all'Italia. Il cosiddetto "omaggio" da lui rivolto al mirabile comportamento sul campo di un reparto schierato "dalla parte sbagliata" rientra semplicemente tra quei riconoscimenti di singoli atti di valore che onestamente sono dovuti, ma che non implicano nessun mutamento di giudizio sulla causa "politica" al servizio della quale quegli uomini si battevano.&lt;br /&gt;   Pertanto, la polemica innescata dalla solita nostra bella sinistra su quelle poche parole pronunciate quasi in un inciso ci pare ancora una volta del tutto sterile e pretestuosa; tanto più se si tiene conto, ad esempio, che fu proprio un alto esponente di quello stesso versante politico, Violante, a lanciare anni fa un ben più clamoroso invito ad essere comprensivi verso la scelta fatta dai giovani combattenti di Salò, non riscuotendo altro, allora, che calorosi applausi bipartisan.&lt;br /&gt;   Se davvero , a questi signori, si volesse rendere pan per focaccia, non ci si metterebbe molto a rinfacciare loro i fini rivoluzionari - e quindi miranti non a restaurare in Italia la democrazia liberale, bensì ad impiantarvi un regime di tipo sovietico - propri delle ali più estremiste dello schieramento resistenziale di sessant'anni fa, ogni volta che oggi gli eredi di queste pretendono di incarnare la parte maggioritaria e migliore dei quei combattenti per la libertà, quasi negando agli altri il diritto di condividere celebrazioni che dovrebbero in realtà appartenere a tutti gli italiani, come quelle del 25 aprile.&lt;br /&gt;   Ma non ci pare il caso di farlo, in quanto ci rendiamo perfettamente conto di quanto quelle realtà siano ormai cose totalmente estranee anche ai più diretti dei loro lontani discendenti del 2008.&lt;br /&gt;   Concludendo, infatti, per una vera rappacificazione nazionale, perchè davvero passi quel passato che non sembra volerlo fare, non occorre certo dimenticare la Storia, maestra di vita, nè tantomeno assolversi reciprocamente da ogni responsabilità, ma si deve serenamente accettare che si tratta di un capitolo completamente diverso dalle vicende attuali, con le quali non deve continuamente mescolarsi.&lt;br /&gt;                                                                                                Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-7558698619884967708?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/7558698619884967708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=7558698619884967708' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7558698619884967708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7558698619884967708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2008/09/quel-passato-che-non-vuole-passare.html' title='QUEL PASSATO CHE NON VUOLE PASSARE...'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-4644572981532619625</id><published>2008-07-12T04:51:00.000-07:00</published><updated>2008-07-12T06:35:21.880-07:00</updated><title type='text'>I COMICI CHE NON FANNO PIU' RIDERE NON DEVONO ESSERE I PADRONI DELLA SCENA</title><content type='html'>Con l'ultimo post pubblicato su questo blog, risalente ormai a quasi due mesi fa, ci eravamo lasciati in una situazione che sembrava preludere all'instaurarsi di un clima politico finalmente soddisfacente, o quanto meno da paese "normale", in un'Italia fino ad allora travagliata (l'assonanza di questa parola con il cognome di uno dei massimi animatori delle più squallide esibizioni, di piazza e non di piazza, da sempre miranti a mantenere  il livello del confronto tra le parti politiche nazionali il più possibile lontano dai canoni di civiltà e rispetto reciproco auspicabili in ogni paese, è puramente voluta) da una contrapposizione quasi violenta  tra i due schieramenti del precedente imperfetto bipolarismo, dall'eccessiva eterogeneità e numerosità dei partitini che componevano i medesimi ed alla presenza al loro interno di flange estremiste che rendevano difficile l'assunzione di posizioni comuni e quindi l'azione di governo.&lt;br /&gt;   Con l'avvento dell'attuale esecutivo targato centro-destra, sostenuto da una maggioranza parlamentare più che solida, una nuova epoca sembrava infatti sul punto di inaugurarsi: blocchi di maggioranza e di opposizione finalmente sufficientemente omogenei, estromissione dalle Camere delle formazioni estremiste di entrambi i versanti, quasi un bipartitismo con non più di un paio di gruppi parlamentari per parte, definizione di ruoli chiari e distinti e perciò niente "inciuci", certo, ma anche niente avversione pregiudiziale e buoni propositi di disponibilità al dialogo e alla collaborazione "bipartisan" laddove possibile ed auspicabile.&lt;br /&gt;   Appunto a quasi due mesi da quell'esordio, non si può fare a meno di notare quanto il quadro idilliaco appena descritto appaia, purtroppo, non poco deturpato.&lt;br /&gt;   La squadra Berlusconi non ha perso tempo ad avviare i programmi per i quali gli italiani le avevano affidato il timone del Paese, e lo ha fatto con una determinazione alla quale non si era più abituati e che ha offerto inevitabilmente il destro agli attacchi strumentali di coloro che, quando si trovavano essi stessi al governo, si trovarono impossibilitati ad operare con analoga incisività a causa della debolezza della loro maggioranza e delle divisioni interne.&lt;br /&gt;   Così, ecco che norme istituite a tutela di minori nomadi ridotti peggio che in schiavitù dagli adulti del loro stesso popolo sono diventate "razziste"; altre, che istituiscono una immunità per i massimi vertici dello Stato (immunità prevista anche in altri paesi civili a tutela anche dello stesso diritto degli elettori di essere governati da chi hanno votato) sono state bollate come "ad personam" nell'esclusivo interesse del premier; persino provvedimenti a favore delle classi meno abbienti come l'abolizione dell'ICI prima casa, la Robin Tax e la "card" per anziani sarebbero bazzecole di pochissimo conto, quando non misure dannose o addirittura umilianti, e avanti di questo passo.&lt;br /&gt;   Nel campo dell'opposizione, rispetto a quanto sembrava profilarsi due mesi fa, la degenerazione della situazione è stata paurosa.&lt;br /&gt;   Per le ultime elezioni, il buon Veltroni aveva lasciato a piedi quello che, al confronto, può ritenersi un perfetto gentiluomo  come il socialista Boselli, solo perchè questi non voleva saperne di integrarsi totalmente nel PD, ed aveva invece imbarcato il più illiberale, forcaiolo ed antigarantista ex magistrato della storia patria, siccome questi aveva finto di accettare la condizione di entrare, dopo, in un unico gruppo parlamentare con il Walter nazionale. Poi, l'ex magistrato forcaiolo il gruppo parlamentare unico si è guardato bene dal farlo e si è buttato a pesce, anzi, a riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa dal Parlamento della sinistra radicale, quale alimentatore del vecchio, perfido odio antiberlusconiano pregiudiziale, che si pensava pressochè archiviato all'atto del varo del nuovo governo. E' di questi giorni la rottura forse definitiva dell'ex magistrato forcaiolo con Veltroni, il quale, nella praticabilità di un'opposizione civile, probabilmente crede ancora e gli ha imposto l'aut-aut: o con me, o con qei nuovi compagni di strada che ti sei scelto.&lt;br /&gt;   Già, perchè il nostro ha scelto di affiancarsi, nella sua lotta anti-cavaliere, ai patetici ex comici e tristi figuri vari che, nel corso della manifestazione romana di pochi giorni fa, hanno dato il peggior spettacolo di inciviltà e di volgarità che potessero dare, con tanto di offese inaccettabili dirette al Papa, al Presidente della Repubblica e a chi più ne ha ne metta, al punto da indignare non solo il capo dell'opposizione più istituzionale, Veltroni, ma persino molti degli stessi esponenti dell'ultrasinistra recentemente uscita dal Parlamento e di altri antiberlusconiani di ferro come il regista Nanni Moretti, che Dio non voglia dovessimo, di questo passo, finire per rimpiangere.&lt;br /&gt;   Per comportamenti di questo genere non ci dev'essere indulgenza. Per l'inciviltà e l'intolleranza, niente tolleranza. Quei comici che non fanno più ridere non devono essere i padroni della scena. Fare satira è un diritto e fa ridere, ma la loro non è più satira.&lt;br /&gt;   Sotto le luci della ribalta deve tornare lo spettacolo di una politica sana e seria, di governo e di opposizione.&lt;br /&gt;                                                                                              Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-4644572981532619625?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/4644572981532619625/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=4644572981532619625' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/4644572981532619625'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/4644572981532619625'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2008/07/i-comici-che-non-fanno-piu-ridere-non.html' title='I COMICI CHE NON FANNO PIU&apos; RIDERE NON DEVONO ESSERE I PADRONI DELLA SCENA'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-4572305744735726932</id><published>2008-05-24T04:56:00.000-07:00</published><updated>2008-05-24T05:59:30.424-07:00</updated><title type='text'>CAMPA' IN UN PAESE NORMALE? ORA (FORSE) SE PO' FA'.</title><content type='html'>Sembra che, finalmente, la nostra Italia abbia ora l'occasione per avviarsi piano piano sulla strada per diventare quello che si può definire semplicemente un Paese normale, il che vale a dire nulla di speciale o di eccezionale, anzi, qualcosa di cui è piena l'Europa ed il resto del mondo civilizzato, ma anche qualcosa che, per noi, rappresenta già un enorme passo avanti rispetto a quello che siamo stati sino a pochissimo tempo fa. Dov'era, infatti, la normalità in un sistema nel quale, ad ogni cambio di colore politico della maggioranza, la prima preoccupazione dei nuovi padroni del vapore era quella di smantellare il più possibile del lavoro fatto dai predecessori? In una situazione che vedeva i governi paralizzati più dai capricci delle flange meno responsabili interne alle proprie eterogenee coalizioni di riferimento che non dall'opposizione vera e propria? In un'impotenza ad intervenire efficacemente su problemi quali i rifiuti della Campania o i pericoli e disagi connessi all'immigrazione incontrollata e clandestina, tanto da lasciarli scivolare fino a livelli di gravità inconcepibili in qualsiasi parte del mondo civile, e in tante, tante altre piacevolezze che ci hanno cullato in tutti questi anni che ci è piaciuto definire "di transizione", pur senza sapere bene di che transizione si trattasse e verso che cosa?