E' innegabilmente ora che il governo italiano (insieme anche ad altri governi, beninteso) prenda atto che, sul fronte afghano, si è giunti ad un momento cruciale e che non è più possibile nascondersi dietro il dito della finzione che tutto sia rimasto come quando, ormai pare un secolo fa, pareva che il più fosse effettivamente fatto, sulla strada della eliminazione totale della minaccia talebana con lenta, ma tutto sommato serena, costruzione di un nuovo Afghanistan autenticamente democatico, e che la presenza militare occidentale fosse ormai necessaria quasi esclusivamente per un'opera di vero e proprio peacekeeping, in un classico contesto di indubbia prevalenza degli aspetti più propriamente "umanitari" e di assistenza della missione e di scarsa probabilità di brutte sorprese o colpi di coda da parte di avversari apparentemente già privati di gran parte delle proprie potenzialità offensive.
In realtà, dobbiamo ricordare che tutto il coinvolgimento dell'Occidente (in pratica della NATO) in quell'area è cominciato non con la messa in piedi di una tipica spedizione multinazionale "di pace", come quelle che di solito si mandano ad interporsi neutralmente tra due contendenti già stipulatori di una tregua, bensì con un'azione che costituiva il primo caso, nella storia pluridecennale dell'Alleanza Atlantica, di reazione armata congiunta da parte di tutti gli stati membri, sulla base dell'articolo 5 del Trattato, in seguito all'attacco subito da uno di essi. E si trattava della dstruzione, con migliaia di vittime civili, delle torri gemelle newyorkesi ad opera di un'organizzazione di terroristi apertamente ospitata e protetta dallo stato talebano dell'Afghanistan.
Alla partecipazione all'operazione alleata, non "di pace" in senso tradizionale, ma di adeguata risposta ad una vera e propria dchiarazione di guerra lanciata all'Occidente dall'Islam più fanatico ed integralista, denominata "Enduring Freedom", non si sottrasse ovviamente, con sostanziale concordia di quasi tutte le forze politiche, neppure l'Italia, che inviò una piccola flotta nelle acque interessate e, in seguito, anche un contingente di terra "combattente", oltre a quello di peacekeeping inquadrato nell'ISAF.
Ora, il fatto che, per lungo tempo dopo l'abbattimento del vecchio regime di Kabul, la situazione di calma apparente creatasi a causa della fresca sconfitta militare subita dall'avversario, non ancora riorganizzatosi, ci abbia fatto illudere di stare ormai partecipando a tutt'altro genere di missione non ci autorizza a negare ostinatamente l'evidenza e a dimenticare, oggi che la minaccia è tornata intensissima, quello spirito originario del nostro intervento, a fianco dei nostri alleati, in quelle lontane terre bisognose di vera pace e di libertà.
Non possiamo rimanere fuori dagli eventi neanche volendolo, poichè, per dirla con un uomo dello stesso governo, anche se non ci cercheremo i guai saranno essi a trovare noi, e lo stillicidio di feriti (anche se fortunatamente, per il momento, leggeri) di questi ultimi giorni sembra dargli purtroppo ragione.
Possiamo e dobbiamo fare la nostra parte, ma almeno i mezzi di rinforzo, i "Mangusta", i "Predator" e tutto il resto, vanno inviati senza più perdere un minuto di tempo.
E' il normale comportamento, in simili frangenti, di governanti che tengono innanzitutto alla vita dei propri uomini, anche se la salvaguardia dell'immagine internazionale del proprio Paese, ultimamente tanto compromessa, non deve certo essere messa in secondo piano.
Tommaso Pellegrino
giovedì 17 maggio 2007
lunedì 2 aprile 2007
LIBERALI OGGI: NEOCON ALL'ITALIANA O COS'ALTRO?
Chi ha sempre creduto negli intramontabili valori del liberalismo sa bene quante difficoltà si sono spesso incontrate nel portare avanti un discorso realmente ispirato a tale ideale proprio nel nostro mondo occidentale, che pure di esso è stato la culla, e che soprattutto grazie ad esso è potuto diventare ciò che è oggi.
Per quanto il liberalismo esprima le forme più realisticamente praticabili di individualismo, di laicismo, di libertà e insieme di ordine nelle istituzioni, con il tempo, forze ispirate a ben altre ideologie hanno purtroppo finito per prevalere nel favore delle masse, tanto più affascinate da esse quanto maggiormente sembravano arditi i rivoluzionamenti proposti. L'idea liberale tradizionale, malgrado i pregi sopra menzionati e nonostante che, da essa, solo sistemi autenticamente democratici abbiano avuto origine, è così stata surclassata, in quanto a popolarità, da altre che hanno invece spesso, nella storia, partorito mostri, fatto degenerare l'individualismo in anarchia, il laicismo in repressione della religiosità. Il liberale è divenuto, per molti di questi campioni di tolleranza, sinonimo di elitario, di retrogrado moderato, di borghese nel senso spregiativo del termine, di capitalista.
