mercoledì 14 ottobre 2009

IL KAMIKAZE BAUSCIA E L'ILLUSIONE DELL'INTEGRAZIONE "BUONISTA"

Strage evitata, presso la caserma "S. Barbara" di Milano, la mattina del 12 ottobre, grazie senz'altro ad un provvidenziale occhio di riguardo avuto, per noi, da Qualcuno lassù, ma anche al più terreno coraggio di un nostro caporale che ha evitato il peggio intervenendo di persona e rimediandoci una leggera ferita allo zigomo destro (oltre, speriamo in futuro, ad una medaglia).
L'ingenere elettronico libico Mohamed Game si era infatti intrufolato nel corpo di guardia della struttura militare con una cassetta degli attrezzi contenente cinque chili di una miscela esplosiva artigianale che, se scoppiata a dovere, avrebbe potuto tranquillamente causare danni a persone e cose di tutto rispetto ancorchè non apocalittici; invece, per fortuna, l'ordigno ha funzionato solo parzialmente, causando la perdita di una mano e della vista, all'attentatore, e il leggero ferimento, come già detto, del bravo caporale che gli ha intimato l'alt.
Sembrerebbe, per ora, trattarsi del gesto di una "cellula" locale di pochi elementi e senza legami con importanti reti islamiche organizzate, per quanto sicuramente ispirato dalla delirante mistica del jihad e dell'autoimmolazione seminatrice di morte tra gli "infedeli", i quali anche da quella caserma, guarda caso, partono per le loro missioni in Afghanistan. Tuttavia, ciò non deve certo indurci a sottovalutare la pericolosità di simili terroristi "fai da te", e corre l'obbligo di riflettere seriamente sull'ambiente socio-religioso-culturale, all'interno della comunità islamica, da cui costoro provengono e su quali criteri debbano guidare una politica di integrazione che salvaguardi al tempo stesso le primarie esigenze di sicurezza collettiva in tempi tanto critici per la civile convivenza tra etnìe e culture tanto diverse.
Mohamed Game era in Italia da parecchi anni, immigrato regolare, con sulle spalle una regolare famiglia composta da moglie italiana e quattro figli ed un regolare mestiere,anche se afflitto da qualche superabile problema lavorativo ed alloggiativo. Insomma, ormai un quasi "baùscia" apparentemente tranquillo ed integrato, che ultimamente aveva anche preso a frequentare la discussa "moschea" di viale Jenner, quella dove, sugli effettivi contenuti di promozione della pace e di ferma condanna di ogni violenza dei sermoni che vi sono pronunciati, in idioma a noi incomprensibile, non si è mai onestamente potuta mettere la mano sul fuoco.
Ma è proprio tra gli immigrati islamici esteriormente più inseriti nella società occidentale e rispettosi delle leggi che, ormai l'esperienza ha insegnato, possono nascondersi gli agenti del terrorismo integralista: ben difficilmente uno di essi si celerà dietro ad uno di quei lavavetri o venditori di cianfrusaglie che ci assillano ai semafori, e molto improbabilmente, anche, sarà uno di quelli dediti alla microcriminalità comune, come uno spacciatore o uno stupratore.
Per potere pianificare, preparare, mantenere i contatti segreti giusti nell'ombra, indisturbatamente e senza destare sospetti, è invece molto utile una facciata di rispettabilità accompagnata da sufficienti possibilità materiali; senza contare che è poi l'adesione fanatica a seppur distorte visioni della dottrina islamica la principale molla animatrice di simili fenomeni, mentre, nei comportamenti di delinquenti comuni e sbandati extracomunitari che campano di espedienti, non sembra certo ravvisabile la tendenza a conformarsi ad alcun genere di disciplina religiosa, comunque intesa.
A spingere questi invasati contro le nostre persone, cose ed istituzioni non sono dunque motivi d'ordine sociale, o di disperata reazione a presunte realtà di emarginazione o di discriminazione subite dai poveri immigrati delle loro provenienze in seno alla nostra società, come tante anime belle nostrane vorrebbero invece continuare a fare credere, forse anche per via di una tradizione materialista dura da rimuovere dal pensiero della sinistra, che rende difficile concepire tanto slancio, fino al supremo sacrificio di sè stessi, motivato soltanto da ragioni religiose o spirituali.
Non è, quindi, con le ricette "buoniste" delle sempre maggiori concessioni, delle maniche sempre più larghe in fatto di libertà di riunirsi a "pregare" e di erigere luoghi di culto, al di fuori di ogni controllo, che si favorirà un'integrazione costruttiva e sicura di tali soggetti nei nostri paesi. Questa sarebbe pura illusione ed una "Monaco" che, a lungo andare, ci costerebbe cara. E' bene ribadire fino alla nausea che questa gente, da buonismo, tolleranza e disponibilità nei suoi confronti, non si lascerà mai intenerire, che i suoi obiettivi non sono infatti rivendicativi di maggiore rispetto o di migliori condizioni di vita per gli immigrati o per i popoli islamici in generale, ma di lotta al mondo occidentale per ciò che esso rappresenta, e che di ogni più piccolo cedimento che gli parrà debolezza approfitterà senza esitare.
Gli interessi della vera integrazione e della nostra sicurezza si tutelino piuttosto prevenendo la predicazione dell'odio tramite controlli rigorosi nelle moschee, imponendo loro la trasparenza dei bilanci (chi li finanzia? Chi finanziano?), esigendo verifiche sulla formazione ricevuta e sul curriculum degli "imam" che vi operano, magari istituendo un "albo degli imam" come suggerito da ministro Ronchi, promuovendo, per quanto possibile, la pronuncia dei sermoni in italiano, ed infine disciplinando rigidamente la nascita di nuovi luoghi di culto islamici.
Intanto, nell'immediato, non si lasci riposare l'intelligence e tutti gli altri organi preposti alle indagini negli ambienti a rischio e alla prevenzione-repressione di atti criminosi come quello appena verificatosi.
Soprattutto, con l'attentato di Milano ancora fresco, si agisca molto e se ne parli poco, onde non indurre in tentazione eventuali potenziali emulatori che potrebbero sentirsi, loro, chamati da Allah a cercare di centrare il disastroso risultato mancato per un soffio dall'ingegnere libico.
Tommaso Pellegrino