&lt;br /&gt;   L'ovvia risposta è che, in tutto questo, non c'era proprio traccia di normalità.&lt;br /&gt;   Ora invece, scomparso finalmente il governo più pazzo del mondo, che non ha rinunciato ad elargirci le nefandezze più impensabili sino ache ha avuto un alito di vita (l'ultima quella dei redditi degli italiani sbattuti sul web, alla mercè di chiunque sul pianeta volese servirsene per fini leciti e non), e con l'avvento del nuovo esecutivo, sin dalle sedute parlamentari per la fiducia qualcosa sembra essere cambiato.&lt;br /&gt;   Favorito anche dalla mancata elezione in Parlamento di elementi radicali di entrambe le sponde,  nelle aule dove si decideva la fiducia si è subito stabilito un inedito clima di serietà e serenità nei rapporti maggioranza-opposizione, di intenzione di entrambe a giocare i propri ruoli senza pregiudizi, e dialogando e venendosi anche incontro dove ciò è possibile ed auspicabile: Berlusconi ha lanciato lì, non senza bonaria presa in giro del motto sbandierato da Veltroni per tutta la campagna elettorale, la battuta in romanesco "Se po' fa'"; non sono mancati neppure degli applausi bipartisan, così come non è mancato qualche squallido rigurgito dei vecchi toni di contrapposizione violenta e pregiudiziale, già all'interno del Parlamento durante la seduta stessa (Di Pietro) e, successivamente, fuori dalle aule (Travaglio), ma, nel complesso, il nuovo stile instauratosi nei rapporti tra i due schieramenti pare evidentissimo, il rispetto reciproco è fuori discussione e l'opposizione ha creato un "governo ombra", com'è nella migliore tradizione anglosassone, che sembra avere iniziato a svolgere il suo compito seriamente.&lt;br /&gt;   Qualcuno dirà che, così, la politica è diventata piatta, che, essendo ormai rappresentati in Parlamento quasi soltanto i due maggiori partiti, già "accusati" in campagna elettorale di avere programmi molto simili tra loro, è praticamente venuta a mancare una vera opposizione. Invece, è questo il panorama politico di un Paese finalmente normale: quelle che oggi mancano, e delle quali non si ha alcuna nostalgia, sono in realtà soltanto le chiassate delle forze della contrapposizione a tutto e a tutti per partito preso, dell'odio fine a sè stesso verso l'avversario, dell'impedimento ad un'efficace opera di governo, ma l'opposizione, quella vera, c'è da giurare che, quando sarà il momento, si farà sentire eccome, ed il governo la starà ad ascoltare, com'è giusto che sia in ogni autentica democrazia che si rispetti.&lt;br /&gt;   A Napoli si sono già senz'altro viste importanti conseguenze della svolta avvenuta: "monnezza" campana e disastri dell'immigrazione selvaggia sembrano sul punto di venire affrontati con determinazione, mezzi ed energia prima impensabili.&lt;br /&gt;   Il governo appare efficiente, coeso al proprio interno e volitivo; l'opposizione si direbbe sufficientemente "collaborativa", composta ormai da persone responsabili, realisticamente coscienti che la risoluzione di problemi tanto macroscopici non può non anteporsi a qualsiasi logica di contrapposizione pregiudiziale o ideologica tra fazioni.&lt;br /&gt;   Vivere dunque in un Paese normale, potendo contare su una dirigenza rinnovata che consideri un punto di partenza, e non di arrivo, l'insediamento al governo dopo essere stata eletta dai cittadini, e che quindi si rimbocchi sul serio le maniche per ricercare immediatamente soluzioni che non possono più aspettare, una dirigenza controllata, ma non sabotata, da un'opposizione intelligente e costruttiva, forse, per gli italiani, oggi "se po' fa'".&lt;br /&gt;                                                                                                           Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-4572305744735726932?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/4572305744735726932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=4572305744735726932' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/4572305744735726932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/4572305744735726932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2008/05/campa-in-un-paese-normale-ora-forse-se.html' title='CAMPA&apos; IN UN PAESE NORMALE? ORA (FORSE) SE PO&apos; FA&apos;.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-8350144699443194893</id><published>2008-04-16T08:08:00.000-07:00</published><updated>2008-04-16T09:16:41.123-07:00</updated><title type='text'>SI RIMONTA IN SELLA!</title><content type='html'>E' fatta. Dopo una parentesi di un paio di anni decisamente da dimenticare, le urne aperte domenica e lunedi hanno sancito chiarissimamente, in barba a coloro che hanno agitato lo spettro di nuovi scenari di esiti elettorali ambigui e di conseguente ingovernabilità o difficile governabilità dell'Italia, il ritorno alla guida del Paese di un Capo di governo e di uno schieramento politico che gli italiani hanno già avuto modo di ben conoscere e dei quali probabilmente, visto il loro inequivocabile verdetto, non conservavano poi un ricordo così orrendo come tutte le parti a ciò interessate hanno tentato in tutti i modi di farci credere; un Capo di governo ed uno schieramento in grado ora di riprendere il lavoro da dove la fine della legislatura che li ebbe per protagonisti e l'avvento della calamità prodiana l'avevano interrotto, seppure in un contesto profondamente cambiato, rispetto ad allora, e con nuove e difficili sfide da raccogliere.&lt;br /&gt;   Il temutissimo "pareggio" dovuto alle magagne della legge elettorale vigente, con mancanza di una maggioranza chiara specie in Senato e, sullo sfondo, i fantasmi di impresentabili "inciuci" o di scene di panico per non sapere bene che pesce pigliare, è dunque stato scongiurato: la vittoria della parte vincente è stata nettissima e si è affermato un sostanziale bipartitismo che avvicina il nostro sistema a quello delle più evolute democrazie occidentali. Insomma, il tanto demonizzato "Porcellum" (comunque da rivedere almeno sotto certi aspetti), applicato nel giusto modo, ha funzionato bene; chissà cosa sarebbe invece avvenuto se si fosse proceduto, a suo tempo, al varo di un governo provvisorio presieduto da Marini o da altri, e all'emanazione di una qualche nuova legge elettorale.&lt;br /&gt;   La novità "rivoluzionaria" più evidente è senza dubbio quella della semplificazione a dir poco drastica del quadro politico e del ventaglio dei partiti rappresentati in Parlamento, con la nascita di un bipolarismo rafforzato e caratterizzato dalla scomparsa delle vecchie mega-coalizioni con dentro tutto e il contrario di tutto, rimpiazzate da due nuovi schieramenti composti ciascuno da pochissimi elementi legati tra loro da solidissime intese, ormai pressochè due superpartiti, per di più capaci da soli di coprire la quasi totalità dei seggi disponibili nelle due camere, essendo state gran parte delle formazioni esterne a questi due blocchi tagliate fuori dalle soglie di sbarramento previste dalla legge elettorale, con il risultato di ritrovarci, a conti fatti, con quattro o cinque gruppi parlamentari in luogo degli oltre venti della legislatura appena conclusasi.&lt;br /&gt;   Riteniamo che, a determinare tale esito, sia stato soprattutto il comportamento cosciente e logico da parte di un elettorato forse più maturo di quanto non abbiano immaginato gli stessi politici (i quali non hanno mai smesso di insistere sulla necessità del cosiddetto "voto utile", cioè dato a chi ha concrete possibilità di vittoria) e meno soggetto alle tentazioni dell'anti-politica e del voto "di protesta", dato a chi si sa benissimo che non può farsene nulla. E' infatti chiaro che, in un sistema basato su un premio di maggioranza, tale da consentire di governare, attribuito a chi ottiene più voti, e con soglia di sbarramento anti "nanetti", ad avere possibilità di successo sono soltanto quei grandi partiti o poli nei quali possano riconoscersi le più ampie fasce possibili dell'elettorato, nella stragrande maggioranza composto da persone moderate tendenzialmente orientate o verso destra o verso sinistra, per cui non potrà mai raggiungere i numeri sufficienti chi rappresenta invece posizioni ideologiche più estreme o anche se ne sta insipadamente collocato al centro-centro.&lt;br /&gt;   E' così successo che sono rimaste totalmente escluse dal nuovo Parlamento, insieme alle mille listarelle rappresentanti il nulla assoluto che affollavano con i loro improbabili simboli le nostre schede elettorali (una delle quali, piange il cuore nel constatarlo, si chiamava "Partito Liberale"), persino formazioni che avrebbero forse meritato una sorte un po'  meno infausta, come una sinistra radicale "Arcobaleno" o una Destra di Storace-Santanchè, entrambe finite male perchè scese in lizza, questa volta, "da sole" e non più inglobate in grandi coalizioni-carrozzone come nelle consultazioni precedenti.&lt;br /&gt;   Costoro saranno sempre in tempo per prendere coscienza degli errori fatti e dei cambiamenti sopravvenuti nel panorama politico nazionale, e quindi per ritornare in un prossimo futuro alla vita parlamentare come portabandiera, dall'interno dei partiti maggiori, delle lotte nel nome dei valori molto particolari in cui credono. In caso contrario, se non potranno o vorranno fare ciò, potrà anche dispiacere un po' a tutti per la perdita di quelli che possono, nonostante tutto, considerarsi dei contributi di pensiero preziosi, ancorchè al di fuori degli schemi più ortodossi, nelle altrimenti un po' "sorde e grige" aule di Camera e Senato, ma rimane il fatto che lo scopo del meccanismo di una moderna democrazia dell'alternanza bipolare o bipartitica non è quello di garantire una rappresentanza parlamentare ad ogni costo, anche a chi rimane incapace di integrarsi nelle formazioni politiche mature per assumersi responsabilità di governo, bensì quello di creare le migliori condizioni per la governabilità e di rimuovere ciò che sarebbe d'ostacolo per la stessa.&lt;br /&gt;   Ora che il Cavaliere rimonterà in sella in simili inedite condizioni favorevoli di sicurezza della propria magioranza (sia in termini di numeri che di compattezza della coalizione), di semplificazione del quadro politico e di rinnovato prestigio, potranno finalmente essere affrontati, con serenità ed energia sconosciute al precedente governo, i non pochi problemi in cui si dibatte il nostro povero Paese.&lt;br /&gt;   Da parte nostra, continueremo a sostenerlo come potremo e gli auguriamo sin da ora buon lavoro.&lt;br /&gt;                                                                                           Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-8350144699443194893?