lunedì 12 gennaio 2015

PARIGI BRUCIA?

   Parigi brucia? La domanda, che coincide con il titolo di un famoso vecchio film sugli ultimi giorni di occupazione  nazista della capitale francese prima della liberazione dell'agosto '44, allorchè Hitler dispone che la città sia interamente incendiata, e che è appunto quella che il dittatore tedesco stesso rivolge al governatore militare germanico Von Choltitz per accertarsi che tale ordine sia stato eseguito (per fortuna non lo è stato), è venuta in mente spontanea in questi giorni di sangue sotto la Tour Eiffel, che hanno visto, nell'ordine, una strage di vignettisti nella sede di un giornale satirico, un'altra sparatoria per strada, con una poliziotta rimasta uccisa, l'asseragliamento degli assassini dei vignettisti in una tipografia poco fuori Parigi, con conseguenti lungo assedio ed uccisione finale degli stessi da parte delle "teste di cuoio" francesi e, per finire, altro barricamento, con presa di ostaggi, di un terrorista in un supermercato ebraico della capitale ed ennesimo epilogo della vicenda nel sangue (quello del terrorista).
   La strage di dodici vittime, tra vignettisti ed altre persone presenti, nella sede del giornale "satirico" "Charlie Hebdo" il 7 gennaio, ad opera di individui bene armati ed apparentemente bene addestrati, al grido ormai tristemente familiare di "Allah u akbar", ha lasciato esterefatta l'opinione pubblica come una sorta di nuovo "11 settembre" europeo. C'è stato chi ha detto che i redattori del settimanale satirico se la sarebbero addirittura "cercata", in quanto il bliz terrorista giungeva in risposta ad alcune vignette estremamente irriguardose (anzi, diciamolo, blasfeme) nei confronti dell'Islam e del suo "Profeta" da essi pubblicate.
   In effetti, è impossibile non riconoscere, con tutto il rispetto per dei morti che mai comunque avrebbero meritato un simile destino, che "Charlie Hebdo" era, ed è, un giornalaccio non di critica civile, nè di satira intelligente, conscio di quali siano i limiti, se non altro di buon gusto, da possibilmente non superare, ma di sparo a zero alla cieca contro tutto e tutti, non di rado con una volgarità ben difficilmente egualiabile ed un'offensività blasfema contro tutte le religioni anch'essa con poca concorrenza sulla piazza, nella più totale ignoranza anche dell'elementarissima regola della "tua libertà che finisce dove inizia quella degli altri".
   Che la libertà di espressione (intendiamoci, essenziale ed irrinunciabile pilastro di ogni vera democrazia) sia proprio assoluta, che cioè non trovi limiti neppure nel diritto a non essere offesi nelle proprie sensibilità più sacre, religiose, patriottiche o morali, mi pare evidente che non sia ammissibile.
   Di offendere gravemente il sentimento religioso altrui di qualunque fede, in particolare, nessuno può poi rivendicare il diritto: se esso è autentico (così è, almeno, nel caso dei cattolici, ma penso anche delle altre fedi), non dimentichiamoci che riguarda la devozione verso un Essere Superiore che il credente pone addirittura al primo posto nella propria vita, prima degi stessi propri cari e di qualsiasi altro soggetto terreno. Giusto sarebbe quindi che la bestemmia fosse reato (un tempo, in Italia, lo era, ora non so se lo sia ancora, ma, qualora più non lo fosse, si trattrebbe di un grave passo indietro della civiltà e non certo in avanti, come qualche "libertario" dei miei stivali probabilmente sosterrebbe), giuste ogni protesta e denuncia cattoliche (per quel che possano servire) per le vignette vergognosamente blasfeme contro quanto a noi vi è di più sacro, e giustissima, ed appoggiabile tranquillamente da parte di ogni persona di buon senso anche non seguace di quel credo, sarebbe stata qualsiasi iniziativa o dimostrazione legale e pacifica dei fedeli musulmani contro "vignette" anti-islamiche che hanno decisamente passato ogni limite della scusabilità e della decenza, come quella che dichiarava essere il Corano, senza mezzi termini, fatto di m...
   Sbagliato, sbagliatissimo, anzi disumano ed orrendo, è stato invece reagire a simili offese con lo sterminio fisico dei responsabili, il cui innegabile "coraggio" per essersela presa, sul loro fogliaccio, non soltanto con i sempre imbelli e menefreghisti cattolici, il che non comporta notoriamente alcun rischio, ma anche con i seguaci di Maometto, i quali, si sa, un po' di suscettibilità in più ce l'hanno, ha fatto di essi i martiri ideali in nome della libertà di satira (beninteso essenziale, quando intelligente e di buon gusto), dando un completo colpo di spugna sui loro passati comportamenti non sempre proprio nobili, di fronte allo choc di una simile tragedia, che non può in ogni caso trovare giustificazioni e che getta nell'ansia e nella paura, per la piega che potrebbero prendere i fatti, un'intera Nazione ed il mondo intero.
   Parigi ha bruciato per un paio di giorni; il pericolo che possa farlo ancora, o che nuovi "incendi" possano interessare altri luoghi , dentro o fuori la Francia, è concreto. Analizzare cause di ciò e possibili ricette per evitare altre tragedie sarebbe troppo lungo e soprattutto troppo arduo. Importante sarebbe che la si smettesse  con le solite trite e ritrite retoriche e luoghi comuni su integrazioni, Islam "moderato", Islam "religione di pace" contrapposta a terroristi che non avrebbero nulla ache fare con essa. E si prendessero invece seriamente in considerazione elementi come lo stato in cui hanno finito per ridursi il nostro senso di appartenenza europea ed occidentale ed il nostro orgoglio per le radici cristiane, come i disagi dei nostri giovani di fronte ad una società forse non più in grado di dar loro ciò di cui sentono veramente il bisogno, come possibili strategie autenticamente efficaci per porre fine all'immane dramma che si sta consumando in Medio Oriente senza che si profili ancora all'orizzonte una qualche soluzione
   Sarebbe già un bel passo in avanti, o almeno no indietro.