Nel dopoguerra italiano e finchè è durata la cosiddetta "prima repubblica" (beninteso, non che oggi si viva nella seconda), il nostro buon vecchio PLI ha sempre racimolato consensi elettorali oscillanti tra l'1 virgola qualcosa e il 3 virgola qualcosa (con una sola punta del 7) percento, pur potendo contribuire fattivamente alla vita pubblica del Paese in quella democrazia senza alternanza, dove tutti potevano, a turno, stringersi attorno alla DC, perno fisso del potere, per formare maggioranze che tenessero fuori pressochè soltanto le ali estreme destra e sinistra.
Poi, con lo scardinamento di tutto il sistema dei vecchi partiti, l'adozione del sistema elettorale maggioritario e l'avvento di un bipolarismo benedetto sebbene ancora da perfezionare, un brillante imprenditore di nome Silvio Berlusconi fonda un movimento che diventa all'istante il primo partito nell'ambito dello schieramento di centro-destra e tra i primissimi anche a livello nazionale, conseguendo risultati nell'ordine del 20-30 % dei suffragi.
Si tratta di Forza Italia; punta a riempire un vuoto creatosi con il dissolvimento del vecchio sistema, a costituire un punto di riferimento laddove (specie per chi non si riconosce nella sinistra) di punti di riferimento sembrano essercene pochini, ed i suoi princìpi e programmi sono squisitamente liberali: dunque, l'ideale politico che, nella vecchia democrazia dei partitini senz'altra possibilità di scelta che raccogliersi eternamente attorno alla DC per fare fronte comune contro un ancora temible partito comunista, si attestava non oltre l'1-2 % dei voti ad ogni consultazione elettorale, in quella nuova, più libera, concepita per una vera alternanza al potere tra coalizioni, è diventato addirittura un credo quasi di massa.
E' un grandissimo passo avanti, ma, se poco poco ci guardiamo attorno, non possiamo non renderci conto di quante situazioni minaccino e vilipendano i valori e le cose per noi vitali in cui crediamo e di quanto impegno nel difenderle sia di conseguenza richiesto.
Il conformismo più becero ha da tanti anni inculcato nei cervelli che stiano da una sola parte, a sinistra, la ragione, il bene, la cultura: fior di personaggi pubblici, mi riferisco soprattutto ai non appartenenti al mondo della politica, sembrano ormai non concepire altra strada che fare a gara per schierarsi dalla parte dell'apparente progressismo ad ogni costo, del ripudio di tutto ciò che è tradizionale, se solo contrasta con la "moda" del momento, anche a costo di cozzare contro il più elementare buon senso, perchè, se così non si fa, non si è abbastanza "intellettuali", si è considerati reazionari, dei retrogradi ecc.
A questo stato di cose non si può soggiacere passivamente.Come non si può soggiacere passivamente al buonismo penoso che la suddetta moda di apparire sempre e comunque superpacifici e disponibili, anche a nostro stesso danno, impone oggi ai meno in grado di ragionare con la propria zucca; come non si può passare sopra all'immondo spettacolo di certo pacifismo a senso unico che demonizza per partito preso "senza se e senza ma" qualunque uso della forza da parte di chi agisce nell'ambito della legalità internazionale, e poi trova mille giustificazioni anche per le violenze più bestiali purchè commesse da chi sta dall'altra parte, non disdegnando talvolta neppure esso stesso l'impiego della più sconcertante violenza fisica contro persone e cose, nel corso delle proprie devastanti chiassate di piazza; come non si può far finta di nulla di fronte a un noglobalismo e terzomondismo vomitevole ed autolesionista, che sembra autorizzare implicitamente gli ex oppressi dal colonialismo occidentale a qualsasi rivalsa contro il nostro mondo, oggi colpevole soltanto di essere più libero ed avanzato, nel quale verrebbe da dire che chi ha di questi vaneggiamenti non meriti neppure il privilegio di esserci nato.
Vale senz'altro la pena di impegnarsi nel tenere alta la fiaccola di determinati valori che, altrimenti, si rischierebbe di perdere di vista, a causa dell'obiettivamente grande capacità di conquistare il favore della gente, con le buone o con le cattive, propria di questi loro negatori.
Non si deve neppure avere paura di autodefinirsi "conservatori", in tale contesto: presso gli inglesi, si chiama così da sempre, senza problemi, il democraticissimo partito di centro-destra nel loro sistema sostanzialmente bipartitico; in America si dicono orgogliosamente "neocon" i repubblicani della corrente del presidente Bush.