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/8350144699443194893/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=8350144699443194893' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/8350144699443194893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/8350144699443194893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2008/04/si-rimonta-in-sella.html' title='SI RIMONTA IN SELLA!'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-6515024386303649518</id><published>2008-03-05T08:24:00.000-08:00</published><updated>2008-03-05T09:50:34.222-08:00</updated><title type='text'>TRA ELEZIONI PRESIDENZIALI AMERICANE E RUSSE, LA SCOMMESSA ITALIANA</title><content type='html'>Voilà, i giochi si direbbero ormai fatti. Mentre il mondo assiste, da un lato, alla lunga, e per noi non sempre facilmente comprensibile, maratona elettorale preparatoria di quella che sarà poi la vera e propria sfida finale per arrivare a sedersi sulla poltrona di presidente degli Stati Uniti, e, dall'altro, al viceversa rapidssimo consumarsi di ciò che ha avuto tutta l'aria di essere soltanto un semplice rito volto a conferire il formale sigillo di investitura popolare ad un'elezione presidenziale russa in realtà già del tutto scontata nel suo esito, in un ambiente politico obiettivamente ancora molto da perfezionare in fatto di vera democraticità, anche in Italia parrebbero a questo punto defintivamente disegnate le formazioni destinate ad affrontarsi, fra non molto, nella prova elettorale che dovrebbe inaugurare, dopo le non entusiasmanti esperienze del recente passato, una nuova fase nella vita politica nazionale, caratterizzata da un importante passo in avanti sulla strada della costruzione di una vera democrazia dell'alternanza al potere tra due principali proposte alternative: il passaggio dall'epoca delle grandi coalizioni contrapposte, troppo spesso oltremodo eterogenee, a quella dei grandi partiti, per il fatto stesso di essere tali, almeno in teoria, notevolmente più compatti ed affidabili.&lt;br /&gt;   Avevamo, su questo stesso blog, accolto con favore (e una punta d'invidia per essere state loro, e non noi, a raggiungere per prime tale risultato) la fusione delle due principali componenti del vecchio centro-sinistra nel nuovo Partito Democratico; poi, dopo un po' di tempo, chiarita qualche passeggera incomprensione nel centro-destra, qualcosa di analogo è successo anche da quella parte della barricata, con la nascita del Popolo della Libertà, non ancora un vero e proprio partito, bisogna ammetterlo, ma comunque un nuovo soggetto politico con tutte le carte in regola per diventarlo al più presto, a partire dalla presentazione alle elezioni di tutti i componenti sotto uno stesso simbolo e con un unico programma e dall'impegno a formare poi un unico gruppo parlamentare nella prossima legislatura.&lt;br /&gt;   Presentandosi di fronte agli elettori "da solo" o quasi, vale a dire senza le zavorre, alla propria sinistra, dei massimalisti rossi e, alla propria destra, dei soliti partitucoli e personaggi banderuola centristi (quelli, per intenderci, famosi per non aver quasi mai partecipato a due elezioni di seguito nello stesso campo), il PD ha scelto la via della proposta chiara di una compagine unita nell'adesione ad un programma e matura per governare un Paese occidentale dei nostri giorni, se (speriamo comunque di no) dovesse risultare trionfatrice. In altre parole bisogna riconoscere che, tagliati finalmente i ponti con i compari di chi gridava in piazza "10-100-1.000 Nassirya" ed era causa di infinito imbarazzo internazionale per l'Italia oltre che della letterale impossibilità di governare passabilmente per il governo Prodi, la squadra veltroniana appare davvero come qualcosa di finalmente paragonabile all'omonimo partito statunitense o al partito laburista britannico, cioè come quel genere di centro-sinistra che non potrà ovviamente rappresentare la nostra forza politica di appartenenza, ma la cui esistenza e buona salute noi riteniamo indispensabili per il funzionamento della democrazia quale la intendiamo: veri avversari politici in un contesto di competzione democratica, con i quali siano concepibili anche eventuali dialoghi costruttivi (mai inciuci!), e non quasi nemici in una guerra civile.&lt;br /&gt;   Sul versante opposto, il PDL si è analogamente scrollato di torno inopportuni ed imbarazzanti ex compagni di strada delle frange estreme della destra anti-sistema, e chi non ha ancora semplicemente voluto capire o accettare che questa non può più essere l'epoca delle vecchie alleanze, bensì dei grandi partiti, che bisogna ormai imbarcare nel progetto comune da presentare agli elettori soltanto chi se la sente di impegnarsi in esso al punto da rinunciare a propri simboli e liste (solo riguardo alla Lega Nord può essere giustificato, almeno per ora, un discorso a parte). Come si è già affermato altrove, il fatto di integrarsi in un partito è di per sè garanzia di adesione ben più convinta ed irreversibile ad un programma che non il semplice ammucchiarsi in una coalizione all'occorrenza abbandonabile senza troppi traumi. Si è da più parti insinuato che il PDL sia diventato un partito di destra, e non più di centro-destra, per essersi rifiutato di apparentarsi con la casiniana UDC: in realtà, in esso, la componente maggioritaria rimane Forza Italia, che è squisitamente di centro-destra, mentre proprio quel movimento di recente formazione che pretenderebbe di incarnare "la Destra" più genuina ne è rimasto coerentemente fuori. Respingedo l'UDC, si è semplicemente detto di no ad una piccola forza rivelatasi non ancora rassegnata all'ineluttabilità della nuova tendenza imboccata dalla politica italiana, tuttora abbarbicata all'idea di un "centro" non tenuto alla scelta di campo coerente e definitiva in un panorama bipolare, una piccola forza che sta ora dimostrando appieno quanto labile fosse ormai diventata la sua adesione a valori e programmi del centro-destra (e quindi quanto poco ci abbia, alla fin della fiera, rimesso lo stesso PDL a non avercela in squadra), riversando sugli ex compagni di strada, e di cinque anni di governo, giudizi che sembrerebbero uscire  dalla bocca di acerrimi avversari di sempre, più che da quella di aspiranti alleati di appena qualche giorno prima.&lt;br /&gt;   Un sistema politico funzionante basato sul confronto tra grossi partiti che si presentano agli elettori con programmi chiari, credibilità e concreta possibilità di guidare il Paese, qualora baciati dal successo alle urne, in luogo delle vecchie armate brancaleone messe insieme al solo scopo di battere un avversario opportunamente demonizzato, e poi incapaci di una qualsiasi linea di governo efficace, coerente e costruttiva: è dunque questa la grande scommessa che l'Italia deve vincere per il futuro.&lt;br /&gt;   Qualcuno ha obiettato ed obietta che un tale stato di cose non rientrerebbe nelle tradizioni del nostro Paese, che, se esso è naturale per il mondo anglosassone, da queste parti abbiamo una storia diversa. Noi rispondiamo che, se la posta in gioco è cercare di migliorare per quanto possibile un sistema che, così com'era, si poteva dire giunto alla frutta, vale la pena anche di fare tesoro dell'esperienza altrui, natualmente senza prescindere dagli indispensabili adattamenti  da applicare ad ogni situazione concreta nazionale.&lt;br /&gt;   In questo periodo, con sotto gli occhi gli esempi di elezioni nei maggiori stati del mondo, non mancano gli spunti di riflessione per farsi un'idea di quale possa essere il più idoneo.&lt;br /&gt;                                                                                          Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-6515024386303649518?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/6515024386303649518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=6515024386303649518' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/6515024386303649518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/6515024386303649518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2008/03/tra-elezioni-presidenziali-americane-e.html' title='TRA ELEZIONI PRESIDENZIALI AMERICANE E RUSSE, LA SCOMMESSA ITALIANA'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-6910699792561728539</id><published>2008-01-31T07:46:00.000-08:00</published><updated>2008-01-31T09:08:58.588-08:00</updated><title type='text'>L' INGLORIOSO "25 LUGLIO" DI ROMANO PRODI E LA NECESSITA' DI VOLTARE PER DAVVERO PAGINA IN ITALIA</title><content type='html'>"Dagli e dagli" o "Tanto tuonò che piovve", si potrebbe commentare. Fatto sta che il deleterio governo Prodi, già nato su una maggioranza che definire "risicata" suona un complimento, e poi più volte a rischio di cappottata specie sui più spinosi temi di politica estera, causa certe sue componenti radicali chiaramente non ancora mature per gestire razionalmente le più delicate situazioni politico-militari che il complicato scenario internazionale odierno impone, dopo quasi due anni di "potere" è caduto.&lt;br /&gt;   Si tratta di quello che era praticamente scontato che, prima o poi, avvenisse, ma è significativo che questa crisi non sia arrivata, alla fine, dalle summenzionate frange più estreme della coalizione di governo, bensì proprio da "moderati" per antonomasia della stoffa di Mastella, Dini e Fisichella, cioè da quelle forze relativamente alle quali meno si può parlare di eccessiva "disomogeneità" rispetto alla componente dominante di centro-sinistra dell'ex maggioranza (oggi P.D.) per spiegarne il clamooso gesto di rottura, di quegli elementi, tanto per intenderci, che mai avevano fatto temere di costituire un pericolo per la tenuta del governo  quando si era trattato, ad esempio, di sostenere le missioni militari all'estero e in tutte le passate situazioni di forte rischio di caduta per l'esecutivo Prodi.&lt;br /&gt;   Tale apparente "anomalia" nell'accaduto può forse facilmente spiegarsi con il fatto che personaggi come i promotori della presente crisi si collocano in quella sorta di area di confine tra i due schieramenti del nostro sistema politico imperfettamente bipolare, dalla quale rimane tutto sommato più agevole il passaggio disinvolto da una parte all'altra di detto poroso confine a seconda dell'opportunità del momento (nè, del resto, i signori in questione sono nuovi a simili esperienze, avendo già tutti in passato militato nel centro-destra), mentre invece, per aree come la sinistra antagonista, ben difficilmente potrebbero schiudersi possibilità di governare al di fuori di una coalizione come quella appena andata in pezzi, sicchè è comprensibile il loro pensarci non dieci, ma cento volte, al di là dell'abbaiare di rito, prima di compiere irreparabili mosse autodistruttive. E' comunque un dato di fatto che il 24 gennaio di Prodi assume sinistramente i connotati di un 25 luglio '43 di mussoliniana memoria, con il Capo del Governo che vuole a tutti i costi andare incontro al giudizio del suo "Gran Consiglio", ben sapendo che questo gli sarà fatale, e si fa sfiduciare proprio dagli accoliti dai quali meno ci si poteva aspettare la pugnalata mortale; se poi si aggiungono i brindisi e le plateali manifestazioni di giubilo per la caduta del "tiranno", quali non se ne ricordavano da chissà quando, il quadro delle analogie è ancora più completo.