Tommaso Pellegrino

   





4 commenti:

Massimo ha detto...

Bel film, tratto da un romanzo del duo anglofrancese Lapierre e Collins (di loro ricordo anche Gerusalemme,Gerusalemme e Stanotto la libertà sulla nascita di Israele il primo e l'indipendenza dell'India il secondo. Quando la coppia si sciolse non ricordo altri memorabili scritti). Parigi, però, non brucia. Non allora, non oggi. Parigi è sottomessa. Come Roma, Berlino, Madrid. Un po' meno Londra. Sottomesse dalla paura. Basti pensare alla manifestazione di oggi della Merkel con i musulmani di Germania in ostilità con il movimento antislamico e nazionalista. L'Occidente che parla di accogliere, tollerare, integrare ha già perso. E' già sottomesso. Senza combattere. Solo per questo Parigi non brucia.

Tommaso Pellegrino ha detto...

Grazie del riscontro.
Se non erro, un altro libro di lapierre e Collins (o di uno solo dei due) è "Le città della gioia", o qualcosa di simile.
Tommaso Pellegrino

Ombra ha detto...

La strage di Parigi, che ha risvegliato e diviso opinione pubblica, sul problema del Terrorismo Islamico. La prima risposta è stata che moltissimi hanno postato sulle loro profili dei social network il logo del giornale colpito, anche se non avevamo mai sfogliato una sua pagina. Altri hanno urlato al complotto di forze di destra che manovravano tutta operazione "odio all'Islam" per creare scompiglio e prendere il potere (guidati dall'asse LE PEN-SALVINI-FARAGE). Gli stessi che ancora oggi urlano al complotto USA-Israele che hanno programmato attentato delle due torri. Purtroppo pochissimi islamici sono scesi in piazza per urlare contro il terrorismo....quindi dove sono tutti questi islamici moderati. Non ultimi i nostri giornalisti e vignettisti satirici (Travaglio e Vauro) che hanno paragonato attento parigino alle censure Italiane (quali....fatti da Berlusconi). Credo che Europa e occidente non deve più dormire su questa questione...per non avere nuovi risvegli sanguinosi.

Sophia Carlot ha detto...

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