Qui non si tratta certo di essere conservatori nel senso tradizionalmente inteso (specie in Italia) di retrivi reazionari, ma, al contrario, nel senso di difensori del patrimonio eterno delle rivoluzioni liberali sferrate contro tutti gli assolutismi, per le indipendenze nazionali e le libertà e garanzie costituzionali, delle istanze portate avanti dai rivoluzionari americani e francesi del XVIII secolo (fase del "terrore" esclusa), dai patrioti del Risorgimento italiano e, infine, anche dalle componenti più genuinamente democratiche della Resistenza durante l'ultima guerra mondiale.
Questi valori - i quali hanno condotto all'affermazione della democrazia occidentale, che, si è detto, è un sistema pieno di difetti, ma a tutt'oggi il migliore tra tutti quelli inventati - vanno salvaguardati ad ogni costo dalle insidie odierne di coloro che, pur con tutti i restauri di facciata del caso, provengono da tradizioni che storicamente li hanno sempre negati e che, con l'attuale bel governo italiano, troppo spazio stanno avendo per rendere meno credibile la politica del nostro Paese e meno efficace la nostra opera internazionale a favore della libertà e contro il terrorismo.
Sul come poi cndurre questa lotta nei dettagli, il dibattito è aperto.
Tommaso Pellegrino
Per quanto il liberalismo esprima le forme più realisticamente praticabili di individualismo, di laicismo, di libertà e insieme di ordine nelle istituzioni, con il tempo, forze ispirate a ben altre ideologie hanno purtroppo finito per prevalere nel favore delle masse, tanto più affascinate da esse quanto maggiormente sembravano arditi i rivoluzionamenti proposti. L'idea liberale tradizionale, malgrado i pregi sopra menzionati e nonostante che, da essa, solo sistemi autenticamente democratici abbiano avuto origine, è così stata surclassata, in quanto a popolarità, da altre che hanno invece spesso, nella storia, partorito mostri, fatto degenerare l'individualismo in anarchia, il laicismo in repressione della religiosità. Il liberale è divenuto, per molti di questi campioni di tolleranza, sinonimo di elitario, di retrogrado moderato, di borghese nel senso spregiativo del termine, di capitalista.
Nel dopoguerra italiano e finchè è durata la cosiddetta "prima repubblica" (beninteso, non che oggi si viva nella seconda), il nostro buon vecchio PLI ha sempre racimolato consensi elettorali oscillanti tra l'1 virgola qualcosa e il 3 virgola qualcosa (con una sola punta del 7) percento, pur potendo contribuire fattivamente alla vita pubblica del Paese in quella democrazia senza alternanza, dove tutti potevano, a turno, stringersi attorno alla DC, perno fisso del potere, per formare maggioranze che tenessero fuori pressochè soltanto le ali estreme destra e sinistra.
Poi, con lo scardinamento di tutto il sistema dei vecchi partiti, l'adozione del sistema elettorale maggioritario e l'avvento di un bipolarismo benedetto sebbene ancora da perfezionare, un brillante imprenditore di nome Silvio Berlusconi fonda un movimento che diventa all'istante il primo partito nell'ambito dello schieramento di centro-destra e tra i primissimi anche a livello nazionale, conseguendo risultati nell'ordine del 20-30 % dei suffragi.
Si tratta di Forza Italia; punta a riempire un vuoto creatosi con il dissolvimento del vecchio sistema, a costituire un punto di riferimento laddove (specie per chi non si riconosce nella sinistra) di punti di riferimento sembrano essercene pochini, ed i suoi princìpi e programmi sono squisitamente liberali: dunque, l'ideale politico che, nella vecchia democrazia dei partitini senz'altra possibilità di scelta che raccogliersi eternamente attorno alla DC per fare fronte comune contro un ancora temible partito comunista, si attestava non oltre l'1-2 % dei voti ad ogni consultazione elettorale, in quella nuova, più libera, concepita per una vera alternanza al potere tra coalizioni, è diventato addirittura un credo quasi di massa.
E' un grandissimo passo avanti, ma, se poco poco ci guardiamo attorno, non possiamo non renderci conto di quante situazioni minaccino e vilipendano i valori e le cose per noi vitali in cui crediamo e di quanto impegno nel difenderle sia di conseguenza richiesto.
Il conformismo più becero ha da tanti anni inculcato nei cervelli che stiano da una sola parte, a sinistra, la ragione, il bene, la cultura: fior di personaggi pubblici, mi riferisco soprattutto ai non appartenenti al mondo della politica, sembrano ormai non concepire altra strada che fare a gara per schierarsi dalla parte dell'apparente progressismo ad ogni costo, del ripudio di tutto ciò che è tradizionale, se solo contrasta con la "moda" del momento, anche a costo di cozzare contro il più elementare buon senso, perchè, se così non si fa, non si è abbastanza "intellettuali", si è considerati reazionari, dei retrogradi ecc.