&lt;br /&gt;   Premesso che, a cose fatte, la gioia per la caduta di uno dei peggiori governi della storia della Repubblica - il governo delle tasse, delle figuracce con l'estero, dell'emergenza sicurezza ecc. - non può dirsi che pienamente condivisibile, si deve tuttavia anche ammettere che a tale soddisfazione si acompagna una punta di amarezza per il modo in cui questa "liberazione" è stata conseguita e, soprattutto, per il patetico spettacolo dei tentativi di riattaccare con lo sputo i cocci di un giocattolo ormai irrimediabilmente rotto - o, peggio, di dar vita a qualcosa d'altro di assolutamente estraneo a qualsiasi volontà mai espressa dagli elettori - cui l'attribuzione al Presidente del Senato Marini del cosiddetto incarico "finalizzato" ci farà presumibilmente assistere nei prossimi giorni.&lt;br /&gt;   Pur fautori della più tenace opposizione all'esecutivo appena caduto, non si può non rilevare che, passando per un momento dal caso particolare al generale, se i governi continuano a cadere prima della loro scadenza naturale, e con i soliti metodi da 25 luglio, è perchè, sotto sotto, esiste un malessere di fondo ancora peggiore del fatto in sè che, per cinque anni, a governare la Nazione non siano i "nostri": qui si tratta di una sconfitta per quanti, di qualsiasi appartenenza plitica, ritengono assolutamente primario l'obettivo di costruire un sistema  finalmente basato sulla vera alternanza al potere di governi che, avendo stabilità e capacità per durare un'intera legislatura, come succede praticamente in tutte le democrazie evolute dell'Occidente, abbiano il modo di portare a compimento i loro programmi e di dare un'immagine di credibilità del Paese anche sul piano interazionale.&lt;br /&gt;   Tornando alla cruda attualità, non vogliamo certo entrare nel merito della decisione del Presidente della Repubblica di agire come ha agito: ciò gli è, e sempre gli sarà, consentito fino ad eventuali mutamenti parecchio radicali della Costituzione. Non ci si può però esimere dall'osservare che il tentativo Marini di ricompattare la vecchia maggioranza - o di crearne di nuove, che sarebbero oltremodo irrispettose della volontà degli elettori, per riformare la legge elettorale - ad occhio e croce non sembra avere concrete possibilità di successo e parrebbe utile soltanto a fare perdere del tempo prezioso, mentre invece le condizioni per una maggioranza sicura di centro-destra in seguito a nuove elezioni, probabilmente, sussistono anche considerata la non eccellentissima legge elettorale attualmente in vigore. La parola torni dunque alle urne il più presto possibile, dopo di che ci sarà senz'altro modo di riformare questa ed altre leggi e, auguriamocelo vivamente, di compiere sempre maggiori passi avanti verso l'edificazione di quella democrazia sana, compiuta e funzionante che tutti vogliamo e che, al momento, non appare purtroppo ancora vicinissima.&lt;br /&gt;   Così potremo davvero archiviare tutti i 25 luglio della nostra Storia in un buio periodo da non riesumare.&lt;br /&gt;                                                                                                  Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-6910699792561728539?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/6910699792561728539/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=6910699792561728539' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/6910699792561728539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/6910699792561728539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2008/01/l-inglorioso-25-luglio-di-romano-prodi.html' title='L&apos; INGLORIOSO &quot;25 LUGLIO&quot; DI ROMANO PRODI E LA NECESSITA&apos; DI VOLTARE PER DAVVERO PAGINA IN ITALIA'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-5430283689753248096</id><published>2008-01-17T08:25:00.000-08:00</published><updated>2008-01-17T09:20:26.715-08:00</updated><title type='text'>MA QUANTO E' RIDICOLO QUEL CERTO ANTICLERICALISMO...</title><content type='html'>L'intolleranza e l'antidemocraticità dimostrate da quel pugno di sedicenti dotti professoroni e dal loro degno discepolame nell'impedire a papa Benedetto XVI di intervenire alla solenne cerimonia presso la loro università, che, malgrado l'accaduto, ci si ostina ancora a chiamare "la Sapienza" (???), sono per lo meno pari allo sconcertante patetismo e all'anacronismo di quel certo modo di essere anticlericali e di intendere la laicità sfoderati in questa ben poco edificante vicenda.&lt;br /&gt;   Oggi l'anticlericalismo come logica conseguenza del libertarismo, dela genuina aspirazione ad una vita civile regolata da leggi ed istituzioni svincolate dai dettami e dalle autorità proprie di una data religione, può senz'altro dirsi che non abbia più ragione d'essere almeno da oltre mezzo secolo a questa parte ed in questa parte del mondo.&lt;br /&gt;   Un liberalaccio fino al midollo come chi scrive non può naturalmente non comprendere, ad esempio, le ragioni di un anticlericalismo risorgimentale, inteso come rigetto del potere temporale di un clero che allora intralciava il processo di democratizzazione e di unità nazionale, ma si trattava qui di un sentimento ben diverso dall'ostilità verso la missione nel campo spirituale e morale di una Chiesa, che è di sua stretta competenza, diversamente dalle funzioni temporali. Basti pensare che proprio uno dei maggiori tra quegli stessi "anticlericali" sfegatati dell'epoca, un certo Giuseppe Mazzini (scusate se è poco), dichiarava di provare per gli atei una grande pena, segno che la sua non era avversione al messaggio diffuso dal clero nelle sue funzioni "istituzionali", bensì agli abusi perpetrati dallo stesso in ambito "terreno".&lt;br /&gt;   Oggi non esiste più un reale potere politico nelle mani dei vertici ecclesiastici, nè una loro possibilità di ingerire pesantemente nella vita delle democrazie tramite l'operato di forti partiti-longa manus disciplinatamente assoggettati alle loro direttive.&lt;br /&gt;   Accusare la Chiesa di interferire nella vita politica nazionale, o definire spregiativamente il papa "capo di uno stato estero", sono atteggiamenti oggi quanto meno ridicoli: il Pontefce non ha la minima intenzione di pilotare in alcun modo l'attività dei nostri legislatori, nè avrebbe i mezzi per farlo, tant'è vero che questa è sempre andata avanti indipendentemente da ogni suo auspicio o dissenso. Quanto poi a cosituire una minaccia come "capo di uno stato estero", gli mancano quelle divisioni di cui Stalin si chiedeva quante fossero e, se anche le avesse, non le userebbe: è uomo di pace, il papa, talmente di pace da prestarsi troppo spesso, involontariamente, ad essere sfruttato persino dai soliti pseudopacifisti ed elementi da sbarco vari, di fatto distanti anni luce dal suo vero universo di valori, e magari pronti a dargli addosso non appena qualche altro suo intervento non torni altrettanto comodo ai loro quasi mai cristallini fini.&lt;br /&gt;   Posto che la Chiesa  non può costituire in alcun modo un pericolo per la libertà, la laicità e la democraticità delle istituzioni, non si può tuttavia pretendere che essa rinunci alla sua autentica ed unica missione di esortare continuamente al rispetto dei valori di cui è custode, e che lo faccia con tutti i mezzi a sua disposizione. Metterle, in qualsasi occasione, il bavaglio sarebbe, oltre che un intollerabile affronto alla libertà di espressione che va riconosciuta a chiunque, un passo avanti verso forme di intolleranza religiosa tipiche di ben noti sistemi illiberali, che sono l'esatto opposto delle vere società laiche.&lt;br /&gt;                                                                                                       Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-5430283689753248096?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/5430283689753248096/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=5430283689753248096' title='12 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/5430283689753248096'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/5430283689753248096'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2008/01/ma-quanto-e-ridicolo-quel-certo.html' title='MA QUANTO E&apos; RIDICOLO QUEL CERTO ANTICLERICALISMO...'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>12</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-9213285230285041359</id><published>2007-12-27T05:33:00.000-08:00</published><updated>2007-12-27T06:59:12.355-08:00</updated><title type='text'>AUGURI A TUTTI.  ANCHE A CHI...</title><content type='html'>Giunti al termine di questo benedetto 2007, si ha la netta sensazione di trovarsi ad assistere, oltre che all'astronomicamente inevitabile fine di un ennesimo giro del povero Pianeta attorno alla sua fulgida Stella, con contemporaneo inizio di un nuovo tragitto d'identico percorso, anche all'inizio e alla fine di ben alttre cose, che, per il momento ci è alquanto difficile definire con chiarezza, sicché, affinchè tutto possa filare liscio, o almeno si possano limitare al massimo i disastri, ci si sente motivati a scambiarsi i consueti auguri per il nuovo anno caricando gli stessi di particolari significati ed intendendo scongiurare particolari ansie.&lt;br /&gt;   Nel variopinto mondo della politica interna, ad esempio, sembrano ormai chiare e scontate solamente due cose: che nulla appare più chiaro e scontato a nessuno, neppure agli addetti ai lavori, e che un'intera epoca è ormai in agonia, per non dire già conclusa. Il bello starà ora nel vedere che cosa il nuovo anno, e insieme la nuova stagione politica, ci riserverà.&lt;br /&gt;   Il bipolarismo "vecchia maniera", per intenderci quello che ci ha tenuto compagnia all'incirca negli ultimi tredici anni, è agli sgoccioli; ciò che ne prenderà il posto potrà significare un perfezionamento del sistema da esso indiscutibilmente prodotto, basato su principi quali l'alternanza al potere tra due idee contrapposte ad ogni lizza elettorale e la scelta diretta da parte dei cittadini dei capi di governi tendenzialmente destinati a durare per l'intera legislatura, oppure potrà contribuire ad indebolire tale stato di cose, anche se non sarà facile sradicarlo subito del tutto, reintroducendo elementi di infausta memoria quali elezioni a metodo proporzionale e con le "mani libere", ed alleanze di governo e capi degli esecutivi decisi nei "palazzi", soltanto dopo il voto.