11 commenti:

Ombra ha detto...

Questo è un esempio della finta integrazione da parte delle popolazioni islamiche che sono ormai in Europa da decenni. Prendiamo ad esempio che gli attentatori che hanno colpito la metropolitana di Londra erano islamici di 2 o 3 generazione, quindi si presume molto integrati nel nostro continente.
Ricordiamo che tutte questa popolazione anche dopo decenni desiderano comunque di mantenere le proprie tradizioni e voler applicare la loro legge (Coranica) anche da noi, dove vige una legge diversa.
Cosi succedono anche i casi degli omicidi di patri e madri su figlie che non accettano la vita dei loro padri....ma vogliono essere veramente integrati con i loro coetanei.
Finche non capiremo questo, avremo altre morti per religione..e kamiKaze!!

PRESS ha detto...

Quindi anche costui era un "integrato apparente" uno di quelli di cui mai sospetteresti risvolti di un certo tipo. La verità è che siamo dei bamba o lo siamo stati per troppo tempo. E siamo anche ignoranti, nel senso che molte cose, molte dinamiche storiche le ignoriamo completamente; le nuove generazioni non sanno o perlomeno sanno ciò che una intellighentia politicamente faziosa ha loro inculcato dalle elementari in poi. Non si può spiegare altrimenti un'atteggiamento così disponibile verso una civiltà "totale" che nei nostri confronti disponibile non lo è stata mai. Grazie del tuo passagio da me, Tommaso; io tornerò.

marshall ha detto...

E' stato interessante anche il Porta a Porta di ieri sera. Fra gli ospiti c'era anche il valdese Paolo Ferrero, ex ministro di non so che cosa, che chiedeva fosse concessa la libertà di aprire quante moschee si vogliano. Un bel credulone-bonaccione: non gli è bastata l'avvisaglia di questo kamikaze! Comunque, La Russa gli ha risposto risolutamente che le 8 moschee esistenti a Milano sono più che sufficienti per soddisfare le esigenze dei 5000 islamici che frequentano regolarmente le moschee qui a Milano; e, alla luce di quanto successo, non si sa se poi van lì veramente per pregare, o per fare che altro. Quindi, no ad altre aperture, come invece auspicato dal "buonista" Ferrero.

Tommaso Pellegrino ha detto...

Grazie Ombra, Press e Marshall.
Purtroppo ancora molti, per dabbenaggine o calcolo politico, sembrano avere gli occhi foderati di prosciutto e non rendersi conto di cose così lampanti. Speriamo non ci vogliano altri kamikaze (e magari meno pasticcioni di quello dell'altro giorno) per aprirglieli.

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daria ha detto...

Ovviamente non mi trovo in accordo con la maggior parte delle considerazioni fatte, io sono del parere che punire il colpevole sia giusto, ma generalizzare in questo modo lo trovo molto diseducativo e simile ad una blanda strategia di terrore.Detto questo vorrei lo stesso atteggiamento per i crimini mafiosi, dal morto ammazzato nella generale paura che ti porta a non guardare fino alla seconda carica dello Stato. Aspetto con ansia un post con la stessa forza e ghettizzazione .

Massimo De Muro ha detto...

ciao Tommaso, sono venuto a ricambiare la visita.
Il mio blog non ha commenti perhè ho inserito il mio archivio tutto assieme da poche settimane. solo ora inserisco i pezzi in base alla data di pubblicazione.
sto ancora inserendo gli articoli, sono circa dieci anni di parole scritte.
grazie per il tuo commento
un saluto
a presto
massimo