A questo stato di cose non si può soggiacere passivamente.Come non si può soggiacere passivamente al buonismo penoso che la suddetta moda di apparire sempre e comunque superpacifici e disponibili, anche a nostro stesso danno, impone oggi ai meno in grado di ragionare con la propria zucca; come non si può passare sopra all'immondo spettacolo di certo pacifismo a senso unico che demonizza per partito preso "senza se e senza ma" qualunque uso della forza da parte di chi agisce nell'ambito della legalità internazionale, e poi trova mille giustificazioni anche per le violenze più bestiali purchè commesse da chi sta dall'altra parte, non disdegnando talvolta neppure esso stesso l'impiego della più sconcertante violenza fisica contro persone e cose, nel corso delle proprie devastanti chiassate di piazza; come non si può far finta di nulla di fronte a un noglobalismo e terzomondismo vomitevole ed autolesionista, che sembra autorizzare implicitamente gli ex oppressi dal colonialismo occidentale a qualsasi rivalsa contro il nostro mondo, oggi colpevole soltanto di essere più libero ed avanzato, nel quale verrebbe da dire che chi ha di questi vaneggiamenti non meriti neppure il privilegio di esserci nato.
Vale senz'altro la pena di impegnarsi nel tenere alta la fiaccola di determinati valori che, altrimenti, si rischierebbe di perdere di vista, a causa dell'obiettivamente grande capacità di conquistare il favore della gente, con le buone o con le cattive, propria di questi loro negatori.
Non si deve neppure avere paura di autodefinirsi "conservatori", in tale contesto: presso gli inglesi, si chiama così da sempre, senza problemi, il democraticissimo partito di centro-destra nel loro sistema sostanzialmente bipartitico; in America si dicono orgogliosamente "neocon" i repubblicani della corrente del presidente Bush.
Qui non si tratta certo di essere conservatori nel senso tradizionalmente inteso (specie in Italia) di retrivi reazionari, ma, al contrario, nel senso di difensori del patrimonio eterno delle rivoluzioni liberali sferrate contro tutti gli assolutismi, per le indipendenze nazionali e le libertà e garanzie costituzionali, delle istanze portate avanti dai rivoluzionari americani e francesi del XVIII secolo (fase del "terrore" esclusa), dai patrioti del Risorgimento italiano e, infine, anche dalle componenti più genuinamente democratiche della Resistenza durante l'ultima guerra mondiale.
Questi valori - i quali hanno condotto all'affermazione della democrazia occidentale, che, si è detto, è un sistema pieno di difetti, ma a tutt'oggi il migliore tra tutti quelli inventati - vanno salvaguardati ad ogni costo dalle insidie odierne di coloro che, pur con tutti i restauri di facciata del caso, provengono da tradizioni che storicamente li hanno sempre negati e che, con l'attuale bel governo italiano, troppo spazio stanno avendo per rendere meno credibile la politica del nostro Paese e meno efficace la nostra opera internazionale a favore della libertà e contro il terrorismo.
Sul come poi cndurre questa lotta nei dettagli, il dibattito è aperto.
Tommaso Pellegrino
sabato 24 marzo 2007
Le mie pubblicazioni
Finora ho pubblicato due libri di carattere storico contemporaneo, e precisamente:
- "L'Africa del duce", 1997, ed. Anaphora, Torino
- "Graziani, l generale del fascismo", 2004, ed . Edizioni 2002, Torino.
Un terzo è di prossima pubblicazione ed ha per titolo "Gerarchi, gli uomini che resero possibile il fenomeno fascista" ed uscirà per i tipi dell'editore Chiaramonte di Collegno (TO).
- "L'Africa del duce", 1997, ed. Anaphora, Torino
- "Graziani, l generale del fascismo", 2004, ed . Edizioni 2002, Torino.
Un terzo è di prossima pubblicazione ed ha per titolo "Gerarchi, gli uomini che resero possibile il fenomeno fascista" ed uscirà per i tipi dell'editore Chiaramonte di Collegno (TO).
Chi sono.
Salve. il mio nome è Tommaso Pellegrino. Sono studioso di Storia contemporanea e ho già al mio attvo alcune pubblicazioni. Quello che intenderei fare con questo blog è di promuovere occasioni di discussioni su temi appunto storici ed anche e soprattutto attuali , da cui il titolo del blog "Storia e storie", dal momento che le "storie" di oggi domani saranno considerate Storia.
Lo spirito che si intende rivitalizzare è soprattutto quello di difesa dei valori liberali della società occidentale oggi tanto minacciati da molteplici nemici interni ed esterni. Chiunque vorrà dire la sua sarà il benvenuto.
Lo spirito che si intende rivitalizzare è soprattutto quello di difesa dei valori liberali della società occidentale oggi tanto minacciati da molteplici nemici interni ed esterni. Chiunque vorrà dire la sua sarà il benvenuto.
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