&lt;br /&gt;   Auguri, quindi, per il nuovo anno a chi dovrà decidere, a questo punto, della sorte del Paese: del rafforzamento di conquiste degne di una vera democrazia moderna ed ormai bene o male molto radicate, ovvero della loro gettata alle ortiche.&lt;br /&gt;   E auguri soprattuto agli italiani, che non meriterebbero politicanti cui passasse anche soltanto per l'anticamera del cervello di privarli del diritto acquisito di potersi scegliere direttamente, votando, alleanza e programma di governo nonchè persona del primo ministro. Queste, sia ben chiaro, sono condizioni assolutamente irrinunciabili qualunque sistema elettorale venga alla fine adottato: maggioritario, proporzionale o con il televoto in diretta durante una trasmissione di Raffaella Carrà; tedesco, spagnolo, turco o kenyota.&lt;br /&gt;   Qualcuno ha affermato che il bipolarismo in Italia non funzionerebbe, che sarebbe superato, che farebbe addirittura "schifo": Quel bipolarismo, miei cari signori, pure "all'italiana" e con tutti i difetti possibili e immaginabili, sta alla base del buon funzionamento di Regioni, Province e Comuni che è sotto gli occhi di tutti; sta assicurando governi (buoni o cattivi, non daremo giudizi in questa sede) insediati per un'intera legislatura o almeno di una durata sufficiente per potere concludere qualche cosa, e non al potere ciascuno per qualche mese, come avveniva in una Prima Repubblica sotto questo aspetto da dimenticare; ha fatto dire all'ex, o post, fascista Fini che il nazismo dell'Olocausto fu il "male assoluto", e all'ex, o post, comunista Veltroni che nazismo e comunismo furono più o meno la stessa cosa; ha, insomma, piano piano tolto dai ghetti dell'antisistema forze che, trovando le condizioni idonee ed incentivanti, hanno potuto integrarsi ed essere recuperate alla politica "vera" di un paese democratico, da giocarsi tra avversari alternativi l'uno all'altro, ma reciprocamente rispettosi e condividenti una base di valori assolutamente fondamentali.&lt;br /&gt;   Proseguimento ideale del processo di riforma sulla via di una democrazia davvero moderna e funzionale può essere senz'altro quello nella cui direzione sembra andare la formazione del Partito Democratico, da una parte, e del Partito della Libertà dall'altra: la semplificazione della vita politica mediante l'accorpamento in due grandi entità, una di cetrodestra e l'altra di centrosinistra, di partitini-cespuglio sostanzialmente omogenei tra loro e la cui stessa sopravvivenza come soggetti distinti non risponde perciò più ad alcuna esigenza logica o di utilità (alzi la mano, ad esempio, chi sa dire quale grande differenza "ideologica" passi tra un'Udeur di Mastella e un'Italia dei Valori di Di Pietro perchè gli stessi non possano stare in un'unico soggetto, magari priprio il PD, dov'è peraltro già confluita la loro consimile Margherita).&lt;br /&gt;   Allora, auguri di buon anno e di buon lavoro a chi sinceramente si adopera per un futuro politico dell'Italia sempre più all'insegna del potere dei cittadini di scegliere direttamente alleanza di governo e premier, dello sfoltimento degli ormai totalmente inutili partitini e di un panorama di conseguenza più semplice e chiaro in grado di ripristinare la fiducia degli italiani nella propria classe politica. Un augurio particolare, ovviamente, al cavalier Berlusconi, per il buon fine della sua sfida lanciata a quanti, nel suo stesso schieramento, stentano a comprendere che è proprio di questa unità nella lotta per restituire al più presto al Paese un buon governo e il prestigio di cui ha sacrosanto dirtto che si alza forte la domanda della base elettorale dell'attuale opposizione.&lt;br /&gt;   E auguri, comunque, anche a chi sembra invece remare nel senso opposto, convinto che, dalla saggia strada imboccata anni fa, sia ormai giunto il momento di discostarsi radicalmente; chissà che non sia proprio lui a necessitare più di tutti dei nostri sinceri auspici.&lt;br /&gt;   Auguri vivissimi- per cambiare completamente argomento, ma con immutata preoccupazione per destni ed immagine dei nostri connazionali - ai tanti nostri uomini e donne impegnati nella lotta a terrorismi e a varie minaccie per la pace al'interno e al di fuori dei confini nazionali, in territori dove la situazione è già alquanto calda (Afghanistan) o potrebbe diventarlo (Libano, Balcani), affinchè non venga loro mai meno il sostegno del Paese, e l'esigenza della loro sicurezza e capacità di operare non venga mai dopo irresponsabili pregiudiziali ideologiche o meschine tattiche di politica interna.&lt;br /&gt;   Auguri a chi, dai cambiamenti che bollono in pentola per il nuovo anno, si aspetta qualche positiva novità su stipendi, prezzi, tasse, occupazione, mutui, qualità della vita in generale: E auguri anche a chi dovrà fare in modo che queste aspettative vengano deluse il meno possibile, anteponendole ai propri interessi di parte o di poltrona.&lt;br /&gt;   Insomma, auguri a tutti. A chi dorà avere e a chi dovrà dare. Comunque la pensi.&lt;br /&gt;                                                                                                           &lt;br /&gt;                                                                                                     Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-9213285230285041359?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/9213285230285041359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=9213285230285041359' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/9213285230285041359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/9213285230285041359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2007/12/auguri-tutti-anche-chi.html' title='AUGURI A TUTTI.  ANCHE A CHI...'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-1875799997380386430</id><published>2007-11-11T07:09:00.001-08:00</published><updated>2007-11-11T08:22:14.661-08:00</updated><title type='text'>PARTITO (SPECIE SE "UNITARIO")...QUELLA PAROLA CHE SEMBRA ANCORA FARE PAURA AL CENTRODESTRA</title><content type='html'>Nel campo del centrosinistra politico italiano ha, bene o male, visto la luce il Partito Democratico, il quale ha fuso in un'unica entità due componenti, la Margherita e i Democratici di Sinistra, che in un tempo non lontanissimo, ma che pare ormai preistorico, militavano addirittura agli antipodi l'uno dell'altro, quando ancora si chiamavano rispettivamente Democrazia Cristiana (la Margherita era formata in larga parte dall'ex sinistra DC) e Partito Comunista Italiano.&lt;br /&gt;   L'operazione ha avuto aspetti felici e meno felici; ha fatto nascere un soggetto politico di concezione nuova, ma la cui efficienza nell'operare in concreto è ancora tutta da verificare; ha eletto un capo con un metodo democraticissimo quale le "primarie", ma così facendo ha creato confusione su chi si trovi ora a godere di più legittimante investitura popolare per guidare la baracca, se questo nuovo leader o il "vecchio" Presidente del Consiglio. Tuttavia, questa operazione è andata indiscutibilmente nella direzione giusta, o almeno in quella inevitabile, se davvero si ritiene che un sistema basato sull'alternanza al potere tra due possibili maggioranze di governo, sicure ed in grado di perseguire i rispettivi programmi, presentati con chiarezza agli elettori prima di chiamarli alle urne e da questi scelti con il voto, sia ormai una conquista irreversibile, dalla quale non si può più tornare indietro, qualunque siano le leggi elettorali o le riforme costituzionali in futuro adottate.&lt;br /&gt;   In questo più intraprendente e lungimirante del centrodestra, il centrosinistra ha superato due ostacoli che, da quest'altra parte della barricata, sembrano ancora costituire quasi dei tabù: intanto ha dato vita ad una significativa organizzazione politica che si fregia senza vergogna della qualifica di "partito", e poi ha capito che il naturale sbocco del bipolarismo è di portare alla formazione di entità più compatte e stabili delle semplici "coalizioni".&lt;br /&gt;   La parola "partito", nel mondo politico italiano e specie nel centrodestra, provoca probabilmente strane reazioni allergiche da quando il ciclone dei primi anni Novanta ha mandato in pezzi il vecchio sistema generalmente ricordato come la "Prima Repubblica": sarà perchè i soggetti rappresentativi di quel sistema si chiamavano tutti ufficialmente Partito Tal dei Tali, sarà perchè ci hanno fatto una testa così con la "partitocrazia" fonte di tutti i mali, sta di fatto che, da allora in poi, è tutto un rifiorire di leghe, clubs, alleanze, unioni varie (ora anche i "Circoli" della pasionaria azzurra Brambilla), ma di un vecchio e sano "Partito", a centrodestra e dintorni, quasi non si ha più memoria.&lt;br /&gt;   Invece bisognerebbe recuperare il tempo perduto, non copiare la sinistra, ma fare di meglio. Aleggia, è vero, un progetto di Partito delle Libertà unitario, ma, al momento, non sembrano crederci in molti oltre a Silvio Berlusconi.&lt;br /&gt;   E' importante il superamento delle semplici "coalizioni", perchè, se si crede veramente nella democrazia dell'alternanza al potere tra due famiglie politiche in grado realisticamente di governare con una solida maggioranza una volta elette, non è più il caso di rimandare troppo oltre.&lt;br /&gt;   Potrebbe, in un prossimo futuro, affermarsi una legge elettorale che assegni il premio di maggioranza non più alla coalizione, ma al partito più votato e, inoltre, l'essere parti integranti in un partito unitario porterebbe le inevitabili varie anime interne ad esso a sentire con maggiore senso di responsabilità il dovere di fedeltà al progetto comune, che non qualora fossero semplicemente dei gruppi distinti membri di una coalizione.&lt;br /&gt;   E' puramente pretestuoso affermare, invece, che il partito unitario condurrebbe alla mortifiazione delle identità specifiche delle singole componenti che gli darebbero vita: nel Partito Laburista inglese, ad esempio, convivono, senza sognarsi scissioni, tendenze che vanno da un netto moderatismo a posizioni non poi molto diverse da quelle della nostrana sinistra radicale; così nel Partito Repubblicano americano troviamo un Rudolph Giuliani e un George W. Bush pensarla in maniera diametralmente opposta su svariati temi, senza però mai mettere in discussione la comuneappartenenza al medesimo.&lt;br /&gt;   Opporsi all'ipotesi di un partito unitario anche nel centrodestra, almeno costituito tra quelle componenti di esso sufficientemente omogenee da poterlo ragionevolmente fare (con i peraltro ottimi alleati della Lega Nord, per intenderci, si deve riconoscere che il discorso, per lo meno nell'immediato, sarebbe forse un tantino più complesso e delicato, pur dovendosi certamente tendere ad includere pure loro magari in tempi meno brevi), vuol dire non avere abbastanza il senso dell'inevitabile nuovo corso della politica nazionale, teso alla democrazia dell'alternanza tra due schieramenti solidi e compatti, garanzia di governabilità, vuol dire essere nostalgici di un ormai impossibile "centro" che non ha coraggio e volontà per schierarsi irrevocabilmente da una parte o dall'altra, vuol dire rimpiangere (magari inconsciamente) il consociativismo e il trasformismo di tanto triste memoria nella storia patria.&lt;br /&gt;   Occorre, in conclusione, superare quella sorta di paura che la parola stessa "partito", e tanto più  "partito unitario", sembra ancora suscitare in tanti ambienti del centrodestra, anche per non farsi battere dalla parte avversaria in prontezza nell'adattare strutture e mentalità al nuovo che avanza inesorabilmente.&lt;br /&gt;   Questo post è stato redatto anche e soprattutto al fine di pubblicizzare l'iniziativa di un blog roll votato appunto alla causa che abbiamo cercato di perorare in queste righe. E' stata promossa dall'amico "Camelot"; il modo più pratico per aderirvi (chi scrive lo ha fatto) è quello di recarsi sul blog &lt;a href="http://www.teocon1990.blogspot.com/"&gt;www.teocon1990.blogspot.com&lt;/a&gt;  e, da lì, cliccare sul simbolo tondo (tipo simbolo dela CdL) con la dicitura "LA CASA DELLE LIBERTA' PER IL PARTITO UNITARIO" che appare a margine della home page in fondo a destra, accedendo così a tutte le istruzioni per proseguire.&lt;br /&gt;   Credo, in tutta sincerità, che si tratti di un'iniziativa cui valga la pena di prestare la propria attenzione ed incanalare quella di quanta più gente possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                 Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-1875799997380386430?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/1875799997380386430/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=1875799997380386430' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/1875799997380386430'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/1875799997380386430'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2007/11/partito-specie-se-unitarioquella-parola.html' title='PARTITO (SPECIE SE &quot;UNITARIO&quot;)...QUELLA PAROLA CHE SEMBRA ANCORA FARE PAURA AL CENTRODESTRA'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-3588458726612536067</id><published>2007-08-30T08:41:00.000-07:00</published><updated>2007-08-30T09:02:50.042-07:00</updated><title type='text'>GERARCHI - Gli uomini che resero possibile il fenomeno fascista</title><content type='html'>IN LIBRERIA DA SETTEMBRE&lt;br /&gt;L'ULTIMO LIBRO DI TOMMASO PELLEGRINO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Balbo il trasvolatore, Ciano il "generissimo", Bottai l'intellettuale a suo modo libertario, Starace il "mastino della rivoluzione".&lt;br /&gt;   Sono solo alcuni dei principali gerarchi del fascismo: una classe dirigente che Mussolini, il duce, sfruttò per i propri fini, disprezzò ed esautorò, e che gli italiani chiamavano "loro", conoscendoli poco e stimandoli ancora meno in confronto al favoloso "Lui" nazionale. Ma anche una squadra di uomini indispensabili per rendere possibile il più interessante e complesso fenomeno della nostra storia unitaria, così come per determinarne la fine tramite un atto che, per tutti i gerarchi, si rivelò un suicidio politico e, per taluni di essi, anche fisico.&lt;br /&gt;   Un pugno di percorsi individuali che l'autore sviscera nei loro tratti essenziali, sforzandosi di dare così un quadro d'insieme il più possibile esauriente del regime che segnò la vita di un'intera generazione di italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROBERTO CHIARAMONTE EDITORE              Prezzo  €  20,00&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Copertina del volume visibile sul sito dell'Editore   www.chiaramonteeditore.it)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-3588458726612536067?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/3588458726612536067/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=3588458726612536067' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/3588458726612536067'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/3588458726612536067'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2007/08/gerarchi-gli-uomini-che-resero.html' title='GERARCHI - Gli uomini che resero possibile il fenomeno fascista'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-6216150319212845605</id><published>2007-07-30T08:18:00.000-07:00</published><updated>2007-07-30T09:34:53.485-07:00</updated><title type='text'>CHE COS'E' A RENDERCI  PARTICOLARMENTE VULNERABILI NEI CONFRONTI DEL TERRORISMO ISLAMICO</title><content type='html'>Fatti recenti come la scoperta di una "moschea" potenziale covo e scuola di terroristi anche "baby", nei pressi di Perugia, e le ultime sparate fatte dal brillante ministro degli Esteri D'Alema sulla necessità di dialogo con quella brava gente dei terroristi di Hamas, oltre che sull'auspicabilità di una cessazione o ridimensionamento delle "barbare" attività americane di "Enduring Freedom" in Afghanistan, inducono senza dubbio a qualche riflessione sul perchè il nostro Paese - insieme a tutto l'Occidente, beninteso, ma nonostante esso cerchi di distinguersi proprio per particolari doti di moderazione e "umanità" - sia così nel mirino di chi non vede l'ora di vedere il mondo trasformato in un bel Califfato, con tanti saluti ai secoli di storia, e di evoluzione politica, sociale, filosofica e scientifica, passati dal Medioevo ad oggi, e su quali siano gli atteggiamenti più saggi da adottare di fronte a simile stato di cose.&lt;br /&gt;   La realtà è che noi occidentali, così come ci siamo apparentemente ridotti oggi, agli occhi di gente che non ha invece vissuto un processo evolutivo analogo al nostro ed è perciò rimasta alla mentalità semplice del vedere tutto bianco o tutto nero, incapace di concepire modi diversi di reagire ad un'offesa dall'apportarne un'altra analoga, o di ammettere che un popolo possa non insorgere compatto contro l'attacco sferrato da un nemico esterno, dobbiamo apparire come una civiltà giunta ormai alla frutta, senza più alcuna credibilità, nè temibilità, oseremmo dire neppure più degna di rispetto.&lt;br /&gt;   L'opulenza sfrenata in cui viviamo, la mancanza di serie guerre ormai da oltre un sessantennio, con conseguente disabitudine ad ingaggiare le lotte per le cause collettive veramente vitali con tutti i mezzi adatti allo scopo ed accettandone gli inevitabili sacrifici e perdite umane; nonchè l'indulgenza mostrata dalla nostra socetà verso la diffusione di un pacifismo che sembra, al contrario, predicare la resa davanti al sopruso e alla violenza come preferibile a qualsiasi virile e sacrosanta reazione a difesa della dignità e della libertà di tutti, debbono fare apparire noi occidentali, agli occhi di questi baldi fedeli di Allah, come una manica di debosciati ormai pronti soltanto per essere calpestati senza pietà e senza difficoltà da nuove e più vitali forze, proprio come lo fu a suo tempo l'impero romano della decadenza, da parte degli emergenti "barbari" pressanti alle sue frontiere.&lt;br /&gt;   E che cosa possono mai pensare, degli invasati religiosi quali sono appunto i bei tomi che ci vorrebbero tutti morti, di una civiltà che si mostra ben più preoccupata di non "offendere" o urtare qualunque sensibilità religiosa altrui (e specie proprio quella dei suoi potenziali aggressori) che non di rispettare (non si pretende di più) la propria gloriosa tradizione cristiana, la quale ha avuto anch'essa, in passato, manifestazioni di integralismo, ma che tutti, credenti o no, debbono oggi riconoscere come la maggiore cultura plasmatrice dell'Occidente? Che cosa possono concludere, loro che ti condannano allegramente a morte chiunque appena appena si discosti di un millimetro dall'ortodossia religiosa, di fronte alla nostra quasi generale indifferenza verso blasfemìe anticristiane di ogni genere, minacce e denigrazioni contro Papa ed arcivescovi, sparate di certi storditi matematici che definiscono il Cristianesimo una religione per cretini? Ed infine, dinnanzi alla pretesa di talune flange cattoliche di spacciare addirittura i vaneggiamenti pacifisti per l'essenza stessa dell'insegnamento ecclesiastico (il quale, invece, non ha ovviamente mai negato il diritto alla legittima difesa, con i mezzi ritenuti più idonei, da parte dei singoli individui come delle collettività), che possono dedurre, loro che tanto disinvoltamente parlano di "guerra santa"?&lt;br /&gt;   La risposta non può che essere sempre la stessa: per l'Islam radicale l'Occidente è marcio, senza più la forza nè la volontà neppure per difendersi, totalmente corrotto dall'abbandono alle false libertà e alla degenerazione dei costumi derivanti da Satana, ergo meritevole di essere soggiogato.&lt;br /&gt;   Basta, allora, con il porre l'accento, nella contrapposizione tra tutela della legalità e della sicurezza, da un lato, e solidarietà verso immigrati ed altre culture, dall'altro, solo e sempre su quest'ultima. Basta con i sensi di colpa per il fatto di appartenere alla fetta di Umanità che più di ogni altra, malgrado le imperfezioni pur sempre esistenti nel sistema, si è bene o male saputa dare pace, prosperità, progresso e democrazia. Che questi risultati conseguiti diventino il nostro punto di forza, anzichè di debolezza; che, nell'orgoglio di difenderli, si sappiano dare ai nemici di queste conquiste, le risposte giuste, appunto nel rispetto di tali valori, ma ferme.&lt;br /&gt;   La speranza di rabbonire questi avversari semplicemente con sempre maggiori concessioni sul piano interno (ad esempio piùà moschee agli immigrati, o tutte le facilitazioni possibili anche a scapito dei locali) o internazionale (aperture di D'alema ad Hamas o critica dell'operato americano in Afghanistan) è invece puramente illusoria: più noi ci mostreremo ben disposti nei loro confronti, anzi, più essi ci prenderanno per deboli e ne approffitteranno per tirare a schiacciarci.&lt;br /&gt;   Il concorrente repubblicano alla corsa per la Casa Bianca Fred Thompson ha recentemente affermato che "questa gente ce l'ha con noi per quello che possiamo aver fatto di buono, non certo per quello che possiamo avere sbagliato". E ha ragione.&lt;br /&gt;   Chissà che non stia proprio nel cominciare a dare un'immagine di noi stessi quali avversari risoluti, giusti e decisi, in una parola avversari degni di rispetto, agli occhi di questi terroristi, il segreto per essere anche un poco meno vulnerabili alle loro offensive.&lt;br /&gt;                                                                                                            &lt;br /&gt;                                                                                                             Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-6216150319212845605?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/6216150319212845605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=6216150319212845605' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/6216150319212845605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/6216150319212845605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2007/07/che-cose-renderci-particolarmente.html' title='CHE COS&apos;E&apos; A RENDERCI  PARTICOLARMENTE VULNERABILI NEI CONFRONTI DEL TERRORISMO ISLAMICO'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-1942962884057362645</id><published>2007-06-09T05:21:00.000-07:00</published><updated>2007-06-09T06:04:37.212-07:00</updated><title type='text'>TRA ERACLITO E MACARTHUR...</title><content type='html'>Con il suo comportamento nel "caso" Visco-Speciale, e nel dibattito al Senato che ne è seguito il 6 giugno, si ha l'impressione che il baldo governo Prodi, il maggiore responsabile della più grave crisi di sfiducia nella politica mai attraversata dagli italiani negli ultimi anni, abbia toccato veramente il fondo.&lt;br /&gt;   Non solo ci si è accaniti silurando un comandante di corpo armato dello Stato "reo" soltato di difendere le proprie prerogative in fatto di impiego del proprio personale da indebite interferenze esercitate da un viceministro oltretutto non nuovo a simili uscite (lo stesso Visco, già ministro delle Finanze nel 1997, ebbe infatti un'analoga disputa con il predecessore di Speciale, Mosca Moschini, e in tale occasione emerse appunto chiara l'esclusività della competenza del comandane della G. di F. a decidere impiego e trasferimenti degli appartenenti al corpo, con il semplice obbligo di informarne per notizia l'organo politico), ma lo si è voluto anche infamare, in Senato, dandogli papale papale dello "scorretto", dell'"inqualificabile", dello "sleale", il tutto senza neppure riflettere sulla sconcertante contraddizione insita nel fatto di avere, poco prima, offerto un posto di rilievo in un'istituzione prestigiosa come la Corte dei Conti proprio ad una persona che si riteneva tanto biasimevole.&lt;br /&gt;   Arroganza senza limiti, dunque, nell'apostrofare pubblicamente un fedele servitore dello Stato, oltre a danneggiarlo praticamente, e sicurezza di sè tanto sfacciata da credere di potere tranquillamente fare a meno di dissimulare anche solo un poco la propria malafede e maldestria, salvando un po', almeno, le apparenze. Per non parlare della ridicolaggine sfoggiata dal tristemente esilarante Padoa-Schioppa nelle sue citazioni e paragoni storici. Se certo è esagerato (ma neanche poi tanto) paragonare Speciale al povero deportato capitano Dreyfuss - come a molti, compreso a chi scrive, è sulle prime venuto del tutto spontaneo - assimilarlo addirittura a MacArthur, il generalissimo americano silurato da Truman durante la guerra di Corea perchè altrimenti avrebbe forse sganciato qualche confetto atomico sulle teste dei cinesi, innescando così il terzo conflitto mondiale, sa addirittura di grottesco: ovvio che, in qualsiasi vera democrazia, i militari stanno sottoposti ai governanti civili e questi hanno pienamente il diritto-dovere di rimuoverli prima che combinino disastri, anche a costo di sfidare la popolarità di semidei alla MacArthur, ma il comandante della G. di F. non stava andando oltre le sue prerogative di legge o preparando chissà quale catastrofe, e rimuoverlo è stato quindi un atto contrario, o per lo meno estraneo, a quel "combattere a difesa della legge" necessario per il popolo quanto la "difesa delle mura", secondo il pensiero di Eraclito, anche lui, poveretto, dottamente citato dall'onnisciente ministro dell'Economia.&lt;br /&gt;   Il Paese reale, dicevamo all'inizio, è ormai agli sgoccioli della sopportazione di una simile mediocrità della sua classe politica, ed una delle cause del suo scoramento è proprio l'eccessiva radicalizzazione del confronto tra i due schieramenti politici.&lt;br /&gt;   Ci si dovrebbe dare tutti un poco una calmata, insomma, riconosciamolo, a destra come a sinistra, ma, se sceneggiate come questa ultima sono tutto ciò che sa fare chi ci governa per dimostrare agli italiani il suo interesse a recuperare un clima più sereno e a venire incontro ai loro reali bisogni, come si può pretendere che anche l'opposizione venga a più miti consigli?&lt;br /&gt;   L'esecutivo ha, per ora, superato l'ennesimo scoglio in Senato e rimarrà anche questa volta in sella, avendone, nonostante tutto, il diritto.&lt;br /&gt;   Di questo passo, però, che ne sarà della credibilità, della dignità anche internazionale di un'Italia che si dice tra le prime democrazie del mondo? Ecco qualche cosa per la quale combattere è davvero necessario come la "difesa delle mura".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                         Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-1942962884057362645?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/1942962884057362645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=1942962884057362645' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/1942962884057362645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/1942962884057362645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2007/06/tra-eraclito-e-macarthur.html' title='TRA ERACLITO E MACARTHUR...'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-7675390913056794174</id><published>2007-05-17T08:32:00.000-07:00</published><updated>2007-05-17T09:12:55.023-07:00</updated><title type='text'>I RINFORZI NON POSSONO PIU' ASPETTARE!</title><content type='html'>E' innegabilmente ora che il governo italiano (insieme anche ad altri governi, beninteso) prenda atto che, sul fronte afghano, si è giunti ad un momento cruciale e che non è più possibile nascondersi dietro il dito della finzione che tutto sia rimasto come quando, ormai pare un secolo fa, pareva che il più fosse effettivamente fatto, sulla strada della eliminazione totale della minaccia talebana con lenta, ma tutto sommato serena, costruzione di un nuovo Afghanistan autenticamente democatico, e che la presenza militare occidentale fosse ormai necessaria quasi esclusivamente per un'opera di vero e proprio peacekeeping, in un classico contesto di indubbia prevalenza degli aspetti più propriamente "umanitari" e di assistenza della missione e di scarsa probabilità di brutte sorprese o colpi di coda da parte di avversari apparentemente già privati di gran parte delle proprie potenzialità offensive.&lt;br /&gt;   In realtà, dobbiamo ricordare che tutto il coinvolgimento dell'Occidente (in pratica della NATO) in quell'area è cominciato non con la messa in piedi di una tipica spedizione multinazionale "di pace", come quelle che di solito si mandano ad interporsi neutralmente tra due contendenti già stipulatori di una tregua, bensì con un'azione che costituiva il primo caso, nella storia pluridecennale dell'Alleanza Atlantica, di reazione armata congiunta da parte di tutti gli stati membri, sulla base dell'articolo 5 del Trattato, in seguito all'attacco subito da uno di essi. E si trattava della dstruzione, con migliaia di vittime civili, delle torri gemelle newyorkesi ad opera di un'organizzazione di terroristi apertamente ospitata e protetta dallo stato talebano dell'Afghanistan.&lt;br /&gt;   Alla partecipazione all'operazione alleata, non "di pace" in senso tradizionale, ma di adeguata risposta ad una vera e propria dchiarazione di guerra lanciata all'Occidente dall'Islam più fanatico ed integralista, denominata "Enduring Freedom", non si sottrasse ovviamente, con sostanziale concordia di quasi tutte le forze politiche, neppure l'Italia, che inviò una piccola flotta nelle acque interessate e, in seguito, anche un contingente di terra "combattente", oltre a quello di peacekeeping inquadrato nell'ISAF.&lt;br /&gt;   Ora, il fatto che, per lungo tempo dopo l'abbattimento del vecchio regime di Kabul, la situazione di calma apparente creatasi a causa della fresca sconfitta militare subita dall'avversario, non ancora riorganizzatosi, ci abbia fatto illudere di stare ormai partecipando a tutt'altro genere di missione non ci autorizza a negare ostinatamente l'evidenza e a dimenticare, oggi che la minaccia è tornata intensissima, quello spirito originario del nostro intervento, a fianco dei nostri alleati, in quelle lontane terre bisognose di vera pace e di libertà.&lt;br /&gt;   Non possiamo rimanere fuori dagli eventi neanche volendolo, poichè, per dirla con un uomo dello stesso governo, anche se non ci cercheremo i guai saranno essi a trovare noi, e lo stillicidio di feriti (anche se fortunatamente, per il momento, leggeri) di questi ultimi giorni sembra dargli purtroppo ragione.&lt;br /&gt;   Possiamo e dobbiamo fare la nostra parte, ma almeno i mezzi di rinforzo, i "Mangusta", i "Predator" e tutto il resto, vanno inviati senza più perdere un minuto di tempo.&lt;br /&gt;   E' il normale comportamento, in simili frangenti, di governanti che tengono innanzitutto alla vita dei propri uomini, anche se la salvaguardia dell'immagine internazionale del proprio Paese, ultimamente tanto compromessa, non deve certo essere messa in secondo piano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                               Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-7675390913056794174?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/7675390913056794174/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=7675390913056794174' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7675390913056794174'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/7675390913056794174'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2007/05/i-rinforzi-non-possono-piu-aspettare.html' title='I RINFORZI NON POSSONO PIU&apos; ASPETTARE!'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-8228430809661529276</id><published>2007-04-02T08:31:00.000-07:00</published><updated>2007-04-02T09:59:57.266-07:00</updated><title type='text'>LIBERALI OGGI: NEOCON ALL'ITALIANA O COS'ALTRO?</title><content type='html'>Chi ha sempre creduto negli intramontabili valori del liberalismo sa bene quante difficoltà si sono spesso incontrate nel portare avanti un discorso realmente ispirato a tale ideale proprio nel nostro mondo occidentale, che pure di esso è stato la culla, e che soprattutto grazie ad esso è potuto diventare ciò che è oggi.&lt;br /&gt;   Per quanto il liberalismo esprima le forme più realisticamente praticabili di individualismo, di laicismo, di libertà e insieme di ordine nelle istituzioni, con il tempo, forze ispirate a ben altre ideologie hanno purtroppo finito per prevalere nel favore delle masse, tanto più affascinate da esse quanto maggiormente sembravano arditi i rivoluzionamenti proposti. L'idea liberale tradizionale, malgrado i pregi sopra menzionati e nonostante che, da essa, solo sistemi autenticamente democratici abbiano avuto origine, è così stata surclassata, in quanto a popolarità, da altre che hanno invece spesso, nella storia, partorito mostri, fatto degenerare l'individualismo in anarchia, il laicismo in repressione della religiosità. Il liberale è divenuto, per molti di questi campioni di tolleranza, sinonimo di elitario, di retrogrado moderato, di borghese nel senso spregiativo del termine, di capitalista.&lt;br /&gt;   Nel dopoguerra italiano e finchè è durata la cosiddetta "prima repubblica" (beninteso, non che oggi si viva nella seconda), il nostro buon vecchio PLI ha sempre racimolato consensi elettorali oscillanti tra l'1 virgola qualcosa e il 3 virgola qualcosa (con una sola punta del 7) percento, pur potendo contribuire fattivamente alla vita pubblica del Paese in quella democrazia senza alternanza, dove tutti potevano, a turno, stringersi attorno alla DC, perno fisso del potere, per formare maggioranze che tenessero fuori pressochè soltanto le ali estreme destra e sinistra.&lt;br /&gt;   Poi, con lo scardinamento di tutto il sistema dei vecchi partiti, l'adozione del sistema elettorale maggioritario e l'avvento di un bipolarismo benedetto sebbene ancora da perfezionare, un brillante imprenditore di nome Silvio Berlusconi fonda un movimento che diventa all'istante il primo partito nell'ambito dello schieramento di centro-destra e tra i primissimi anche a livello nazionale, conseguendo risultati nell'ordine del 20-30 % dei suffragi.&lt;br /&gt;   Si tratta di Forza Italia; punta a riempire un vuoto creatosi con il dissolvimento del vecchio sistema, a costituire un punto di riferimento laddove (specie per chi non si riconosce nella sinistra) di punti di riferimento sembrano essercene pochini, ed i suoi princìpi e programmi sono squisitamente liberali: dunque, l'ideale politico che, nella vecchia democrazia dei partitini senz'altra possibilità di scelta che raccogliersi eternamente attorno alla DC per fare fronte comune contro un ancora temible partito comunista, si attestava non oltre l'1-2 % dei voti ad ogni consultazione elettorale, in quella nuova, più libera, concepita per una vera alternanza al potere tra coalizioni, è diventato addirittura un credo quasi di massa.&lt;br /&gt;   E' un grandissimo passo avanti, ma, se poco poco ci guardiamo attorno, non possiamo non renderci conto di quante situazioni minaccino e vilipendano i valori e le cose per noi vitali in cui crediamo e di quanto impegno nel difenderle sia di conseguenza richiesto.&lt;br /&gt;   Il conformismo più becero ha da tanti anni inculcato nei cervelli che stiano da una sola parte, a sinistra, la ragione, il bene, la cultura: fior di personaggi pubblici, mi riferisco soprattutto ai non appartenenti al mondo della politica, sembrano ormai non concepire altra strada che fare a gara per schierarsi dalla parte dell'apparente progressismo ad ogni costo, del ripudio di tutto ciò che è tradizionale, se solo contrasta con la "moda" del momento, anche a costo di cozzare contro il più elementare buon senso, perchè, se così non si fa, non si è abbastanza "intellettuali", si è considerati reazionari, dei retrogradi ecc.&lt;br /&gt;   A questo stato di cose non si può soggiacere passivamente.Come non si può soggiacere passivamente al buonismo penoso che la suddetta moda di apparire sempre e comunque superpacifici e disponibili, anche a nostro stesso danno, impone oggi ai meno in grado di ragionare con la propria zucca; come non si può passare sopra all'immondo spettacolo di certo pacifismo a senso unico che demonizza per partito preso "senza se e senza ma" qualunque uso della forza da parte di chi agisce nell'ambito della legalità internazionale, e poi trova mille giustificazioni anche per le violenze più bestiali purchè commesse da chi sta dall'altra parte, non disdegnando talvolta neppure esso stesso l'impiego della più sconcertante violenza fisica contro persone e cose, nel corso delle proprie devastanti chiassate di piazza; come non si può far finta di nulla di fronte a un noglobalismo e terzomondismo vomitevole ed autolesionista, che sembra autorizzare implicitamente gli ex oppressi dal colonialismo occidentale a qualsasi rivalsa contro il nostro mondo, oggi colpevole soltanto di essere più libero ed avanzato, nel quale verrebbe da dire che chi ha di questi vaneggiamenti non meriti neppure il privilegio di esserci nato.&lt;br /&gt;   Vale senz'altro la pena di impegnarsi nel tenere alta la fiaccola di determinati valori che, altrimenti, si rischierebbe di perdere di vista, a causa dell'obiettivamente grande capacità di conquistare il favore della gente, con le buone o con le cattive, propria di questi loro negatori.&lt;br /&gt;   Non si deve neppure avere paura di autodefinirsi "conservatori", in tale contesto: presso gli inglesi, si chiama così da sempre, senza problemi, il democraticissimo partito di centro-destra nel loro sistema sostanzialmente bipartitico; in America si dicono orgogliosamente "neocon" i repubblicani della corrente del presidente Bush.&lt;br /&gt;   Qui non si tratta certo di essere conservatori nel senso tradizionalmente inteso (specie in Italia) di retrivi reazionari, ma, al contrario, nel senso di difensori del patrimonio eterno delle rivoluzioni liberali sferrate contro tutti gli assolutismi, per le indipendenze nazionali e le libertà e garanzie costituzionali, delle istanze portate avanti dai rivoluzionari americani e francesi del XVIII secolo (fase del "terrore" esclusa), dai patrioti del Risorgimento italiano e, infine, anche dalle componenti più genuinamente democratiche della Resistenza durante l'ultima guerra mondiale.&lt;br /&gt;   Questi valori - i quali hanno condotto all'affermazione della democrazia occidentale, che, si è detto, è un sistema pieno di difetti, ma a tutt'oggi il migliore tra tutti quelli inventati - vanno salvaguardati ad ogni costo dalle insidie odierne di coloro che, pur con tutti i restauri di facciata del caso, provengono da tradizioni che storicamente li hanno sempre negati e che, con l'attuale bel governo italiano, troppo spazio stanno avendo per rendere meno credibile la politica del nostro Paese e meno efficace la nostra opera internazionale a favore della libertà e contro il terrorismo.&lt;br /&gt;   Sul come poi cndurre questa lotta nei dettagli, il dibattito è aperto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                           Tommaso Pellegrino&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-8228430809661529276?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/8228430809661529276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=8228430809661529276' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/8228430809661529276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/8228430809661529276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2007/04/liberali-oggi-neocon-allitaliana-o.html' title='LIBERALI OGGI: NEOCON ALL&apos;ITALIANA O COS&apos;ALTRO?'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-8012201303327996073</id><published>2007-03-24T07:40:00.000-07:00</published><updated>2007-03-24T07:46:53.515-07:00</updated><title type='text'>Le mie pubblicazioni</title><content type='html'>Finora ho pubblicato due libri di carattere storico contemporaneo, e precisamente:&lt;br /&gt;    - "L'Africa del duce", 1997, ed. Anaphora, Torino&lt;br /&gt;    - "Graziani, l generale del fascismo", 2004, ed . Edizioni 2002, Torino.&lt;br /&gt;    Un terzo è di prossima pubblicazione ed ha per titolo "Gerarchi, gli uomini che resero possibile il fenomeno fascista" ed uscirà per i tipi dell'editore Chiaramonte di Collegno (TO).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-8012201303327996073?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/8012201303327996073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=8012201303327996073' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/8012201303327996073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/8012201303327996073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2007/03/le-mie-pubblicazioni.html' title='Le mie pubblicazioni'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2052454870640349224.post-2248084788156699419</id><published>2007-03-24T07:04:00.000-07:00</published><updated>2007-03-24T07:23:07.131-07:00</updated><title type='text'>Chi sono.</title><content type='html'>Salve. il mio nome è Tommaso Pellegrino. Sono studioso di Storia contemporanea e ho già al mio attvo alcune pubblicazioni. Quello che intenderei fare con questo blog è di promuovere occasioni di discussioni su temi appunto storici ed anche e soprattutto attuali , da cui il titolo del blog "Storia e storie", dal momento che le "storie" di oggi domani saranno considerate Storia.&lt;br /&gt;   Lo spirito che si intende rivitalizzare è soprattutto quello di difesa dei valori liberali della società occidentale oggi tanto minacciati da molteplici  nemici interni ed esterni. Chiunque vorrà dire la sua sarà il benvenuto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2052454870640349224-2248084788156699419?l=tommasopellegrino.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/feeds/2248084788156699419/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2052454870640349224&amp;postID=2248084788156699419' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/2248084788156699419'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2052454870640349224/posts/default/2248084788156699419'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://tommasopellegrino.blogspot.com/2007/03/chi-sono.html' title='Chi sono.'/><author><name>Tommaso Pellegrino</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
